Divisi, ma non troppo. Ue ed Usa arrivano all’appuntamento di Varsavia sull’Iran, fortemente voluto da Washington e che raccoglie 62 delegazioni, convinte entrambe che l’influenza di Teheran sul Medio Oriente sia negativa. Emergono però spaccature sulle relazioni da tenere con gli iraniani: gli Usa, già defilatisi dall’accordo sul nucleare, chiedono all’Europa di fare altrettanto. Ma qui emerge per l’appunto la divisione più lampante: i Paesi del vecchio continente non vogliono la fine definitiva dell’accordo. 

Una finestra di dialogo ancora aperta

Di fatto le delegazioni europee spingono sulla circostanza secondo cui una linea di comunicazione con l’Iran occorre mantenerla. Niente strappi repentini, niente balzi in avanti quantomeno discutibili: con Teheran, secondo la linea dei Paesi del vecchio continente, occorre andare avanti nel cercare soluzioni differenti dallo scontro aperto. Ecco perché dai Paesi europei emerge la volontà di proseguire con il sopra citato accordo sul nucleare. Si tratta dell’intesa del 2016 in cui vengono tolte le sanzioni all’Iran, in cambio della rinuncia di Teheran al proseguimento del piano di arricchimento dell’uranio. Un passo in avanti verso l’armonizzazione dei rapporti tra il Paese asiatico e l’Occidente. Una circostanza in grado, da subito, di alimentare speranze in entrambi i fronti: dall’Europa diverse aziende iniziano ad investire in Iran, qui si procede alla stesura di progetti volti a dare ampio respiro all’economia.

Poi per l’appunto, l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca pone l’Iran nuovamente sotto nell’elenco dei Paesi da considerare come poco affidabili. Una linea, quella di Washington, che si sposa con l’orientamento israeliano volto a considerare in Teheran una grave minaccia per la propria sicurezza. Da qui l’uscita degli Usa dall’accordo sul nucleare ed il lavoro dell’amministrazione Trump volto a creare una coalizione anti Iran. Intento però che, proprio nell’appuntamento polacco promosso per sancire un vasto raggruppamento contro Teheran, sembra naufragare per il secco no di molti Paesi europei. Germania in testa, la Francia dal canto suo si defila dai “big” del vertice. La stessa Ue non schiera a Varsavia l’alto rappresentante per la politica estera Federica Mogherini. L’Italia è presente con il ministro degli esteri Enzo Moavero Milanesi, ma il nostro Paese, complice una posizione giudicata da più parti “poco precisa” appare defilato sulla questione. Quel che emerge, a livello continentale, è comunque la volontà di non stracciare completamente l’accordo con l’Iran. Nella pratica, però, dare attuazione a questa divergenza con gli Usa appare molto difficile. 

Chi è contro l’Iran

Usa ed Israele, come detto, sono gli Stati che promuovono la linea dura contro Teheran. Un asse, quello tra Washington e Tel Aviv, rinforzato dall’elezione di Trump alla Casa Bianca. Secondo il presidente statunitense, l’Iran finanzia il terrorismo e vuole continuare ad arricchire l’uranio e più volte invita i Paesi europei a seguire la strada dell’inasprimento delle sanzioni. Anche il premier israeliano Benjamin Netanyahu è presente a Varsavia, anch’egli prova a compattare il fonte anti Iran spiegando le proprie ragioni e le motivazioni di sicurezza. Ovviamente questo asse vede la presenza anche dell’Arabia Saudita, altra storica alleata Usa nella regione. Riad vede in Teheran una “nemica naturale” nella regione, una storica contendente al ruolo di potenza nel Medio Oriente. Sfruttando la vicinanza tra Trump ed i Saud, l’Arabia Saudita preme per una politica volta all’inasprimento delle sanzioni contro l’Iran. 

Come detto, però, gli appelli americani di costituzione di un grande fronte cadono nel vuoto. Restano le divergenze tra le due sponde dell’Atlantico, anche se da entrambe le parti si concorda sul fatto che comunque Teheran rappresenti (per qualche motivo) una minaccia. L’accordo sul nucleare in Europa al momento non viene smontato, la linea americana non passa ed il fronte non è affatto compatto. Il vertice polacco diventa solo una passerella e poco più per quei leader politici che decidono di arrivare a Varsavia. In futuro, occorre vedere se realmente i paesi europei “dissenzienti” sono in grado di poter portare avanti l’accordo faticosamente raggiunto con l’Iran appena tre anni fa. 

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