Indagine bloccata su Arabia Saudita e presunti finanziamenti alla jihad. Questa, in sintesi, la notizia riportata dal Guardian lo scorso mercoledì 31 maggio. Un’inchiesta che, dopo quanto avvenuto a Londra, assume contorni ancor più rilevanti. Secondo la ricostruzione del quotidiano britannico,  il ministero degli Interni della Gran Bretagna avrebbe rivelato che un’indagine riguardante i finanziamenti dall’estero a gruppi jihadisti, non sarà pubblicata. Almeno per ora. Autorizzata in passato da David Cameron, l’inchiesta si sarebbe concentrata principalmente sui flussi di denaro provenienti dall’Arabia Saudita. Nel citare l’Home office, la giornalista Jessica Elgot riporta che l’indagine, diretta da Downing Street, sarebbe dovuta finire nella mani dell’ex premier inglese e dell’allora segretario di Stato per gli affari interni, Theresa May. Ma diciotto mesi dopo l’avvio dei lavori, lo stesso ufficio ha dichiarato- riporta il pezzo in questione- che l’indagine non è ancora stata completata e che, appunto, non verrà ancora pubblicata, rimandando la decisione in merito a dopo le elezioni generali della Gran Bretagna. Tom Brake, portavoce delle questioni riguardanti gli esteri per il partito liberaldemocratico, però, non ci sta e riapre la questione. L’uomo politico, infatti, ha scritto alla May nello scorso maggio, segnalando come l’indagine risulti ancora incompleta e, soprattutto, inedita. Aggiungendo: “Non è un segreto che l’Arabia Saudita, in particolare, fornisce finanziamenti a centinaia di moschee nel Regno Unito, sostenendo un’interpretazione molto forte della corrente wahhabita dell’Islam. Spesso in queste istituzioni si diffonde l’estremismo britannico.” Quanto riportato nel rapporto, insomma, potrebbe essere politicamente sconvolgente o comunque probatorio di rapporti stretti tra il più grande Stato arabo dell’Asia occidentale e certo  fondamentalismo islamico. Sempre l’indagine del Guardian su questa vicenda, segnala come durante lo scorso dicembre, una relazione trapelata dal servizio federale di intelligence tedesco, abbia messo sotto accusa alcuni gruppi del Golfo, per essere autori di finanziamenti a predicatori salafiti delle moschee e a scuole religiose, definendo il tutto come “una strategia di influenza a lungo termine”. La preoccupazione dei liberaldemocratici, parte integrante dell’accordo politico che ha portato allo svolgimento di questa indagine, è che la relazione sui flussi economici provenienti dall’estero e diretti al finanziamento della jihad globale, non venga mai pubblicata. La ragione per cui l’inchiesta non sarebbe stata ancora resa pubblica, peraltro, sono le stesse informazioni di questa relazione, definita dall’Home office come composta da  “contenuti molto sensibili“.  Il sospetto, dunque, è che i riscontri probatori possano in qualche modo contribuire a mettere in discussione equilibri geopolitici sinora indiscussi. Theresa May, del resto, si è recata in Arabia Saudita solo due mesi fa.  Tim Farron, però, il leader dei LibDem, sembra non preoccuparsene affatto:  ha dichiarato che il governo non sta mantenendo le promesse sulla relazione, specie in virtù dell’accordo stipulato al riguardo prima della votazione in aula sugli attacchi aerei. in Sira del dicembre 2015.  Nonostante la presunta preoccupazione del governo di mantenere intatti alcuni rapporti tra Stati, insomma, l’indagine, per i liberaldemocratici, deve comunque essere pubblicata. Una vicenda che, dopo il secondo attacco terroristico subito dalla Gran Bretagna in pochi giorni, è destinata a tornare alla ribalta e a far discutere.

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