Le ultime elezioni per il rinnovo parziale della Camera alta, tenutesi in Giappone il 10 luglio, hanno consegnato al Partito liberaldemocratico (Pld), al governo, e ai suoi alleati una super maggioranza con la quale poter rilanciare i grandi obiettivi politici dell’ex premier Shinzo Abe.

Il Pld, destra nazionalista, ha vinto 63 seggi, più della metà dei 125 in palio, mentre il partner Komeito ne ha ottenuti 13. La coalizione ha ottenuto 76 dei 125 seggi, contro i 69 che deteneva prima delle elezioni, e ora ne controlla 146 sui 248 disponibili nella Camera Alta (Senato). La principale forza di opposizione, il Partito Democratico Costituzionale (Pdc, centrosinistra), si è assicurata solo 17 seggi, sei in meno rispetto a prima delle elezioni.

Grazie a quanto raccolto, le forze di governo potranno contare su una maggioranza sufficiente a rilanciare i grandi obiettivi politici promossi dal defunto Abe, puntando in particolare alla riforma del pacifismo costituzionale. Calcolatrice alla mano, il campo favorevole alla modifica della costituzione giapponese, che oltre alla coalizione Ldp-Komeito comprende anche il Japan Innovation Party, all’opposizione, ha adesso 179 seggi, e dunque una maggioranza due terzi nella Camera Alta di 248 membri. L’attuale primo ministro nipponico, Fumio Kishida, ha dichiarato che avrebbe portato avanti i piani per modificare la suddetta costituzione, imposta al Giappone dagli Stati Uniti dopo la Seconda Guerra Mondiale.



La riforma della costituzione

Kishida ha inserito la riforma della costituzione giapponese in cima alle priorità del governo. “Non posso fare altro che rammaricarmi per la violenza che ha preso la vita di un grande leader amato in tutto il mondo”, ha dichiarato il leader in conferenza stampa, ricordando la morte di Abe, ucciso da un attentatore mentre stava tenendo un comizio a Nara, vicino a Osaka, pochi giorni prima delle elezioni. “Dobbiamo continuare a edificare sulla base dei suoi tanti successi, e consegnare alla prossima generazione un Giappone fulgido ed energico, come quello che lui amava e che amiamo anche noi”, ha aggiunto un commosso Kishida.

Inutile sottolineare che il Pld, del quale faceva parte Abe, impugnerà la super maggioranza figlia dell’ultima tornata elettorale per archiviare il pacifismo costituzionale e, di conseguenza, rafforzare il ruolo militare di Tokyo sullo scacchiere internazionale. La carta, approvata nel 1947, ha fin qui costretto il Giappone a rinunciare “alla guerra come diritto sovrano della nazione”. Nel corso della sua carriera, Abe aveva a lungo tentato di modificare tale disposizione, anche e soprattutto in virtà della crescente influenza della Cina nell’Indo-Pacifico e della minaccia nucleare rappresentata dalla Corea del Nord.

Le prossime mosse di Kishida

Non è da escludere che Kishida possa muoversi con cautela sulla modifica costituzionale, se non altro per evitare di alterare equilibri interni in un momento delicato. Ci sono infatti anche altre questioni rilevanti da considerare, tra cui la sempre presente pandemia di Covid-19, la guerra in Ucraina e l’incertezza economica globale. La coalizione di governo, ha tuttavia assicurato il premier, “approfondirà ulteriormente il dibattito parlamentare sulla costituzione, in modo da poter compilare una proposta di emendamento concreta”.

La sensazione è che le parole di Kishida siano meramente istituzionali. Il motivo è semplice: la netta vittoria dell’Ldp ha letteralmente spianato la strada al governo per incrementare le spese per la Difesa e rivedere le dinamiche costituzionali. Non è finita qui, perché l’esito delle elezioni permetterà a Kishida di consolidare la sua autorità nel litigioso Ldp – sfiancato da correnti di ogni tipo – e gli garantirà altri tre anni come primo ministro. Dal punto di vista economico, poi, l’esecutivo potrà concentrarsi sul rilancio dell’economia affidandosi alla redistribuzione tanto cara allo stesso Kishida.

Due piccoli appunti statistici: secondo alcuni osservatori l’omicidio di Abe potrebbe aver contribuito ad incrementare il tasso di affluenza alle urne, passato dal 48,8% del 2019 all’attuale 52%. Ldp ha invece ottenuto il suo miglior risultato elettorale dal 2013.

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