Gli iraniani andranno al voto il prossimo 19 maggio per eleggere il presidente e dunque, in un momento così importante e delicato per il medio oriente, i cittadini della Repubblica Islamica avranno nelle loro mani la grande responsabilità di poter determinare i futuri scenari che si svilupperanno da Teheran; anche se ancora non si conoscono ufficialmente i candidati ed anche se la campagna elettorale non è ufficialmente aperta, tuttavia non mancano già dibattiti ed anche intense polemiche tra i principali schieramenti ed i più probabili quotati candidati. Il Ministero degli Interni iraniano, nei giorni scorsi ha diramato il percorso che porterà quindi il paese al voto: il 15 aprile è il limite massimo per presentare la candidatura, la quale verrà poi vagliata dal Consiglio dei Guardiani mentre il 27 aprile si conosceranno i nomi di tutti i rivali del presidente uscente, Hassan Rohuani.Sfida tra riformisti e conservatoriIl sistema politico iraniano è diverso rispetto sia a quello dei vicini mediorientali e sia a quello occidentale: la Repubblica Islamica, instaurata dopo il 1979, prevede sin dall’origine elezioni multipartitiche per la scelta dei parlamentari e del Presidente, pur tuttavia rispetto ai sistemi occidentali non esistono partiti veri e propri ma associazioni che portano avanti le proprie posizioni ideologiche all’interno del contesto costituzionale voluto da Khomeini. Esistono quindi più di 200 sigle politiche regolarmente registrate ed è possibile operare una distinzione tra due differenti orientamenti ideologici: un’area riformista ed una invece conservatrice. E’ bene ribadire come tale distinzione sia diversa rispetto al dualismo ‘repubblicani’ e ‘democratici’, vigente negli USA, oppure alla contrapposizione tra centro – destra e centro – sinistra in vigore in molte democrazie europee; come detto, non esistono partiti di massa veri e propri, dunque operare nette cesure tra una formazione ed un’altra è operazione di mera semplificazione mediatica.Pur tuttavia, delle differenze a grandi linee tra le due aree è possibile rintracciarle: i riformisti premono per introdurre importanti novità tanto politiche quanto economiche, senza intaccare l’impianto teocratico voluto da Khomeini, i conservatori invece spingono per una presenza più forte degli aspetti religiosi nella vita sociale del paese e per una politica estera che non scenda a compromessi sia con i rivali regionali che con gli Stati Uniti. Il presidente uscente, Hassan Rohuani, è un riformista moderato che ha vinto le consultazioni del 2013 al primo turno; è lui il candidato favorito anche per queste elezioni e questo sia perché mai, nella storia della Repubblica Islamica, un presidente uscente ha perso la competizione per la riconferma e sia perché, specialmente dopo la vittoria delle liste riformiste nelle legislative dello scorso anno, la strada che porta ad altri quattro anni di mandato appare spianata. Ma non mancano comunque le insidie, tanto politiche quanto di altra natura.I conservatori stanno cercando di far avanzare importanti personalità nella speranza di arrivare, quanto meno, al secondo turno e provare quindi il braccio di ferro diretto con Rohuani; in seno a quest’ala comunque, a prevalere sono soprattutto i più ‘moderati’, mentre gli ultra conservatori che hanno nell’ex presidente Mahmud Ahmadinejad il loro punto di riferimento, sembrerebbero in minoranza. Proprio il capo di stato che ha governato tra il 2005 ed il 2013, ha rappresentato per diversi mesi l’incognita di queste consultazioni: già nel 2015, alcune dichiarazioni sembravano indicare una sua nuova scesa in campo, forte anche di una popolarità che in questi anni non è mai scesa sotto il 30%. Pur tuttavia, le tensioni con il Clero e soprattutto con la Guida Suprema, l’Ayatollah Khamenei, hanno fatto desistere da questo proposito il predecessore di Rohuani; i conservatori potrebbero puntare sul Sindaco di Teheran, Ghalibaf, ma inizia a trapelare anche il nome di una donna che potrebbe mettere d’accordo tutte le anime di quest’area politica: si tratta di Marziyeh Vahid Dastgerdi, ex ministro della Sanità.Accordo con gli USA ed economia: ecco i principali temi della campagna elettoraleLa più importante novità arrivata sotto la presidenza di Rohuani, riguarda l’accordo sul nucleare con gli Stati Uniti il quale, nelle intenzioni del concordato, dovrebbe progressivamente togliere le sanzioni contro l’Iran dando quindi una boccata d’ossigeno all’economia. L’opinione pubblica iraniana, in merito a questo tema, è apparsa spesso divisa tra l’entusiasmo di chi vede nell’accordo una speranza di miglioramento delle condizioni del paese e lo scetticismo di chi, invece, stenta a fidarsi degli USA; con la vittoria di Trump e l’impennata dello scontro verbale con Washington, la tematica in vista della campagna elettorale diventa molto calda: per Rohuani l’accordo sul nucleare doveva essere la punta di diamante da esibire per chiedere una riconferma, ma sono adesso i conservatori a poter trarre beneficio, in termini di consensi, dal nuovo atteggiamento americano e dalla solo parziale applicabilità del concordato dello scorso anno e dalla sua stessa messa in discussione.Anche il recente attacco contro la base siriana di Shayrat, ha contribuito a fare entrare prepotentemente la politica estera nel dibattito elettorale; non a caso, lo stesso presidente Rohuani ha iniziato ad usare parole meno diplomatiche e più dure nei confronti degli Usa: “Chiederemo una commissione d’inchiesta internazionale per capire cosa c’è dietro l’attacco americano contro la Siria – ha affermato il numero uno di Teheran – Si tratta di una vera aggressione a cui reagiremo se verrà nuovamente compiuta”. Toni quindi distanti da quelli più diplomatici di poche settimane fa, quando si cercava di mantenere una linea morbida nonostante le minacce provenienti da Washington e che dimostrano la volontà di Rohuani di apparire in questo frangente più come presidente che non vuol attuare passi indietro piuttosto che come uomo del dialogo a tutti i costi. Ma anche economia e lotta alla corruzione sono fra i temi più dibattuti.L’aumento dello 0.4% della disoccupazione tra 2015 e 2016, le proteste nel Khuzestan ed alcuni preoccupanti segnali circa il potere d’acquisto della classe media, non possono certo passare inosservati in un momento così delicato per l’Iran e per l’intero medio oriente; non mancano, in questo contesto, accuse di corruzione tra le parti in causa: Rohuani, nei mesi scorsi, è tornato sulla vicenda dell’imprenditore Babak Zanjani, vicino ad Ahmadinejad ed arrestato nel 2013 proprio per corruzione e secondo l’attuale presidente l’uomo d’affari avrebbe illecitamente finanziato la campagna dei conservatori. Accuse di corruzione sono arrivate anche nei confronti del Sindaco di Teheran, Ghalibaf, che (com’è stato detto in precedenza) è uno tra i più papabili candidati alla presidenza; ma anche i conservatori, dal canto loro, non hanno risparmiato critiche sulla trasparenza allo stesso presidente Rohuani. Temi caldi quindi e clima da vera campagna elettorale, in un contesto in cui però, tutto sommato, la situazione nel paese appare complessivamente stabile: ancora pochi giorni e si conosceranno i nomi dei candidati alla presidenza, poi il 19 maggio il via alle consultazioni.

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