Forte di un largo consenso, arrivato ad oltrepassare il 70%, Kais Saied si è insediato come nuovo presidente della Tunisia. Succede a Beji Essebsi, deceduto a poche settimane dalla fine del mandato a luglio. Professore di diritto costituzionale, candidato indipendente e rinomato per la sua pacatezza usata in campagna elettorale – che gli è valsa il soprannome di “robocop” – Saied adesso si appresta a guidare per quattro anni il Paese nordafricano.

Donne e palestinesi citate nel discorso di apertura

Dopo aver solennemente giurato dinnanzi al nuovo parlamento tunisino, eletto lo scorso 6 ottobre, Saied ha quindi tenuto il suo primo discorso da capo dello Stato. E subito ha voluto dissipare ogni possibile timore circa la sua linea politica sui diritti. Saied al ballottaggio ha battuto lo sfidate considerato progressista Karoui, questo grazie anche all’appoggio di Ennadha, costola locale dei Fratelli Musulmani, e della coalizione Karama, considerata ancora più filo islamista. Per questo motivo, Saied è stato etichettato come un presidente conservatore in grado di mettere in discussione l’impronta laica della Tunisia.

“Siate certi che la libertà che il nostro popolo ha raggiunto e praticato con legittimità, non verrà tolta con nessun pretesto – ha affermato Saied – Siate certi anche che non c’è spazio per toccare i diritti delle donne, sosterremo la donna affinché ottenga più diritti economici e sociali”. Un passaggio del suo discorso volto a togliere ogni possibile polemica su una tematica molto sentita in Tunisia, uno dei primi Paesi arabi ad accordare numerosi diritti sociali e civili alle donne.

Ha destato invece sorpresa il riferimento ai palestinesi, tema che è rimasto fuori dalla campagna elettorale e che non è mai sembrato in cima alle preoccupazioni dei vari candidati e dei vari partiti: “La Tunisia – ha detto Saied – continuerà a difendere le cause giuste e soprattutto quella palestinese. Non rinunceremo a difendere i diritti dei palestinesi, perché la Palestina è un pezzo di terra che si divide sulla carta, ma una realtà presente nella mente di ogni libero tunisino. Questa posizione non è affatto contro il popolo ebraico, ma contro l’occupazione ed il razzismo”.

Le incognite relative al governo

Per la Tunisia inizia adesso la vera sfida, quella cioè di trovare una quadra nel frastagliato e frammentato nuovo scenario politico emerso alla fine di questa lunga tornata elettorale, che ha portato all’elezione del nuovo presidente e del nuovo parlamento. Sfida non semplice, sia per la frammentazione sopra accennata e sia per lo stesso impianto istituzionale tunisino uscito dalla nuova costituzione post 2011. Il sistema infatti non è né presidenziale e né semi-presidenziale, al tempo stesso il capo dello Stato non ha solo funzione cerimoniale. Quest’ultimo detiene però le competenze solo in materia di difesa ed in politica estera, tutto è resto è demandato al primo ministro ed al governo. Occorre dunque capire con quale esecutivo e con quale maggioranza governerà Saied.

Come detto, lui è indipendente e dunque non ha liste a proprio supporto. Al contempo, dentro il nuovo parlamento non è emersa una maggioranza chiara: unendo i partiti conservatori ed islamisti da un lato e quelli progressisti e laici dall’altro, nessuno ha i numeri per formare una coalizione di governo. Si profilano giorni o forse settimane di trattative, con Saied che nel frattempo aspetterà gli esiti: “Il presidente della Repubblica – ha dichiarato dopo il suo insediamento il capo dello Stato – Ha ruolo inclusivo ed io non appartengono a nessun partito. Il nuovo governo sarà scelto in base a quanto previsto dalla costituzione”.

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