Accolto con tutti gli onori, proprio come Donald Trump nel maggio del 2017, il ritorno di Vladimir Putin a Riad ha recato con sé due significativi elementi: da un lato il sigillo dell’alleanza tra Russia ed Arabia Saudita, spinta dai sempre più stretti legami petroliferi, dall’altro il ruolo di Mosca come nuovo vero “guardiano” degli equilibri mediorientali. La visita di Putin è avvenuta del resto in un momento di difficoltà per il paese dei Saud, stretto tra i fallimenti nella guerra nello Yemen ed i recenti attacchi ai siti petroliferi più nevralgici. 

L’accordo tra Opec ed Opec +

Come detto, punto nevralgico delle discussioni nel bilaterale tra Russia ed Arabia Saudita è stata la questione inerente il mercato del petrolio. I due paesi da soli estraggono il 25% del totale dei barili immessi ogni anno sul mercato, diventa palese dunque come l’asse Mosca – Riad sia oramai diventato un vero e proprio “Opec 2“: il coordinamento tra questi due produttori è in grado di incidere pesantemente sul mercato del petrolio, dai prezzi alle quantità da estrarre ogni giorno. L’equilibrio in queste settore è dunque regolato da oramai diversi anni da russi e sauditi. Il saluto cordiale che Putin lo scorso anno ha riservato al principe ereditario Mohammad Bin Salman a margine del G20 di Buenos Aires, ne ha rappresentato la più lineare dimostrazione.

E l’accoglienza con il quale, a sua volta, il rampollo di casa Saud ha salutato l’arrivo del presidente russo ha confermato l’attuale situazione. Non a caso, sul tavolo del bilaterale vi era un accordo destinato a mettere nero su bianco ciò che nei fatti vigeva da diverso tempo: l’intesa cioè tra paesi Opec, il cartello delle principali nazioni produttrici di petrolio, e paesi produttori non affiliati all’Opec (denominati Opec +). La Russia, che non ha mai fatto parte del club degli Stati produttori, è diventata vera e propria cerniera tra i due gruppi: per questo Putin, assieme al suo ministro dell’energia, ha apposto la firma su un documento destinato a rendere ufficiale e duratura la collaborazione sia tra sauditi e russi che, in generale, tra Opec ed Opec +. Un modello che potrebbe diventare la nuova via della gestione del mercato globale del petrolio.

Le rassicurazioni sull’Iran

Ma sullo sfondo dell’incontro a Riad tra Mohammad Bin Salman e Vladimir Putin, vi è stata anche la discussione sull’attuale contesto in cui ruota il medio oriente. A partire dal braccio di ferro tra i Saud e l’Iran, che in queste settimane non ha mancato di generare situazioni di grave tensione, tra danneggiamenti alle strutture petrolifere saudite, con Riad che ha puntato il dito su Teheran, e missili piovuti su petroliere iraniane. La visita di Putin, che dell’Iran è alleato, è servita anche a rassicurare l’Arabia Saudita. La Russia infatti, si è posta oramai come garante degli equilibri e come mediatrice tra le parti. Per i Saud, attanagliati dallo smacco dell’attacco agli impianti e dal pantano dello Yemen, questa potrebbe rappresentare una buona notizia.

La visita di Putin ha quindi sancito il ruolo di Mosca in medio oriente ed è arrivata, tra le altre cose, nel pieno dell’offensiva turca in Siria che ha dato l’opportuna alla Russia di mostrarsi ancora una volta mediatrice tra le parti grazie all’accordo tra Damasco e curdi. Il bilaterale di Riad dunque, si è rivelato positivo per entrambe le parti: da un lato l’Arabia Saudita ha avuto le attese rassicurazioni della Russia su petrolio ed Iran, dall’altro il Cremlino ha potuto oramai definitivamente ergersi quale garante del medio oriente.

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