Il caso Aquarius ha riportato alla luce il tema “scabroso” dell’immigrazione clandestina in Spagna e dei rapporti con il Marocco per contenerla. Ma, dietro all’accoglienza e agli accordi per fermare il flusso dei migranti, si nasconde un’altra verità: quella dell’uso della tratta di esseri umani come arma di ricatto

Gli ultimi arrivi in questo weekend hanno riaperto un tema scottante ma fondamentale. Tra venerdì e sabato, 933 immigrati partiti dal Marocco sono sbarcati sulla costa andalusa. Un arrivo di massa che la Spagna non si aspettava e che arriva proprio a poche settimane dal cambio di governo. Pedro Sanchez visiterà a breve Rabat, la capitale marocchina, con questo nuovo dossier aperto: il flusso migratorio.

Per anni la Spagna è sembrata una sorta di fortezza inespugnabile, fortificata dagli accordi siglati con i Paesi dell’Africa occidentale e dalla distanza geografica che separa il territorio spagnolo dalle aree di crisi come la Libia. Ma adesso il flusso aumenta, in maniera costante, e pone in dubbio la fragile resistenza degli accordi siglati con il Marocco.

L’immigrazione irregolare in Spagna in questi anni è aumentata. Sia chiaro, non sono numeri paragonabili a quelli che ha subito l’Italia. Ma è un segnale che il regno marocchino è diventato, nel tempo, molto più “perforabile”. Una permeabilità dovuta al fatto che il Marocco non sia più in grado di fermare la rotta migratoria? No. Semmai un segnale di come il Marocco abbia capito che può utilizzare la tratta di esseri umani come leva contrattuale.

Lo ha già fatto. Non sarebbe una novità. Nel 2017 il Marocco viveva un periodo di forti tensioni con l’Unione europea per via degli accordi sull’agricoltura e sulla pesca. L’Unione aveva messo in dubbio il fatto che il Marocco potesse commercializzare con l’Ue beni prodotti nel Sahara occidentale

In quel caso, la risposta di Rabat fu molto inquietante. Il ministero dell’Agricoltura marocchino avvertì che qualsiasi ostacolo agli accordi su agricoltura e pesca avrebbero comportato il rischio di una ripresa del flusso migratorio dal Marocco, che, fino a quel momento, il governo era riuscito a gestire. Una dichiarazione che lasciava pochi spazi alle interpretazioni: il regno stava minacciando direttamente l’Europa e la Spagna di aprire il rubinetto dell’immigrazione qualora avessero messo in discussione gli accordi economici.

La questione non fu, a quel tempo, particolarmente sentita. Ma oggi, con l’arrivo dell’Aquarius a Valencia e con le prime proteste che esplodono in territorio spagnolo, il rischio che si torni a dover discutere di questione migranti è molto alto. Sanchez arriverà a Rabat nei prossimi giorni con una spada di Damocle che pende sul collo di tutta la Spagna. Il Marocco può decidere la vita di un governo.

Oggi il Marocco ha ancora molte questioni aperte con Madrid e con l’Unione europea. C’è ancora il tema degli accordi sulla pesca da risolvere. Non c’è una linea forte contro il Fronte Polisario che controlla il Sahara occidentale. E adesso non va sottovalutata la decisione della Federazione di calcio spagnola di astenersi sul voto in favore dell’assegnazione dei mondiali di calcio al Marocco. Come scrive El Confidencial, sul web infuria la polemica e sono molti a domandarsi se sia giusto continuare a fare favori alla Spagna sull’immigrazione e su Ceuta e Melilla se poi non aiutano il Marocco.

Ed è un monito che deve apprendere tutta l’Unione europea, non solo il governo di Madrid.

Perché in questi anni, come avvenuto con il trattato siglato dall’Ue con la Turchia, il rischio che i migranti si trasformino in un’arma di ricatto dei Paesi che li bloccano, è diventato una realtà. E mette a nudo l’ipocrisia del blocco europeo. Blocchiamo il flusso migratorio, certo, ma concediamo a Paesi terzi la possibilità di decidere il prezzo, e di colpire, quando vogliono, le nostre certezze.

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