Emmanuel Macron, nell’ultimo comizio tenuto a Parigi, si è detto convinto che un candidato “estremista” possa sconfiggerlo per davvero: la presa di posizione del presidente francese è arrivata in seguito ad una risalita di Marine Le Pen che è stata fotografata dai sondaggi.

Quella del leader di En Marche! può essere una tattica pre-elettorale (può servire a mobilitare tutti i voti possibili ed ad evitare che parte del suo elettorato rimanga a casa in vista del primo turno per via della troppa sicurezza percepita) ma è anche vero che i lepenisti stanno, dopo molto tergiversare in maniera stantia nelle classifiche previsionali, risalendo la china per le rilevazioni statistiche.

Marine Le Pen è stabilmente seconda nei sondaggi (dopo essere stata prima in principio di corsa) ma gli ultimi dati – come viene approfondito in questo articolo del Giornale.it – segnalano come la figlia di Jean Marie, per il secondo turno, sia data a soltanto cinque punti dal presidente uscente. Cosa ha innescato questo fenomeno? Qual è il “trucco”? Marine Le Pen è sempre se stessa, con le sue istanze e la sua collocazione ideologica, ma in queste ultime settimane sta insistendo molto sulle tematiche economiche.

Se è vero che la campagna elettorale di Emmanuel Macron è centrata soprattutto su come l’inquilino dell’Eliseo stia gestendo la guerra in Ucraina scatenata da Vladimir Putin per conto del Vecchio continente, con la narrativa sulla nascita del “sovranismo europeo”, è vero anche che Marine Le Pen ha tagliato la sua di campagna elettorale sugli effetti indiretti che quel conflitto sta scatenando sull’economia transalpina. E il cambio di narrativa sembra premiare i lepenisti.

Macron stesso ha ammesso di non essere riuscito a porre un freno reale a quelli che considera “estemisti”. “Alcuni eventi come la pandemia, o il disordine ecologico, hanno creato all’interno delle società delle paure. E chi gioca con queste paure aumenta la propria popolarità”, ha fatto presente il leader de La Republique En Marche! durante una trasmissione radiofonica. Il presidente della Repubblica francese ha anche sottolineato come gli elettorati degli estremisti siano alimentati della “paura” , così come ripercorso dall’Agi. Può sembrare un’ammissione di colpe ma, a ben vedere, fa parte dello stesso stratagemma usato per il comizio di Parigi: Macron sta chiedendo ai suoi di recarsi alle urne e di non dare per spacciata Marine Le Pen.

Se questo appuntamento elettorale fosse quello di cinque anni fa, del resto, la Le Pen avrebbe azzardato sul sistema della moneta unica europea (il che le ha comportato più di qualche problema di credibilità percepita nelle passate campagna elettorali). Adesso i lepenisti stanno facendo del liberismo economico un mantra su cui continuare a battere in questi ultimi giorni che separano i cittadini francesi dal primo giro di boa, sovrapponendosi alle tematiche che sarebbero proprie dei Repubblicani, che però, secondo i sondaggi, sono troppo simili ai macroniani per l’elettorato Oltralpe. Per fare un paragone con il nostro sistema partitico: è come se un partito spiccatamente sovranista abbassasse il tiro della propaganda sulla gestione dei fenomeni migratori, privilegiando le proposte economiche come la flat-tax.

Il programma della Le Pen è sintetizzato in questo approfondimento di Le Monde. Tra i punti programmatici relativi all’economia, si legge anche della rivisitazione della tassazione in ottica familiare, sulla base della nazionalità dei componenti del nucleo. Insomma, sono le questioni che i lepenisti hanno sempre posto: quelle legate al “popolo originario” in grado di ripristinare la propria sovranità contro la “sottomissione” a chi non è francese d’origini.

Poi però si legge anche della necessità di abbassare l’Iva sui prodotti energetici dal 20% al 5.5%: a ben vedere, è questa la mossa che potrebbe permettere alla Le Pen di “perfomare” – come si usa dire – anche in larghe fasce della popolazione che sino a questo momento non avevano mai pensato al Rassemblement National come ad un’opzione spendibile per il proprio voto. Il taglio delle tasse, com’è noto, influisce sul potere d’acquisto. E le sanzioni comminate alla Russia, seppur in maniera diversa rispetto all’Italia, possono avere effetti anche sulle tasche dei francesi.

Non è una novità così sostanziale rispetto alle scorse campagne elettorali: Marine Le Pen, già alle amministrative del 2014, aveva promesso che il Front National (come si chiamava il partito prima della svolta) avrebbe abbassato drasticamente le tasse nelle cittadine espugnate. La differenza sta negli accenti posti: ora i lepenisti insistono – come detto – più su questi aspetti che su altri. La figlia di Jean Marie non può permettersi falsi passi: non arrivasse seconda, e quindi non accedesse al ballottaggio, la sua parabola politica verrebbe considerata sostanzialmente finita.

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