Prosegue serrato il braccio di ferro tra l’Italia e le istituzioni comunitarie europee sulla prima manovra economica del governo Conte. Dopo diverse settimane di scintille e toni accesi tanto da parte italiana (con Luigi Di Maio e Matteo Salvini sulle barricate) quanto europea (con il Presidente Juncker e i commissari Moscovici e Dombrovskis troppo spesso autori di uscite inesatte e infelici) ora si entra in un lungo tour de force di scadenze, vertici e incontri in cui Roma e Bruxelles dovranno necessariamente addivenire a una conclusione.

Sinora compresso nella sfida dialettica è stato il fronte interno al governo italiano che mira a una spiegazione pacata ma decisa della ratio della manovra e che comprende il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il sottosegretario Giancarlo Giorgetti e i Ministri Giovanni Tria e Paolo Savona. Proprio l’ala dialogante dell’esecutivo sembra essere destinata a porsi ora al centro della scena.

L’Eurogruppo segue la Commissione

“Nelle prossime settimane ci tengo a illustrare personalmente i contenuti della manovra a Juncker e a spiegare come sia il frutto di un lavoro serio e responsabile”, ha detto lo stesso Conte da Tunisi. La missione si preannuncia, in ogni caso, ardua dopo che, nelle ultime giornate, alle critiche della Commissione, la cui analisi è tuttavia viziata da diverse imprecisioni economiche di cui si è già dato conto, si sono aggiunte le rimostranze di un altro importante componente dell’ordine comunitario, l’Eurogruppo.

Lunedì con la riunione dell’Eurogruppo inizia il conto alla rovescia che potrebbe portare all’apertura di una procedura europea per deficit eccessivo nei confronti dell’Italia. Giovedì 8 la Commissione pubblicherà le previsioni economiche d’autunno, che per il 2019 potrebbero prevedere una stima di crescita al di sotto delle cifre indicate dall’esecutivo e su cui poggia l’intero impianto della manovra del governo. Il 13 novembre inoltre, è la scadenza entro cui il governo deve inviare la versione rivista del documento programmatico di bilancio e la risposta sui fattori rilevanti. Ma proprio il primo scoglio potrebbe rivelarsi il più insidioso, dato che in occasione del vertice del 5 l’Italia potrebbe essere portata sul banco degli imputati dai Paesi del Nord Europa fautori del rigore sui conti.

Il documento dell’Eurogruppo contro l’Italia

Come riporta il Corriere della Sera“I ministri delle Finanze di Olanda, Finlandia, Irlanda, Slovacchia, Repubblica Ceca, Estonia, Lituania, Lettonia, Danimarca e Svezia, riuniti nella neo-costituita Lega anseatica, in vista della due giorni dell’Eurogruppo/Ecofin di lunedì e martedì prossimi a Bruxelles, hanno preparato un provocatorio documento per chiedere maggiori responsabilità per gli investitori in caso di perdite sui titoli degli Stati con maxi debito”.

Questa proposta è stata interpretata dai media e sui mercati come un avvertimento sulle conseguenze di una eventuale insolvenza dell’Italia che, in caso di approvazione, “drammatizzerebbe il «caso Italia» per far accelerare la proposta della Commissione europea di procedura d’infrazione per deficit eccessivo in modo da rassicurare i connazionali — in vista delle elezioni europee — che a Bruxelles fanno rispettare i vincoli di bilancio al governo «populista» di Roma”.

L’Eurogruppo, è giusto ricordarlo, è un organo informale che riunisce i Ministri economici dell’area euro. Il documento contro l’Italia rappresenterebbe una deviazione irrituale dal classico stile dei vertici del forum, che hanno sempre lasciato trasparire poche conclusioni formalizzate e sono stati caratterizzati da un’atmosfera ovattata. Ma, al tempo stesso, focalizzandosi sul debito e non sul deficit rischierebbe di creare un paradosso.

Deficit o debito?

Il gioco di sponda tra Commissione e Paesi alla scoperta nell’Eurogruppo, infatti, porta con sé dei legittimi dubbi. Il contenzioso nei confronti dell’Italia è sul tema del deficit o del debito? La massima istituzione comunitaria e il principale forum informale dell’Eurozona possono generare risposte diverse, che sembrano a primo impatto questioni di lana caprina (un debito pubblico, insegnano i manuali, è un accumularsi continuo di deficit) ma nascondono interpretazioni politiche importanti.

Per la Commissione il nuovo governo italiano ha sbagliato nell’invertire la rotta rispetto ai precedenti esecutivi nei preventivi di bilancio, decidendo di ampliare la soglia del deficit; per i Paesi schierati contro l’Italia nell’Eurogruppo, invece, è il tema stesso della sostenibilità complessiva del debito a essere un rischio. Ma così facendo, l’Eurogruppo metterebbe sotto accusa, dopo essersi astenuto per anni, una serie di esecutivi italiani nel momento in cui il nuovo governo si trova nella fase di maggiore vulnerabilità di fronte all’Europa.

E così facendo certo non eviterebbe le rimostranze di coloro nel governo italiano che, non senza elementi di ragionevolezza, lamentano un pregiudizio ottuso delle istituzioni europee verso l’Italia. Si tratta di sfumature, di formalismi, è vero. Ma l’Europa di oggi, piccola di fronte alle grandi questioni mondiali, è specializzata nell’incartarsi di fronte ai vizi di forma. Per l’Italia diventa importante una negoziazione a tutto campo sul bilancio con i principali Paesi dell’Eurozona: a causa della miopia della Francia di Macron, ora sembrerebbe essere la Germania la nazione più vicina al dialogo con Roma. Paradossi di un’Europa che fatica a esser qualcosa di più di un’espressione geografica.

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