L’immersione nel Gange è una delle tradizioni indiane più sentite e più famose al mondo, uno sei simboli senza dubbio più conosciuti dell’enorme Stato asiatico che supera oramai il miliardo di abitanti. In questi giorni è in corso la festa che prevede, per l’appunto, il bagno nelle acque del fiume considerato sacro. La festa viene chiamata “Kumbh Mela“, con quest’ultimo termine che indica per l’appunto il concetto di festa in sanscrito. Si calcola che, da qui al prossimo 4 marzo, almeno 130 milioni di pellegrini dovrebbero arrivare nelle acque del Gange. Ma questo 2019 per l’India è anche l’anno delle elezioni legislative e la festa potrebbe assumere connotazioni politiche.

L’origine del rito dell’immersione nel Gange

Questa usanza religiosa indù ha origini molto antiche. Essa deriva dalla mitologia: si narra, in particolare, di una battaglia tra divinità e demoni in cui la contesa era l’ampolla di Kumbh, all’interno del quale vi è il nettare dell’immortalità. Durante questa battaglia alcune gocce sono cadute verso la terra in quattro luoghi ben precisi, che corrispondono alle città di Haridwar, Nasik, Ujjain ed Allahabad. Ecco perchè da secoli la festa, che prevede l’immersione in queste acque considerate sacre, viene ripetuta a rotazione ogni tre anni in una di queste località. In questo 2019 tocca ad Allahbad: è qui che fino al 4 marzo si tiene la festa con, per l’appunto, milioni di pellegrini pronti ad immergesi nel Gange. 

Il significato politico che riveste la festa in questo 2019 

Come detto, nell’ambito della rotazione tra le quattro località sacre, quest’anno tocca da Allahbad. Ma proprio in vista di questo appuntamento, la città ha cambiato nome. Allahbad è un nome che proviene dal passato islamico di questo territorio e vuol dire “città di Dio”. Questa zona dell’India infatti, viene dominata per diverso tempo dagli islamici della dinastia Mogul. Ma adesso le autorità locali hanno voluto cancellare per la città il riferimento all’islam, adottando un altro nome: Prayagraj, che in lingua sanscrita significa “città del sacrificio”. In particolare, il cambiamento del nome lo si deve al governatore della regione Uttar Pradesh, Adityanath. Si tratta di un monaco indù, molto vicino alle posizioni del premier Narendra Modi. Una decisione quindi figlia della visione dei nazionalisti indù, i quali premono per rendere le regioni a maggioranza induiste sempre più legate politicamente alle proprie origini culturali. Un po’ come accade nel Sudafrica post apartheid, in cui i nomi coloniali delle città vengono cambiati con denominazioni in lingua africana locale. 

Il cambiamento del nome della città, va letto dunque in questa ottica. Così come anche in una prospettiva a più corto raggio che riguarda le prossime elezioni politiche. Si vota infatti in India in primavera e la festa del Kumbh assume una connotazione più propriamente politica. A Prayagraj abbondano, a ridosso dei luoghi dove si svolge il rito religioso, manifesti elettorali dove a puntare sono soprattutto le immagini del governatore locale assieme al premier Modi. Ed il segno che l’appuntamento religioso potrebbe essere decisivo anche a livello elettorale, lo si vede anche nei numeri delle cifre spese dal governo di New Delhi per organizzare al meglio la festa. Si parla, come si legge sul Corriere della Sera, di qualcosa come 650 milioni di dollari per non lasciare nulla al caso: servizi, spazi per i fedeli e tutto quanto possa presentare la festa del Kumbh come un vero successo organizzativo. Un successo che potrebbe fare da apripista a quello elettorale. 

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.