In Iran la campagna elettorale è adesso ufficialmente partita e la corsa allo scranno che determina il controllo del potere esecutivo a Teheran si annuncia non priva di intensi dibattiti interni al paese, visto che le presidenziali si preannunciano come decisive tanto per capire l’orientamento politico della Repubblica Islamica, quanto ovviamente per gli equilibri dell’intera regione mediorientale. Ben 1.636 sono stati coloro che, tra l’11 ed il 15 aprile, hanno presentato la domanda di candidatura, pur tuttavia saranno soltanto in sei a concorrere in queste consultazioni per la carica di presidente dopo le scelte operate dal Consiglio dei Guardiani: si tratta dell’uscente Hassan Rouhani, dei conservatori Ebrahim Rajsi e Mohammed Baqer Qalibaf (quest’ultimo Sindaco di Teheran), dell’ex Ministro della Cultura Mostafa Aqa Mirsalim, dell’ex vice – presidente Mostafa Hashemi Taba e dell’attuale vice, Eshaq Jahangiri. Il favorito appare proprio il presidente uscente, ma i conservatori appaiono in avanzata negli indici di gradimento dopo gli ultimi eventi riguardanti la politica internazionale.Nessun presidente ha mancato la rielezione dal 1979Una statistica al momento appare confortare maggiormente Hassan Rouhani: da quando si è insediata la Repubblica Islamica a seguito della rivoluzione del 1979, tutti i presidenti sono stati rieletti per un secondo mandato, limite massimo raggiungibile secondo la Costituzione iraniana. E’ accaduto nel 1985, quando ad essere stato nuovamente eletto fu Ali Khamenei, delfino dell’Ayatollah Khomeini e suo successore poi dal 1989 come Guida Suprema del paese, così come è accaduto per Rafsanjani, rieletto nel 1993 dopo la prima vittoria nel 1989, per Mohammad Khatami, rieletto nel 2001 dopo la prima elezione avvenuta nel 1997 e, in ultimo, per Mahmud Ahmadinejad rieletto nel 2009 dopo essere uscito clamorosamente vittorioso dal ballottaggio del giugno 2005. E’ possibile effettuare due mandati di fila, poi si deve cedere il posto anche se, senza però avere continuità, è possibile in un secondo momento concorrere per un terzo mandato: nel 2005, contro Ahmadinejad, Rafsanjani è l’unico ad essere andato molto vicino ad un ulteriore incarico alla presidenza.Seguendo questo filone storico dunque, Hassan Rouhani può senza dubbio dirsi ottimista per una sua riconferma nel ruolo di Capo dell’esecutivo; pur tuttavia, le insidie per il presidente uscente non mancheranno: dalla sua, oltre le circostanze storiche sopra citate, giocano i fattori economici (l’inflazione è scesa dal 40% al 10% ed il PIL ha segnato un +4.6% nel 2016) e l’approvazione dell’elettorato giovanile, in un paese dove l’età media è di 31 anni e dove più della metà della popolazione è nata dopo la Rivoluzione Islamica. Pur tuttavia, sembra difficile un’elezione al primo turno per il presidente uscente: nel 2013, Rouhani vinse con il 50.98% dei voti spinto dall’avanzata dei riformisti e dei moderati, a cui l’attuale capo di Stato appartiene. Oggi per lui appare molto difficile il raggiungimento della cifra di quattro anni fa, appare quindi come molto più che probabile il ricorso al ballottaggio; resta da capire però, chi potrebbe essere lo sfidante più accreditato per un eventuale secondo turno.I principali candidati conservatoriSe da un lato i dati economici sembrano dar ragione al presidente uscente, vi sono però altre questioni che stanno permettendo alle liste conservatrici di avanzare negli indici di gradimento: vi è, in primis, la questione dell’accordo sul nucleare che, di fatto, a più di un anno dalla sottoscrizione non è pienamente andato in porto con le sanzioni tolte solo in parte sulla carta ma ancora ben evidenti nei fatti; vi è il rapporto con l’amministrazione Trump, la quale sin dal suo insediamento