All’opinione pubblica tedesca sembra non andare giù il fatto che l’Italia sia sentita completamente abbandonata nella lotta al coronavirus dall’Unione europea e dai maggiori partner Ue, così come non sembra gradire la necessità per il nostro Paese di fare “tutto ciò che è necessario” per affrontare le gravi ripercussioni economiche che la pandemia lascerà in eredità. Da qui lo scontro fra Roma e Berlino sui coronabond. Come ha ammesso lo stesso premier Giuseppe Conte in un articolo pubblicato su Die Zeit: “Io credo che ci siano ancora equivoci e diffidenze, che rendono difficile ai nostri Paesi trovare una soluzione comune”. Una soluzione che, secondo Conte, “ha un significato fondamentale per la nostra Unione: dobbiamo lavorare affinché questa diffidenza venga superata”.

Visioni diverse che secondo lo stesso settimanale tedesco diventano vittimisticamente “odio” nei confronti dei tedeschi. L’odio contro la Germania e i tedeschi, scrive Die Zeit come riportato dall’agenzia Nova, “torna a diffondersi in Italia, attraversando classe politica e opinione pubblica, a causa delle tensioni generate dalla pandemia di coronavirus e del no del governo federale alla proposta italiana per l’introduzione degli eurobond”. Il settimanale descrive l’ondata di sentimenti antigermanici in Italia con una metafora: “A Roma è tornato l’orribile tedesco”.

La Germania teme per la tenuta del suo “impero”

Che cosa dovrebbe dire allora l’Italia degli attacchi durissimi del settimanale tedesco Der Spiegel? Ma, soprattutto, quand’è che Berlino comincerà a fare un po’ di autocritica? Come rifletteva qualche tempo da il sociologo tedesco Wolfgang Streeck, su Le Monde diplomatique, “che cos’è l’Unione europea? Il concetto più vicino che viene in mente è quello di un impero liberale, o meglio, neoliberale: un blocco strutturato gerarchicamente e formato da Stati nominalmente sovrani la cui stabilità si mantiene grazie a una distribuzione del potere dal centro verso la periferia”. Al centro, spiegava il sociologo, “si trova una Germania che cerca, più o meno, con successo, di dissimularsi all’interno del nocciolo duro dell’Europa (Kernereuropa) che forma con la Francia. Come gli altri paesi imperiali, a cominciare dagli Stati Uniti, la Germania si percepisce – e vuole che gli altri la percepiscano – come una potenza egemone benevola, che sparge attorno a sé un universale buonsenso e virtù mortali, a proprie spese. Un onere che vale la pena, per il bene dell’umanità”.

Del resto, lo diceva anche il grande Raymond Aron: “Una grande potenza vuole sempre qualcosa oltre la sicurezza: vuole il trionfo di un’idea, nel senso più ampio del termine. Gli uomini non separano mai l’idea dall’interesse”. L’emergenza Covid-19 ha messo a nudo questo castello di carta e la vera natura dell’Unione europea nonché l’illusione che la natura anarchica del sistema internazionale e la competizione fra stati fossero stati accantonati con la caduta del Muro di Berlino. Ma è l’euroegosimo della Germania che rischia di far crollare l’Unione europea, la sua testardaggine a non comprendere che in una fase di grave emergenza servono risposte rapide ed epocali: non è certo il presunto odio italiano nei confronti dei tedeschi il problema. L’Italia sta semplicemente cercando di sopravvivere a una crisi economica che rischia di essere devastante.

L’accusa dell’ex ministro: “Il pericolo per l’Ue è la Germania”

Qualcuno in Germania è perfettamente conscio che la strategia dell’attuale classe dirigente tedesca rischia di essere letale per l’Ue. Come spiega l’ex ministro degli Esteri tedesco Joschka Fischer nel suo libro, appena pubblicato in Germania e citato da IlSole24Ore, la cura di austerità imposta dalla coppia Merkel-Schaeuble, secondo l’ex ministro tedesco, è stata “devastante” perché ha imposto ai Paesi del Sud Europa “una deflazione dei salari e dei prezzi” impossibile da superare con il peso del rigore; ”alla trappola della spirale dei debiti”, che condanna questi Paesi a non uscire dalla crisi con il pretesto del risanamento dei conti. Fischer accusa la Germania della signora Merkel e della sua grande coalizione di “euroegoismo” e di avere la memoria troppo corta. “Se la Bce non avesse seguito le decisioni di Draghi ma le obiezioni dei tedeschi a quest’ora l’euro non esisterebbe più. Il più grande pericolo per l’Europa – conclude il politico tedesco – attualmente è la Germania”.

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