L’esercito in Algeria adesso prende posizione. E lo fa proponendo la destituzione del presidenteBouteflika, senza però passare dalle vie traverse di appositi interventi od operazioni volte a rimuovere l’attuale leader. Basterebbe, a detta dei vertici delle forze armate, applicare un articolo della Costituzione. Ed il riferimento è, in particolare, all’articolo 102.

Le parole del capo dell’esercito

Da quando nel mese di febbraio l’Algeria inizia ad essere attraversata dalle proteste contro la candidatura per un quinto mandato di Bouteflika, ci si chiede da più parti con chi sta l’esercito. Se cioè le forze armate intervengono contro i manifestanti oppure se anch’esse sostengono le ragioni delle proteste. I generali in queste settimane appaiono divisi: Bouteflika già da diverso tempo non gode della fiducia da parte di tutti i principali volti delle forze armate, ma c’è chi ovviamente teme che un diretto intervento contro il presidente possa destabilizzare la situazione. La storia algerina, unita all’attualità libica e siriana, fa da lezione a molti nel mondo arabo e non solo. Fino ad oggi l’esercito si limita a non reprimere il dissenso. E questo, in realtà, già suona comunque come una presa di posizione.

Nelle scorse ore però, arriva la svolta: le forze armate propongono esplicitamente la destituzione del presidente. A parlarne è il generale Ahmed Gaid Salah, capo dell’esercito e vice ministro della difesa. È lui ad evocare l’articolo 102 della costituzione. Secondo tale norma, il capo dello Stato può essere destituito per invalidità fisica durante l’esercizio delle funzioni. E questo potrebbe essere il caso di Bouteflika: il presidente dal 2013 convive con i postumi di un grave ictus che lo costringono alla sedia a rotelle e che gli impediscono di parlare. Per di più, secondo voci vicine all’entourage della presidenza algerina, già da qualche tempo l’attuale capo dello Stato durante l’arco della giornata accusa seri problemi nel mantenere la lucidità. In poche parole, Bouteflika potrebbe essere considerato non più idoneo all’esercizio delle sue funzioni. Dunque, per lui scatterebbe una via d’uscita onorevole senza contraccolpi costituzionali e dunque rischio di destabilizzazione.

Le possibili conseguenze

In primo luogo adesso la palla passa al Consiglio Costituzionale. Deve essere quest’organo a valutare la possibilità di applicare al caso di Bouteflika l’articolo 102 della costituzione. A presiedere il consiglio è Tayeb Belaiz, che di Bouteflika è amico personale oltre che consigliere giuridico ed in passato ricopre anche la carica di ministro dell’interno. Secondo la costituzione algerina, se viene applicato l’articolo 102 allora devono essere convocate elezioni entro 80 giorni. E qui scattano non poche incognite. In particolare, il paese è pronto a vivere una fase di transizione politica così delicata? Un élite che non riesce a fare quadrato in quattro anni attorno ad un possibile erede di Bouteflika, è in grado in 80 giorni di trovare una figura presentabile agli elettori?

L’applicazione eventuale dell’articolo 102 imporrebbe quindi elezioni nel breve periodo, un progetto questo in contrasto con le ultime volontà politiche di Bouteflika che, al contrario, propone di non candidarsi estendendo però il suo mandato fino alla fine della fase di transizione. La piazza ha già deciso, da tempo: il presidente deve lasciare adesso, anche prima della scadenza naturale del mandato il prossimo 28 aprile. L’esercito fa altrettanto e propende per l’immediata destituzione. Adesso le sorti dell’Algeria di fatto dipendono dalla decisione del Consiglio Costituzionale.

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