Accusata di essere inefficiente da testate come il Wall Street Journal e di essere asservita all’influenza di Pechino, che fece sentire il proprio peso geopolitico nell’elezione del direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus nel maggio 2017, l’Organizzazione Mondiale della Sanità è finita nel mirino degli Stati Uniti e del Presidente Donald Trump, che ora intende rivoluzionare l’istituto fondato nel 1946 con sede a Ginevra. Come altri enti internazionali (la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale), l’Agenzia specializzata dell’Organizzazione delle Nazioni Unite è frutto di quell’ordine liberale internazionale nato dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale a guida statunitense. Un ordine nel quale, con la fine dell’unipolarismo e la transizione – in atto – verso un nuovo ordine multipolare, si è inserita la grande potenza cinese, pronta a sfidare l’egemonia statunitense. Lo scontro in atto presso l’Oms è il riflesso di questo confronto, che segnerà sempre di più le dinamiche geopolitiche mondiali, dalle guerre commerciali alle diatribe nel Mar Cinese Meridionale. 

Così Trump vuole rivoluzionare l’Oms

Nelle scorse settimane il presidente Donald Trump ha sferrato il suo attacco contro l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) dopo aver sospeso ii finanziamenti Usa in attesa dall’esito dell’inchiesta di Washington sulla risposta al coronavirus. Il presidente ha accusato l’Oms di essere “uno strumento cinese”, così come l’Organizzazione mondiale del commercio (Wto). “Hanno trattato gli Usa molto male a favore della Cina”, ha rimarcato Trump, e sui finanziamenti all’Oms “decideremo presto”. “Perché l’Oms ha fatto diverse affermazioni sul Covid-19 che erano inesatte o fuorvianti a gennaio e febbraio, mentre il virus si diffondeva a livello globale? Perché l’Oms ha aspettato il tempo necessario per intraprendere azioni decisive?”, ha aggiunto il tycoon.

Questa volta Trump non si è fermato a dichiarazioni bellicose sui social media e la sua amministrazione ha preparato un piano riforma dell’Oms che presenterà al prossimo G7 di giugno. Il quotidiano La Stampa ha pubblicato la bozza del documento, nel quale si legge: “Il Covid-19 dimostra che l’Oms e i suoi Paesi membri non sono adeguatamente preparati per prevenire, identificare e rispondere a severe malattie infettive con potenzialità pandemiche”. Da qui alcune proposte per riformare l’ente.
La prima riguarda il vertice, occupato da Tedros Adhanom Ghebreyesus: “La posizione del direttore generale è esposta a pressioni ed influenze politiche, che condizionano la capacità di agire e fornire una guida tempestiva ai Paesi”. Basti pensare al “ritardo dell’accesso in Cina per la squadra tecnica dell’ Oms, le comunicazioni limitate sul rispetto delle norme da parte del Paese membro, la conferma senza verifica delle sue affermazioni, l’insufficienza delle risorse”. Per favorire l’indipendenza del direttore generale, nella bozza proposta dagli Usa, riporta La Stampa, si propone di “creare un nuovo meccanismo per verificare e garantire il rispetto delle International Health Regulations da parte dei membri, la rapida comunicazione delle crisi, accesso delle squadre di risposta, e condivisione dei campioni. L’ Health Emergencies Program, guidato ora dall’irlandese Mike Ryan, dovrebbe diventare “indipendente dal direttore e rispondere solo all’ Executive Board dell’Oms”.

“Perché l’Oms deve essere riformata”

Come spiegava il Financial Times in un editoriale pubblicato il 6 maggio scorso, l’Oms è “un’istituzione compromessa” perché manca di indipendenza “dai suoi Paesi membri” e “non solo dalla Cina”. Le sfide per la salute globale, infatti, “richiedono che l’Oms superi tali interessi parrocchiali” perché “un’istituzione internazionale indipendente e obiettiva” può servire al meglio “anche gli interessi nazionali”. Il problema non sono solo i ritardi e la malagestione del Covid-19 ma anche, per esempio, nel 2009, la sua “gestione opaca di H1N1”, comunemente noto come influenza suina.

Fughiamo ogni dubbio: l’Oms è un ente politico, non scientifico, influenzato dai Paesi che lo finanziano. Come scrive anche il Financial Times, infatti, sono gli gli interessi geopolitici a “plasmare le sue azioni”. Nel 1955, infatti, fu coinvolta nella lotta ideologica occidentale contro l’Unione Sovietica quando l’Assemblea mondiale della sanità, l’organo decisionale dell’Oms, “votò per un programma di eradicazione della malaria promosso dagli Stati Uniti e dai suoi alleati”. Il vero problema è che, attualmente, l 80% del bilancio dell’Oms “proviene da contributi volontari”. Ciò mina, sottolinea il Ft, “l’integrità istituzionale dell’Oms” e apre “un abisso tra i suoi obiettivi dichiarati e ciò che fa realmente”. Insomma, molta politica e poca scienza, questo è l’Oms, in estrema sintesi: e non occorre sposare la visione parziale di Washington per arrivare a questa conclusione.

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