ha usato toni molto duri contro Teheran, tornando anche spesso a minacciarla; vi è la questione siriana, molto sentita tra gli iraniani e non è un caso che il governo di Rouhani si è pronunciato, nelle scorse ore, con toni molto duri contro l’incursione israeliana avvenuta giovedì presso l’aeroporto di Damasco; vi è inoltre, la questione della sicurezza in un paese che è, da un lato, abbastanza tranquillo su questo fronte specie se paragonato ai vicini mediorientali, ma dove però dall’altro lato le tensioni sociali nel Khuzestan (regione a maggioranza araba) e gli attacchi delle ultime ore presso la frontiera con il Pakistan, rischiano di essere percepiti dalla popolazione come campanelli d’allarme.E’ su queste tematiche che l’elettorato adesso si mostra indeciso se dare il voto di conferma a Rouhani oppure se premiare la linea dura dei conservatori i quali, a loro volta, hanno fiutato la situazione ed hanno messo in campo alcuni dei loro principali rappresentanti; in primo luogo, gli occhi saranno puntati su Ebrahim Rajsi: ex magistrato, ex capo del potere giudiziario, ritenuto molto vicino all’Ayatollah Khamenei e suo ‘papabile’ successore nel ruolo di Guida Suprema, Rajsi oltre ad essere un membro di lungo corso dell’Associazione dei Chierici Militanti, è anche presidente della fondazione Astan Quds Razavi, la quale gestisce il sepolcro dell’Imam Reza, uno dei luoghi di culto più importanti per gli sciiti. Il suo profilo è quindi quello di un conservatore membro del Clero, fautore di una politica interna vicina alle posizioni dei più importanti religiosi, ma al tempo stesso anche non certo condivisa dalla maggioranza dei giovani.In ogni caso, sembra essere lui il rivale più accreditato del presidente Rouhani o, quanto meno, il candidato in grado di entrare in un eventuale secondo turno; l’altro importante candidato conservatore, è Mohammad Bagher Ghalibaf, attuale Sindaco di Teheran: candidato nel 2013, è arrivato alle spalle del capo di stato uscente quattro anni fa seppur con un distacco di dodici milioni di voti che non gli hanno permesso la possibilità di concorrere al ballottaggio. Nella capitale è molto popolare, anche se non sono mancate polemiche in passato per la gestione amministrativa della più importante città iraniana; pur tuttavia, Ghalibaf rimane in sella da dodici anni e rappresenta un’ala conservatrice non interna al Clero e più vicina alle posizioni militariste (è esso stesso un veterano della guerra Iran – Iraq) che, in prospettiva, potrebbe far da ‘supporto’ a tutto l’ambiente conservatore nel caso di fallimento della candidatura di Rajsi.Gli altri candidatiSembrano quindi Rouhani, Rajsi e Ghalibaf i principali candidati alla presidenza, pur tuttavia sono altri tre i concorrenti alla poltrona più alta dell’esecutivo, anche se al momento essi appaiono però più attardati; fa parte del clero, come Rohuani e Rajsi, Mostafa Hashemitaba: considerato centrista e moderato, in passato ha ricoperto il ruolo di vice – presidente sotto le amministrazioni di Rafsanjani e Khatami. Gli altri due candidati invece, non appartengono al clero e rappresentano uno l’ala ultra conservatrice e l’altro invece l’ala riformista: si tratta, rispettivamente, di Mostafa Aqa Mirsalim e di Eshaq Jahangiri. Il primo è stato Ministro della Cultura nel secondo governo Rafsanjani e si è caratterizzato, alla guida del dicastero, per la lotta contro ogni influenza occidentale nei costumi della società; il secondo invece, è vice – presidente uscente e sembra però molto attardato nei consensi rispetto agli altri candidati. Le votazioni si terranno il 19 maggio e, subito dopo, lo scrutinio decreterà quale sarà la politica dell’Iran nei prossimi quattro anni.

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