Il Sudan aspetta il suo primo vero governo post Bashir, un’attesa molto lunga destinata a durare ancora almeno alcuni giorni: se da un lato qualcosa sembra muoversi grazie alla nomina Abdalla Hamdok quale nuovo primo ministro, l’annuncio del nuovo esecutivo è posticipato alla prossima settimana per via di alcuni ultimi accordi ancora da trovare. Il momento però, rispetto a qualche settimana fa, appare più consono al ripristino di una qualche forma di normalità istituzionale.

La nomina di Hamdok

Il Sudan attende di conoscere il suo nuovo corso dallo scorso 11 aprile, da quando cioè un golpe militare pone fine alla trentennale esperienza di Omar Al Bashir. Quest’ultimo guida il paese dal 1989, negli ultimi tempi però la sua leadership è messa in discussione da importanti proteste popolare scoppiate nelle principali città sudanesi. Manifestazioni contro il rincaro dei prezzi di prima necessità che poi, nel giro di poche settimane, si trasforma in un movimento popolare volto a rimuovere Bashir dal potere. Sull’onda di queste proteste, i militari attuano il colpo di Stato che, come detto, pone fine all’era dell’oramai ex padre padrone del Sudan. Ma il golpe non coincide con un immediato ripristino delle serenità: al contrario, sigle dell’opposizione e manifestanti lamentano la possibilità che l’esercito voglia in realtà semplicemente sostituire Bashir con un altro militare.

Le proteste vanno dunque avanti, a giugno sono diversi i morti che piange la capitale Khartoum a seguito di violenti scontri la cui natura e dinamica per la verità ancora non appaiono ben chiare. Si giunge però ad un primo accordo, che prevede la gestione condivisa tra civili e militari di un periodo di transizione di 39 mesi, a conti fatti 3 anni e 3 mesi. L’intesa porta alla nascita di un Consiglio Sovrano transitorio, formato da 11 membri: 5 militari, 5 civili ed uno indipendente. Questo nuovo ente prende il posto del Tmc, il Consiglio Militare Transitorio, che gestisce il potere nel periodo immediatamente successivo al golpe.

Il Consiglio Sovrano, incaricato di portare il Sudan ad avere un nuovo governo, dopo settimane di litigi interni ed incertezze sui nomi, indica in Abdalla Hamdok il nuovo premier. Nei giorni scorsi a Khartoum si assiste al giuramento sia degli undici membri del Consiglio Sovrano che di Hamdok. Quest’ultimo viene scelto probabilmente grazie alla sua esperienza internazionale. Dopo essersi laureato in economia a Manchester, negli anni ’90 lavora in diversi enti di sviluppo tra Zimbabwe e Costa d’Avorio, ricoprendo poi dal novembre 2011 l’incarico di vicesegretario esecutivo della Commissione economica delle Nazioni Unite per l’Africa. Una figura quindi conosciuta fuori dai confini e, almeno apparentemente, distaccata dagli schemi di potere dell’ex presidente Bashir.

Il compito del nuovo premier

Il lavoro però è tutt’altro che in discesa. Come detto in precedenza, la stessa formazione di un nuovo governo risulta già rinviata rispetto alla data del 28 agosto. Hamdok infatti, dopo il giuramento, promette per quel giorno il nuovo esecutivo, ma adesso propende per ulteriori giorni di riflessione per la scelta dei venti ministri che comporranno la sua squadra. Probabile che ancora occorrono limare gli ultimi accordi, specie tra le sigle dell’ex opposizione chiamata ad indicare i nomi dei ministri “civili” del governo, posto che ministero della Difesa e dell’Interno devono andare ai militari.

Completata la compagine governativa però, per Hamdok la sfida non diventa comunque più semplice: al contrario, deve in primo luogo riportare serenità nel paese, guadagnandosi la fiducia dei cittadini ed in particolare dei tanti manifestanti che ancora non credono nel nuovo corso sudanese. Molti sono infatti gli scettici, in special modo da mesi si fa largo l’idea che la caduta di Bashir sia in realtà solo di facciata. Vi sono poi da risolvere diversi nodi di natura economica e sociale: il Sudan sta attraversando una fase molto complicata, la disoccupazione e l’inflazione non accennano a diminuire, molte zone del paese appaiono quasi abbandonate a sé stesse. La sfida di Hamdok dunque appare solo all’inizio: il suo governo, se tutto va bene, resterà in carica per 39 mesi, successivamente verrà dichiarato concluso il periodo transitorio e si procederà con le elezioni.

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