Juan Guaidò è stato “licenziato” dalla carica di presidente ad interim dal Venezuela dal Parlamento dell’opposizione di Caracas che non riconosce la legittimità di Nicolas Maduro ma al contempo vedeva come un impiccio la presenza di un leader che, in quattro anni, non è riuscito a costruirsi una legittimazione all’altezza delle aspettative.

Nella giornata del 30 dicembre scorso prima e il 5 gennaio poi il Parlamento anti-socialista ha infatti posto fine all’esperienza del contro-governo nato nel 2019.

L’ex leader di Volontà Popolare è declinato dopo che la sua influenza è diminuita di fronte alla capacità del presidente Nicolás Maduro di mantere il potere puntando dapprima sulle cricche militari e del settore energetico e in seguito facendo leva sulla tregua garantita dalla crisi energetica mondiale, che ha portato la Francia di Emmanuel Macron e la Spagna a iniziare a dialogare nuovamente con Caracas e addirittura gli Usa a legittimare di fatto Maduro, non più riconosciuto come capo dello Stato, con le trattative sul petrolio.

Il 30 dicembre scorso 72 voti a favore, 29 contrari e otto astensioni, i deputati di un’opposizione che va dai trotzkisti ai conservatori di matrice liberale da tempo frammentata hanno disconosciuto il governo transitorio: “Guaidó non è riuscito a cementare il suo sostegno popolare e l’opposizione si è divisa” nel corso degli anni, nota il New York Times. “La decisione ha chiarito che i membri dell’opposizione avevano perso fiducia nella capacità di Guaidó di raggiungere i loro obiettivi – la cacciata del governo autoritario di Maduro e il ripristino della democrazia – e che miravano a perseguire una strategia diversa”. Fondata sul tentativo di cooptare tutte le energie democratiche del Venezuela ripartendo da quella vittoria alle legislative del 2015 che aveva azzoppato Maduro e a cui poi le forze ostili al sistema presidenzialista fondato da Hugo Chavez non hanno saputo dare seguito.

Guaidò è diventato scomodo perché per anni ha incarnato la strategia del colpo diretto a Maduro sostenuta dagli Usa durante l’amministrazione Trump: “per anni, la strategia tra l’opposizione venezuelana e la comunità internazionale si è incentrata sul sostegno a Juan Guaidó come presidente ad interim come parte di un tentativo di rompere la struttura di potere del regime di Maduro”, nota Americas Quarterly. “Ma nel corso del tempo, quella strategia sembrava fare il suo corso, lasciandosi alle spalle una mancanza di consenso su come andare avanti”. Il fallimento dei tentativi di golpe promossi da Guaidò assieme alla Casa Bianca e diretti da Washington da John Bolton hanno mostrato la carenza di un radicamento dell’opposizione tra i militari venezuelani e l’alta burocrazia socialista.

Oggi la strategia è cambiata: si mira a creare un fronte comune contro Maduro e il Partito Socialista Unito Venezuelano, concorrendo alle presidenziali 2024 con una candidatura comune delle opposizioni. Perfino Leopoldo Lopez, leader di Volontà Popolare, storico avversario duro e puro del chavismo del centrodestra liberale, ha portato il partito di Guaidò a tale posizione. Il 19 dicembre scorso Henrique Caprilles, leader di Primera Justicia e due volte candidato presidenziale nel 2012 e nel 2013 contro Chavez e Maduro, ha anticipato il siluramento di Guaidò dichiarando conclusa l’esperienza e la capacità programmatica del governo provvisorio, ridotto a un ruolo di mera testimonianza infruttuosa.

Addirittura, nel 2023 l’opposizione unita vuole promuovere le primarie comuni per le presidenziali del 2024, replicando il modello Barrinas, Stato natale di Hugo Chavez, dove nel novembre scorso Sergio Garrido di Azione Democratica ha sconfitto a sorpresa nella corsa al ruolo di governatore Freddy Superlano, cognato di Maduro e candidato del Psuv.

Guaidò diventava insostenibile, in quest’ottica, perché alternativo politicamente a questo processo e penalizzante nel nuovo vento politico orientato a sinistra che sta portando a una ri-legittimazione di Maduro e della diplomazia venezuelana nella regione dell’America Latina. Maduro può contare dal 2019 sul sostegno del presidente messicano Andres Miguel Lopez Obrador. In seguito, la Bolivia dopo l’elezione di Luis Arce nel 2020 e il Perù dopo l’ascesa al potere di Pedro Castillo, recentemente defenestrato dal potere, nel 2021 hanno ristabilito pieni rapporti con Caracas. Nel 2022 è seguita la scelta analoga di Gustavo Petro, presidente della Colombia, Paese storicamente allineato agli Usa. Quest’anno potrebbe essere il turno dei due più importanti leader del Cono Sud, cioé del presidente argentino Alberto Fernandez e, soprattutto, del brasiliano Lula.

Una rilegittimazione internazionale di Maduro vorrà dire, in ogni caso, un’attenzione crescente degli alleati di Sinistra del Venezuela al tema della democrazia interna e dunque uno scrutinio attento al processo elettorale a cui l’opposizione coesa vuole partecipare. Soprattutto, Guaidò aveva portato con sé una serie di questioni politiche non indifferenti che per un Paese strangolato dal carovita, dalla criminalità e dalla disuguaglianza diventavano spiacevoli agli occhi dell’opinione pubblica.

I continui appelli di Guaidò a sanzionare il governo di Maduro e, indirettamente, lo stesso popolo venezuelano e mosse come il sequestro dell’oro di Caracas presso la Banca d’Inghilterra ad opera del governo di Londra avevano fatto discutere all’interno, permettendo all’esecutivo di Maduro, criticabilissimo su molti temi dal rispetto dei diritti umani al sostegno al narcotraffico latinoamericano, di presentarsi come vittima di complotti e congiure. Trovando dunque nell’assalto dei Paesi nemici un alibi per il disastro sociale interno. Per l’opposizione la spinta sulla democrazia è apparsa come la strada vincente per evitare di fornire facili assist al regime e trovarsi al contempo schiacciato su posizioni radicali e poco paganti elettoralmente. La fine della crisi presidenziale venezuelana è una vittoria tattica di Maduro che l’opposizione vuole rovesciare in sconfitta strategica nel 2024: la fragilissima situazione politica interna di un Paese dove spesso l’arbitrio si è negli anni sostituito al potere della legge e della Costituzione sarà messa alla prova dal ritorno al gioco democratico, che anche Maduro sarà costretto a rispettare perso l’alibi Guaidò.

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