Lo scontro per il potere tra Nicolas Maduro e Juan Guaido pone la Cina davanti alla necessità di prendere posizione per meglio tutelare i propri interessi in Venezuela.

Inizialmente a favore di Maduro, la Cina si è dichiarata contraria alle ingerenze straniere nella crisi. E intanto afferma di essere in contatto con entrambe le parti per una soluzione politica.

La presenza cinese in Venezuela

Maduro è da anni un fedele alleato cinese. In continuità col suo predecessore Hugo Chavez, supporta l’approvvigionamento petrolifero di Pechino e la sua espansione strategica e commerciale negli altri Paesi del Sud America.

Questo per Pechino è di duplice importanza: da un lato ottiene vantaggiosamente risorse petrolifere venezuelane, dall’altro incalza gli Stati Uniti nel loro “cortile di casa” bilanciando così le ingerenze americane nel Mar Cinese Meridionale e in quello Orientale.

Dagli anni Duemila, la Cina ha fornito sostegno al governo di Caracas per decine di miliardi di dollari, investiti per gran parte nel settore energetico.

La Cina infatti rappresenta il maggior sostegno finanziario per il Venezuela. Negli anni passati, Caracas ha accumulato debiti nei confronti di Pechino per circa 70 miliardi di dollari. Di questi, secondo alcune stime, circa 20 restano ancora insoluti, e Maduro sembra non essere in grado di offrire stabilità sufficiente agli affari cinesi.

Pur essendo il Venezuela il Paese con maggiori riserve petrolifere al mondo, una mancata diversificazione dell’economia insieme a una diffusa corruzione politica lo hanno reso anche la nazione più indebitata. Da diversi anni, Caracas attraversa una profonda crisi economica, sociale e istituzionale.

La crisi politica di Caracas

Il mese scorso, Guaido ha accusato il governo di brogli nelle elezioni e si è autoproclamato presidente ad interim, al posto di Maduro.

Gli Stati Uniti, seguiti da Brasile, Canada e altri Paesi, hanno riconosciuto Guaido, il leader dell’Assemblea Nazionale, come presidente legittimo del Venezuela, cercando di convogliare le risorse economiche del Paese verso di lui.

Pochi giorni dopo, il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, John Bolton, ha annunciato sanzioni contro la società petrolifera statale venezuelana Pdvsa, con il blocco di sette miliardi di asset.

Le dichiarazioni di Guaido hanno subito fatto emergere dubbi sull’impegno da parte di un eventuale nuovo governo di saldare di debiti con Pechino.

Un suo eventuale successo potrebbe infatti portare il nuovo governo a ridiscutere il debito con la Cina, analogamente a quanto già successo in Malesia, oltre che a una significativa perdita di influenza nella regione.

La posizione di Pechino

Inizialmente, Pechino ha manifestato chiaro sostegno al governo di Maduro, in continuità con quanto fatto negli anni passati. Ma è chiaro che la sua lealtà dipende dalla capacità del leader venezuelano di ripagare i debiti.

Xi Jinping ha rifiutato di ridiscutere i debiti di Caracas, e alcuni osservatori ritengono che il suo supporto a Maduro potrebbe venire a mancare qualora Guaido dovesse garantire di saldare i debiti contratti.

Il 24 gennaio, Hua Chunying, portavoce del ministero degli Affari Esteri cinese, si è espressa a favore degli sforzi fatti dal governo venezuelano.

Due giorni dopo, il sito dell’ambasciata cinese in Venezuela ha pubblicato una nota sul ricevimento tenutosi in occasione del nuovo anno cinese. Durante l’evento, l’ambasciatore cinese si è congratulato con Maduro per l’inizio del nuovo mandato, ribadendo che la Cina si oppone fermamente ad ogni forma di egemonia e interventismo. Delcy Rodríguez, vicepresidente del Venezuela, presente all’evento, ha espresso gratitudine al supporto cinese.

Dal 31 gennaio, però, qualcosa sembra essere cambiato. Nessun portavoce del governo cinese ha più usato il termine “presidente Maduro” e “governo venezuelano”. Il portavoce del ministero degli affari esteri, Geng Shuang, in una conferenza stampa, si è invece riferito più vagamente a “tutte le parti”.

A prima vista, la scelta delle parole sembrerebbe un dettaglio trascurabile. Eppure, per un governo molto attento alla forma come quello di Pechino, potrebbero avere un significato decisivo.

Il giorno seguente, sempre attraverso il suo portavoce, la Cina ha fatto un ulteriore passo indietro, affermando per la prima volta di essere in contatto con entrambe le parti e pronta a collaborare verso una soluzione politica della crisi.

Le dichiarazioni di Guaido

Guaido sa di non poter fare a meno del supporto cinese. Proprio per questo ha rilasciato  diverse interviste volte a rassicurare Pechino e in cui afferma: “Data la sua competitività e il suo mercato, la Cina è un attore globale fondamentale, con cui vorremmo rilanciare le nostre relazioni basate sul rispetto reciproco e la cooperazione (…) Il Venezuela dovrà rinegoziare gli accordi fatti sulla base della legalità. Vogliamo migliorare le relazioni con la Cina e l’economia del nostro Paese”. E ancora: “Sarò molto chiaro: tutti gli accordi che sono stati chiusi legalmente saranno rispettati. Se gli impegni presi in precedenza sono stati firmati aderendo al procedimento di approvazione dell’Assemblea Nazionale, saranno riconosciuti e onorati”.

Complice anche il periodo di festività per l’anno lunare, da Pechino finora non è arrivata alcuna risposta. È però legittimo ritenere che per la Repubblica popolare, la principale preoccupazione non sia la legittimità di un regime, ma la stabilità dei suoi affari.

E se anche Maduro rimane un fedele alleato contro gli Usa, la Cina non è disposta ad appoggiarlo ad ogni costo.

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