Che gli Stati Uniti fossero diffidenti nei confronti della Cina era da tempo appurato. La conferma arriva dalle numerose politiche economiche approvate da Washington per colpire Pechino e limitarne l’ascesa verso la vetta del mondo. E la guerra dei dazi, perno principale attorno alla quale ruota la rivalità di queste due superpotenze, rappresenta solo la punta dell’iceberg. In un secondo momento, dopo aver applicato le tariffe, il governo americano ha messo nel mirino una serie di aziende cinesi considerate pericolose per la sicurezza nazionale. Il provvedimento ha travolto in pieno il business di Huawei, la nota compagnia di telecomunicazioni con sede a Shenzen che con i suoi smartphone stava lentamente conquistando il pianeta. E che adesso, per colpa del bando commerciale voluto da Donald Trump, dal prossimo 19 novembre potrebbe non avere più rapporti commerciali con le aziende Usa. Un bel guaio, visto e considerando che Huawei era solita rifornirsi proprio da partner americani.

Un nuovo capitolo nella guerra tra Cina e Usa

In ogni caso, gli Stati Uniti hanno messo nel mirino un nuovo nemico. Si tratta di TikTok, l’ormai famosa applicazione per smartphone che consente agli utenti di generare brevissime clip di durata compresa tra i 15 e i 60 secondi da condividere con i propri amici virtuali. O meglio: Washington ha aperto un’inchiesta in seguito all’acquisizione di una compagnia americana da parte di una società cinese che controlla TikTok. Il rischio è che il social media proveniente dalla Cina possa compromettere la sicurezza nazionale degli Stati Uniti.

ByteDance Technology è la compagnia che controlla la app del momento. Si tratta di una start up che in meno di dieci anni ha raggiunto il mastodontico valore di quasi 80 miliardi di dollari, e che nei primi sei mesi del 2019 ha incassato qualcosa come oltre 7 miliardi di dollari. La punta di diamante che ha contribuito a generare questo exploit è proprio TikTok, diffusissima anche negli Stati Uniti, dove si contano poco meno di 30 milioni di utenti attivi, il 60% dei quali di età compresa tra i 16 e i 24 anni.

Un’acquisizione che non convince Washington

Due anni fa la cinese ByteDance ha acquistato la app americana Musical.ly per un miliardo di dollari. Quest’ultima è stata in poche parole fusa con TikTok, la piattaforma finita nell’occhio del ciclone. Gli Stati Uniti hanno aperto un’inchiesta per fare luce sull’operazione, con la scusa che ByteDance “non aveva comunicato l’acquisto” e che sono necessarie modifiche all’accordo. Washington ha quindi sguinzagliato il Committee on Foreign Investment (Cfius), cioè la struttura incaricata di analizzare tutti gli investimenti stranieri in territorio americani e scongiurare eventuali rischi per la sicurezza nazionale. Nonostante la giustificazione di facciata, la realtà è un’altra: la Casa Bianca vuole evitare brutte sorprese. C’è infatti l’idea che TikTok possa essere un cavallo di Troia controllato da Pechino.

TikTok sotto accusa

Le accuse mosse a TikTok dall’opinione pubblica, e molto presto anche dalle autorità americane, sono due. La app censurerebbe i contenuti politici sensibili, come ad esempio quelli relativi alle proteste di Hong Kong, ma soprattutto nessuno sa come la piattaforma gestisce i dati raccolti (né chi li gestisce e dove vadano a finire). Le autorità americane temono che la app possa essere utilizzata dalla Cina per manipolare l’opinione pubblica o, peggio, per effettuare spionaggio. La proprietà di TikTok ha sottolineato come i dati salvati siano conservati in territorio americano, ma che la proprietà debba “sottostare alle leggi cinesi”. Un’ambiguità lessicale che ha subito fatto scattare l’allarme.

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