L’Isis ha colpito il cuore dell’Iran: il parlamento e il mausoleo di Khomenei. Il simbolo religioso e quello politico. Un messaggio chiaro rivolto a Teheran. I morti sarebbero almeno dodici, anche se si teme che le vittime possano essere molte di più.Perché attaccare l’IranDall’inizio del conflitto in Siria, il Paese degli ayatollah si è schierato al fianco di Bashar Al Assad contro i ribelli e i terroristi di Daesh, sostenendo e coordinando anche le incursioni degli Hezbollah libanesi. Questo impegno militare è stato visto come fumo negli occhi sia dai jihadisti che dai loro sponsor, Arabia Saudita in testa. E proprio questa mattina, poco prima dell’attentato al parlamento e al mausoleo di Khomenei, il ministro degli Esteri di Riyad aveva affermato: “L’Iran deve essere punito per le sue interferenze e per il suo supporto al terrorismo nella regione“.Nell’ottica saudita, che sembra esser condivisa anche dall’amministrazione Trump, le milizie sciite degli Hezbollah e quelle iraniane dei pasdaran sono da considerare alla stessa stregua di Isis e Al Nusra. L’attività militare iraniana non si svolge solo in Siria, ma anche in Iraq, con l’impegno in prima persona di Qasem Soleimani, il comandante delle Brigate al-Quds, i reparti speciali per le operazioni all’estero dei Pasdaran.iranIl caos del QatarIl 5 giugno scorso, Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi ed Egitto hanno chiuso le frontiere col Qatar perché “fomenta il terrorismo”. In realtà, come abbiamo spiegato oggi, dietro a questa decisione ci sarebbero due aspetti: uno economico e uno politico. Quello economico riguarda l’enorme giacimento di gas che Doha e Teheran erano pronti a condividere, egemonizzando, di fatto, il mercato. Al Thani, inoltre, non è ostile all’Iran. Come ha scritto Alberto Negri su Il Sole 24 ore, “le monarchie hanno perso la guerra contro il regime di Damasco, sostenuto da Iran, Russia e Hezbollah libanesi e tentano una rivincita bloccando l’influenza della Repubblica islamica”.

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