Si alza ulteriormente l’asticella della tensione tra Russia e Giappone. Il Ministero degli Esteri russo ha vietato, a tempo indeterminato, l’ingresso a Mosca e dintorni al primo ministro giapponese, Fumio Kishida, e ad altri 62 cittadini nipponici. Tra questi, oltre ad alcuni parlamentari, giornalisti e rappresentanti della comunità scientifica, troviamo il ministro degli Esteri Yoshimasa Hayashi e il suo omologo alla Difesa Nobuo Kishi.

“L’amministrazione di Fumio Kishida ha lanciato una campagna anti-russa senza precedenti, consente una retorica inaccettabile contro la Russia, comprese calunnie e minacce dirette”, si legge nel messaggio delle autorità russe, che spiega la decisione presa dal Cremlino. A detta di Mosca, insomma, Tokyo sta utilizzando misure concrete volte intenzionalmente a smantellare i legami di buon vicinato tra Russia e Giappone – in realtà legami sempre stati particolarmente tesi – e a danneggiare l’economia russa e, soprattutto, “il prestigio internazionale del nostro Paese”.



Dispute territoriali e sanzioni

La guerra tra Russia e Ucraina ha definitivamente spinto il Giappone a rompere con Mosca, aderendo fin da subito alla posizione sposata dal blocco occidentale. Tutto questo non ha fatto altro che far tornare alla luce la storica disputa territoriale russo-giapponese sui famigerati “territori del nord” rimasta per decenni a covare sotto la cenere in nome di commercio e convenienza reciproca.

Lo scorso 28 aprile il Cremlino avvertiva il Giappone di “misure di ritorsione” di fronte al possibile ampliamento delle esercitazioni navali congiunte con gli Stati Uniti vicino ai confini orientali della Russia. Il viceministro degli Esteri russo, Igor Morgulov, è addirittura arrivato a dichiarare che le suddette manovre militari sono “di natura potenzialmente offensiva”. “Vediamo tali azioni da parte giapponese come una minaccia alla sicurezza del nostro paese”, ha detto Morgulov. “Se tali pratiche si espanderanno, la Russia adotterà misure di ritorsione nell’interesse di rafforzare le sue capacità di difesa”, ha concluso l’alto funzionario di Mosca.

Dicevamo della disputa territoriale tra Giappone e Russia. Questa riguarda niente meno che la sovranità delle isole a nord del Giappone, le stesse che furono conquistate dalle forze sovietiche in seguito alla resa dei giapponesi alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Ebbene, pochi giorni fa, e per la prima volta da decenni a questa parte, Tokyo ha descritto quattro isole contese come “occupate illegalmente” dalla Russia. Il ministero degli Affari Esteri giapponese ha anche fatto riferimento alle isole, che la Russia chiama le La Russia vieta l’ingresso al premier giapponese: alta tensione Mosca e Tokyo, come i “Territori del Nord” del Giappone. Ebbene, il Giappone considera le isole “territori giapponesi sui quali il Giappone detiene diritti sovrani“, ma che sono “attualmente occupati illegalmente dalla Russia”.

Interessi in gioco

La Russia è irritata dal sostegno che il Giappone sta fornendo all’Ucraina e dei suoi crescenti legami con i Paesi della Nato. Tutto questo si è sostanzialmente riversato nei già complicati rapporti russo-giapponesi, portando all’escalation diplomatica e verbale che abbiamo sopra sintetizzato.

In ogni caso, Kishida deve fare i suoi calcoli, visto che la posta in palio del Giappone è altissima. Tokyo ha inviato giubbotti antiproiettile all’esercito ucraino, aperto le sue porte ai rifugiati di guerra ucraini e ha pure consentito a Volodymyr Zelensky, presidente dell’Ucraina, di parlare in colleamento video alla Dieta (parlamento nipponico), per un onore mai concesso a Vladimir Putin neanche nel periodo pre conflitto. Come se non bastasse, il Giappone ha pure adottato l’intera lista delle sanzioni occidentali, nonostante lo scetticismo di lunga data sul loro utilizzo in generale.

Perché Tokyo si è esposta così tanto? L’Economist ha messo sul tavolo due possibili spiegazioni. La prima motivazione è domestica, visto che l’opinione pubblica giapponese sostiene in modo schiacciante misure severe contro la Russia; l’altra è di natura geopolitica. Se il Giappone avesse rinunciato alla coalizione occidentale, infatti, avrebbe avuto non poche difficoltà a chiedere solidarietà allo stesso Occidente di fronte ad una possibile crisi di sicurezza asiatica. Il Giappone, infine, ha preso sì questa strada ma deve prepararsi ad affrontare sfide complesse. Già, perché circa l’8% del gas naturale giapponese proviene dalla Russia.

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