Joe Biden rispolvera l’America First di Trump. No, non è una provocazione ma come sta agendo l’amministrazione democratica sul tema vaccini. Come spiegava su Foreign Policy lo scorso marzo il docente e politologo di Harvard Stephen M. Walt, “l’attuale emergenza sanitaria ci ricorda che gli stati sono ancora i principali attori della politica globale. Ogni anno, studiosi e esperti suggeriscono che gli stati stiano diventando meno rilevanti negli affari mondiali e che altri attori o forze sociali (cioè organizzazioni non governative, società multinazionali, mercati globali, ecc.) stiano minando il concetto di sovranità e spingano lo stato verso la pattumiera della storia. Quando sorgono nuovi pericoli, tuttavia, gli esseri umani cercano innanzitutto protezione nei governi nazionali”. E allora anche il democratico Joe Biden si comporta esattamente come un “nazionalista”, come buona pace di chi ingenuamente credeva che il nazionalismo a stelle e strisce – architrave della politica estera Usa – venisse archiviato con la dipartita di Donald Trump.

Come riportato dall’Ansa, infatti, Joe Biden ha deciso di spingere sull’acceleratore e ha annunciato una serie di nuove iniziative da “tempo di guerra” contro il Covid. La prima è l’intenzione di ordinare ulteriori 200 milioni di dosi di vaccini Pfizer e Moderna, portando così a 600 milioni il totale rispetto agli attuali 400 milioni. L’obiettivo è quello di di vaccinare 300 milioni di americani, l’intera popolazione adulta, entro la fine dell’estate, al massimo l’inizio dell’autunno. Un obiettivo ambizioso da perseguire aumentando le consegne agli stati a 10 milioni di dosi a settimana rispetto agli attuali 8,6 milioni. “Questo consentirà di vaccinare milioni di americani prima di quanto previsto”, ha spiegato il Presidente Usa Biden. Secondo il New York Times, I Centri federali per il controllo e la prevenzione delle malattie confermano che, al momento, circa 19,9 milioni di persone hanno ricevuto almeno una dose di un vaccino Covid-19 e che circa 3,5 milioni di persone sono state completamente vaccinate. Il governo federale ha dichiarato martedì di aver consegnato circa 44,4 milioni di dosi a stati, territori e agenzie federali. Europa non pervenuta.

Gli Usa spingono sull’acceleratore, l’Europa arranca

Le richieste di Biden sui vaccini potrebbero avere ripercussioni sulla campagna europea, che in questo momento arranca. Deutsche Welle ricorda che la Commissione europea aveva precedentemente derubricato la sua politica di approvvigionamento sui vaccini come un successo. “Siamo molto attivi nell’assicurare che le aziende lavorino con noi sulla base degli Apa [contratti] che hanno firmato con noi”, ha spiegato il portavoce Eric Mamer in risposta alle segnalazioni di forniture dei vaccini in calo. Lunedì, il comitato direttivo dell’Ue sui vaccini si è incontrato con AstraZeneca per ricordare alla società farmaceutica britannico-svedese i suoi obblighi contrattuali. L’Ue ha già grandi aspettative sul vaccino, che dovrebbe essere approvato entro venerdì: è più economico rispetto ai concorrenti precedenti e più facile da conservare. Tuttavia, AstraZeneca ha dichiarato la scorsa settimana che “i volumi iniziali saranno inferiori alle attese” a causa di problemi con un fornitore. L’Ue aveva ordinato 400 milioni di dosi da AstraZeneca.

Anche il colosso statunitense Pfizer non è stato in grado di soddisfare le richieste. Considerato il piano del Presidente Usa Joe Biden presentato nelle scorse ore, ora l’azienda americana potrebbe andare incontro ad ulteriori difficoltà. “Per rispondere alle richieste, in particolare a quelle della Commissione europea, abbiamo dovuto espandere le nostre capacità”, ha detto la portavoce di Pfizer Marie-Lise Verschelde. Il governo italiano vuole portare in tribunale Pfizer e AstraZeneca per costringerli a rispettare i contratti firmati. “Stiamo avviando un’azione legale per ottenere le dosi, non una compensazione finanziaria”, ha detto domenica il ministro degli Esteri Luigi di Maio. Anche Clement Beaune, ministro francese degli Affari europei, ha invitato la Pfizer a “onorare i suoi impegni”. L’Irlanda è infuriata perché le carenze hanno rovinato i piani di vaccinazione del Paese, così come la Svezia, la Norvegia e diversi paesi dell’Europa orientale. Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, non ha usato mezzi termini alla fine della scorsa settimana, affermando che “gli impegni sulle consegne delle aziende devono essere rispettati”.

Una scelta politica?

Secondo il Global Times – organo vicino al Partito comunista cinese – i ritardi di Pfizer potrebbero essere frutto di una decisione politica. Gli Stati Uniti, osserva, sono i più colpiti dalla pandemia nel mondo, con il maggior numero di casi confermati e morti. In questo contesto, gli Usa hanno una grande domanda di vaccini. “La capacità produttiva dell’azienda farmaceutica statunitense potrebbe non tenere il passo con la sua domanda interna. Gli Stati Uniti devono soddisfare prima la loro domanda interna, poi quella degli altri, il che è coerente con le caratteristiche diplomatiche degli Stati Uniti – perseguendo “America First”. Teoria frutto della propaganda cinese o possibile spiegazione dei ritardi sui vaccini? Staremo a vedere.

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