Il primo summit Africa-Russia svoltosi a Sochi è stato un vero e proprio successo diplomatico per il presidente Vladimir Putin. Il Capo di Stato ha riferito di aver siglato circa trenta accordi di cooperazione tecnico-militare con altrettante nazioni del continente africano dove, peraltro, la Russia già fornisce armamenti e strumentazioni militari in grandi quantità. Putin non ha nascosto come, in alcuni casi, la Federazione Russa si limiterà ad elargire gratuitamente gli armamenti e come il valore totale degli stessi ammonterà a 4 miliardi di dollari per il 2019 ed a 14 miliardi, invece, negli anni che verranno. La strategia del Cremlino è piuttosto chiara: forniture militari in cambio dell’accesso alle risorse naturali africane ed una sempre crescente penetrazione politica di Mosca nella regione, in modo da rivaleggiare con Cina e Stati Uniti per il controllo dell’Africa.

Una rapporto di convenienza

Gli scambi commerciali tra la Federazione Russa e gli Stati africani sono raddoppiati, negli ultimi cinque anni, fino a raggiungere un ammontare di venti miliardi di dollari e Vladimir Putin ha espresso l’auspicio che possano raddoppiare ulteriormente nel quinquennio che verrà. La nuova fase nelle relazioni tra le parti è destinata ad avere, per Mosca, molteplici benefici: l’accesso alle risorse naturali, vantaggi per l’industria bellica ma anche i 54 voti espressi dalle nazioni del continente in sede di Assemblea Generale delle Nazioni Unite fanno gola agli interessi russi. Nulla però succede per caso e Mosca è consapevole di dover competere, su tutti, con Pechino che è in grado di offrire accordi particolarmente interessanti per le nazioni africane. La Federazione Russa, la cui economia è sette volte più piccola di quella cinese, non può ancora sfidare il predominio dell’ex Celeste Impero ma cerca di fare il possibile. In questo vanno lette le intese firmate tra Rosatom e 18 Paesi africani, tra cui Egitto, Etiopia, Ghana, Kenya e Ruanda, per favorire lo sviluppo dell’energia nucleare in quei luoghi. I memorandum siglati con Guinea Equatoriale e Nigeria dovrebbero invece favorire l’estrazione di petrolio e gas da parte del colosso russo Lukoil. Repubblica Centrafricana, Namibia, Uganda e Madagascar hanno invece ordinato carri armati, aerei, elicotteri e missili moscoviti.

Una storia da scrivere

L’offensiva diplomatica iniziata da Vladimir Putin in terra africana sembra destinata a riscuotere un successo crescente e ad espandere l’influenza russa nel continente. Ciò potrebbe avvenire, in particolar modo, a discapito degli interessi europei ed occidentali. Le nazioni del Vecchio Continente ma anche gli Stati Uniti tendono a condizionare, anche se ciò non sempre avviene, gli aiuti economici e gli scambi commerciali con i partner africani al rispetto dei diritti umani da parte dei governi della regione. Questo approccio, logicamente, viene tollerato con difficoltà da tanti regimi autocratici che preferirebbero, di gran lunga, portare avanti proficui scambi con una controparte che non pretende di orientarne od influenzarne gli affari interni. Il Capo di Stato russo, invece, non ha intenzione di sindacare le scelte politiche dei tanti Stati africani con cui intrattiene o intratterrà rapporti e preferisce limitarsi alla stipula di patti commerciali vantaggiosi. La vera rivalità per il predominio in Africa, quindi, sembra destinata ad essere quella tra Federazione Russa e Cina con quest’ultima che, in effetti, parte da una posizione di vantaggio non incolmabile. L’abilità della diplomazia moscovita sarà necessaria per strappare, progressivamente, sempre più nazioni alla sfera di influenza di Pechino e per migliorare la propria penetrazione strategica nel continente.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.