La guerra in Siria ha consegnato al mondo l’immagine di un’alleanza che non era affatto scontata fino a pochi anni fa: quella fra Iran e Russia. Ma questa alleanza, se prima era una partnership più tattica che serviva a entrambi per risolvere la crisi siriana prima che Assad fosse rovesciato dai gruppi armati dalle potenze contrarie al governo siriano, adesso rischia (per l’Occidente) di trasformarsi in qualcosa di molto più approfondito. 

Le due agende politiche, quella iraniana e russa, non sono sovrapponibili, come spesso si tende superficialmente ad affermare. Mosca e Teheran sono due potenze che hanno avuto spesso interessi divergenti in Medio Oriente e sono sostanzialmente competitor in alcuni settori. La differenza però è che mentre negli anni passati l’Iran e la Russia avevano rapporti tutto sommato positivi con l’Occidente, o comunque in fase di ripristino (si pensi al periodo della partnership tra Russia ed Europa o lo stesso accordo sul nucleare iraniano), adesso la situazione è radicalmente cambiata.

La polarizzazione dello scontro fra Occidente e Oriente si sta facendo sempre più forte, rendendo di fatto quasi naturale per Iran e Russia ricollocarsi in una stessa posizione, proprio per evitare che i loro nemici comuni li colpiscano da più punti. La Siria per certi versi è stato il consolidamento di questa nuova alleanza, nata più per necessità che per amore e che adesso invece rischia di aver creato una partnership del tutto innovativa e problematica per gli stessi interessi occidentali nell’area mediorientale (e non solo)

La decisione dell’amministrazione Trump di contestare l’accordo sul nucleare iraniano del 2015 impone adesso un  prezzo geostrategico molto alto. Perché unisce la ricerca di Putin di rendere la Russia una superpotenza con una sua larga sfera d’influenza alla volontà dell’Iran di sopravvivere e rafforzarsi di fronte alle sanzioni internazionali e all’assedio politico di Israele e del mondo arabo legato a Washington. E non è un caso che, da quando il presidente Trump è entrato in carica, Mosca e Teheran hanno condiviso politiche sempre più affini, legate al contenimento degli Usa e alla conseguente espansione della loro influenza sul Medio Oriente. Una perdita di leadership americana che ha consegnato la regione alla Russia e, in secondo luogo, all’Iran.

Interessanti, in questo senso, le parole di Kayhan Barzegar riportate da Robin Wright del Newyorker. ” ‘Due anni fa, erano stati gli Usa a inquadrare le questioni regionali, anche per l’Iran’, mi ha detto a Mosca Kayhan Barzegar, direttore dell’Istituto per gli studi strategici del Medio Oriente, a Teheran ed ex collega del Belfer Center di Harvard. ‘Ora è finita. Ora è la Russia che è molto allettante per gli attori regionali, per legarsi alla dinamica russa. Gli Stati Uniti hanno prodotto una confusione regionale. La Russia ha riempito il vuoto di potere.'”

La certificazione di un asse che va al di là del semplice tatticismo si è avuta quando Putin è volato a Teheran, a novembre del 2017, per incontrare il leader supremo Ali Khamenei e il presidente Hassan Rouhani. In quell’occasione, i media iraniani riportarono una frase del leader supremo che fu molto importante: “La nostra cooperazione può isolare l’America”. Sempre secondo Robin Wright, in quell’incontro fra il leader russo e Khamenei, un incontro insolito perché sostanzialmente privato, se non per la presenza degli interpreti, sembra che Putin abbia detto al leader iraniano “Non ti tradirò“. 

In questa frase c’è tutta la geopolitica russa in Medio Oriente. Putin non vuole essere considerato un alleato di comodo, ma vuole apparire a tutti i partner come qualcuno di cui ci si può fidare. Al contrario degli Stati Uniti, che invece, a parte alcuni storici partner, hanno sempre rinnegato gli alleati “tattici” spostandosi dove fosse più utile. E questa sorta di confusione americana sta avendo risultati molto importanti in Medio Oriente, dal momento che sono molto gli Stati che si dirigono verso il Cremlino per ottenere garanzie di stabilità. 

Nell’ultimo anno si è intensificata anche la cooperazione militare tra Mosca e Teheran. La Siria è stata chiaramente il grande teatro dove si è consolidata quest’alleanza. Fra le sabbie e le città siriane, Russia, Iran e partner regionali hanno firmato un patto prima nella guerra allo Stato islamico e poi nella difesa dell’unità territoriale della Siria. Con due intenti diversi, sia chiaro. L’Iran per costruire e rafforzare il suo asse sciita, la Russia per mantenere le basi in Siria e un prezioso alleato in Medio Oriente. Ma questa guerra ha anche dato modo di aumentare i contatti fra i due apparati bellici. A novembre, il generale Valery Gerasimov è volato a Teheran per colloqui con il suo omologo iraniano, il generale Mohammad Bagheri. Quest’ultimo affermò in quell’occasione: “C’è una buona cooperazione militare tra Iran e Russia, e, naturalmente, ci sono molte aree per espandere la cooperazione”.

Mosca e Teheran hanno ancora delle differenze e i loro obiettivi comuni hanno ragioni e scopi diversi. Questo va sempre ricordato. Anche sul fronte del rapporto con Israele, mentre l’Iran lo considera un nemico, la Russia ha una forte partnership politica ed economica e lo stesso Lavrov ha condannato la retorica anti-israeliana di Teheran. Tuttavia, la crescente contrapposizione dell’America a questi due Stati rischia di aver ottenuto l’esatto opposto di quanto sperato: averli rafforzati proprio grazie alla loro collaborazione. Un errore strategico che adesso consegna agli Stati alleati di Washington una Russia che tutela gli interessi iraniani. E dà alla Russia un prezioso alleato in termini regionali anche in un’ottica di contenimento del’altra potenza asiatica, la Cina. 

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