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La petroliera Stena Impero lascia il porto di Bandar Abbas. La nave sequestrata dai Guardiani della Rivoluzione iraniani, di proprietà svedese ma battente bandiera britannica, adesso “può muoversi”, come ha dichiarato il portavoce del governo, Ali Rabiei. Un annuncio che, a detta del governo di Teheran, deriva dal compimento del procedimento giudiziario che ha portato al sequestro dell’imbarcazione. Secondo Rabiei “sono state soddisfatte le condizioni per permettere di liberare la petroliera” che, a detta del governo di Teheran, aveva “violato le leggi marittime internazionali”.

Questa la giustificazione “legale”. Ma è chiaro che l’annuncio delle autorità della Repubblica islamica abbia un preciso fondamento politico che nasce dai negoziati che si stanno tenendo in queste settimane tra tutte le potenze coinvolte nella crisi del Golfo Persico. Il procedimenti giudiziario della Repubblica è evidentemente solo la copertura legale dietro la quale si cela un complesso gioco diplomatico tra l’Iran e le potenze avversarie. Un gioco che vede, a questo punto, le aperture degli Stati Uniti di Donald Trump, le minacce saudite di considerare un atto di guerra l’attacco agli impianti di Aramco (se proveranno o vorranno provare che ci sia Teheran dietro i droni e missili da crociera che hanno colpito Abqaiq e Kurais) ma anche i segnali di un possibile allentamento delle tensioni promosso dall’Iran stesso.

Ieri, Hassan Rouhani ha comunicato al mondo di essere pronto a presentare di fronte all’Assemblea generale delle Nazioni Unite un piano di pace per il Golfo Persico. Ed è chiaro che se a Teheran annunciano un piano di pace, non possono a loro volta tenere sotto sequestro una petroliera di una potenza internazionale come il Regno Unito, per giunta alleata “speciale” degli Stati Uniti.

La diplomazia delle petroliere prosegue, quindi. E così’, dopo la liberazione della Grace 1 da Gibilterra, poi ribattezzata Adrian Darya 1, stavolta è il turno della Stena Impero, a sua volta catturata dai Pasdaran con un’operazione aeronavale che aveva ricordato a molti la stessa modalità con cui i Royal Marine britannici avevano fermato e posto sotto sequestro la petroliera iraniana. Quella volta l’accusa era che la nave fosse diretta in Siria per scaricare barili di petrolio nonostante le sanzioni internazionali imposte dall’occidente. La Stena Impero, invece, venne accusata di aver violato il diritto della navigazione nello specchio d’acqua monitorato dai Pasdaran iraniani. Ma è stato chiaro sin da subito che quel sequestro fosse la risposta più violenta alla cattura della Grace 1.

Adesso, con i venti di pace che provano, timidamente, a soffiare sul Medio Oriente, è chiaro che il mondo si aspettasse una mossa di apertura da parte dell’Iran. E Rouhani, in maniera molto strategica, si è imposto sui Guardiani della Rivoluzione per dare il via libera alla Stena Impero. Ieri, il segretario di Stato Mike Pompeo aveva parlato di invio delle truppe Usa come deterrente nella regione nei confronti  dell’Iran. Ma ha anche aggiunto che il presidente Trump non vuole una guerra ma una soluzione diplomatica. Con la fine dell’era Bolton, super falco anti Teheran, e con la scelta di dare il visto a Rouhani per parlare al Palazzo di Vetro, la Casa Bianca ha aperto un canale di comunicazione praticamente pubblico. ora è il turno della Repubblica islamica. Segnali di distensione che però dipendono da una serie di incognite che non possono certo essere dimenticate: la strategia saudita, i piani degli Emirati, il futuro governo israeliano e le politiche di Cina e Russia. Il tutto mentre Emmanuel Macron prova a tessere la sua trama per trasformarsi nel vero ponte diplomatico della pace del Golfo.

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