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Mentre la Russia schierava le sue forze navali davanti alle coste siriane in vista dell’offensiva di Idlib, il ministro dell Difesa iraniano Amir Hatami volava a Damasco per firmare un nuovo accordo di cooperazione militare con Bashar Al Assad. Come parte dell’accordo concluso da Teheran e Damasco, l’Iran sosterrà la ricostruzione delle forze armate siriane, devastate da ani di guerra combattuta non solo contro lo Stato islamico ma anche contro tutte le forze ribelli.

L’accordo è di fondamentale importanza. Non solo perché rafforza l’alleanza militare fra Iran e Siria in un momento in cui Israele chiede garanzie sul ritiro iraniano dalla Siria per concludere i suoi raid. Ma soprattutto perché proietta l’asse fra Damasco e Teheran anche nel futuro, quindi al di là delle guerra ai ribelli e al terrorismo islamico di matrice salafita. L’asse resiste, quindi. Ed è destinato a durare nel tempo.

Ma se quest’alleanza rappresenta il coronamento del coinvolgimento iraniano in Siria, per la Russia rischia di essere un problema. E adesso Mosca vuole vederci chiaro. Ed è su questi dubbi che si sta costruendo la strategia israeliana e americana. Per rompere l’asse fra Iran e Russia, Donald Trump e Benjamin Netanyahu stanno puntando tutto sul palesare a Vladimir Putin i motivi per cui il Cremlino dovrebbe distaccarsi dalla sua cooperazione con Teheran.

Mosca e Teheran sono state e continuano a essere alleate in tutto il conflitto siriano. Le operazioni congiunte iraniane e russe, insieme a quelle delle milizie collegate alla Repubblica islamica, hanno permesso ad Assad di resistere e contrattaccare. E se oggi Damasco può essere considerata vittoriosa, lo si deve in particolare a quest’alleanza nata nel corso della guerra e che si è poi consolidata anche su altri fronti.

Ma se i due Paesi restano saldamente alleati anche da un punto di vista politico di più ampio respiro, le loro rispettive agende sul fronte siriano non sembrano essere necessariamente sovrapponibili. Per la Russia non è solo fondamentale vincere la guerra (e in questo l’Iran e Hezbollah sono fondamentali), ma è fondamentale avere la certezza di essere la potenza garante del futuro della Siria. E in questa differenza, si giocano gli equilibri dell’alleanza fra i due Paesi.

Entrambi, passati sette anni di guerra, vogliono iniziare a raccogliere quanto seminato in questi anni: e vorranno partire dalla ricostruzione del Paese. La ricostruzione non sarà sicuramente un ambito in cui potranno essere coinvolti gli Stati Uniti né le forze della coalizione internazionale. Assad è al comando e, in ogni caso, la guerra si è rivelata una sconfitta clamorosa dei sogni del fronte composto da Stati Uniti, Israele e dagli alleati arabi ed europei. Escluso il blocco “occidentale”, la via per ricostruire la Siria in mano al governo sarà dunque intrapresa dall’Iran e dalla Russia. Ed entrambi i Paesi, adesso, vogliono guidare questa ricostruzione.

In questa sfida, gli Stati Uniti e Israele si trovano di fronte a una scelta difficilissima. È chiaro che consegnare la ricostruzione della Siria ai russi rappresenterebbe una sconfitta strategica di Washington e una sostanziale resa di fronte all’evidenza da parte di Israele. Ma avere un Iran in grado di controllare il futuro del Paese mediorientale è forse una possibilità che terrorizza ancora di più gli strateghi americani e israeliani.

La guerra in Siria è nata anche per rompere il legame che si era costruito fra Damasco e Teheran ed evitare che il territorio siriano entrasse del tutto nell’orbita iraniana. E adesso, terminata la guerra a Daesh e forse ai ribelli da parte di Assad, si ripropone per Tel Aviv e Washington lo stesso incubo: cosa fare con la Siria se l’Iran ha il sopravvento.

Secondo quanto affermato da Haaretz, “uno degli obiettivi di Teheran è quello di rilevare l’industria delle telecomunicazioni della Siria, che è stata danneggiata durante la guerra, ma non completamente distrutta”. Secondo l’analista Matthew Brodsky, “il settore delle telecomunicazioni è chiaramente importante per l’Iran non solo per il ritorno finanziario ma per l’intercettazione della popolazione. E si parla di interessamenti anche dell’apparato industriale legato a Hezbollah. Second Brodsky, inoltre, ci sarebbe anche un accordo tra Iran e Siria che permetterà all’Iran di sfruttare le miniere di fosfato, oltre all’acquisizione di 12mila ettari di terra nelle province di Homs e Tartous.

Questa eventualità preoccupa ovviamente Israele e gli Stati Uniti, visto che l’Iran è il principale obiettivo della loro politica estera. Trump e Netanyahu hanno messo da tempo il Paese degli Ayatollah al primo posto della loro agenda politica. E quindi il dopoguerra siriano interessa ai due leader al pari della guerra presente.

Proprio per questo motivo, entrambi sperano che si incrini l’alleanza fra Russia e Iran. Mosca ha interessi strategici sulla Siria che inevitabilmente non combaciano con quelli iraniani. Sono due Paesi che vogliono mantenere una loro sfera d’influenza. E come tali, non possono abdicare a questo ruolo.

La domanda è se l’asse fra Mosca e Teheran reggerà alle pressioni esterne e alle divergenza fra i due governi, o se soccomberà di fronte al fatto che Putin, per finire con la guerra in Siria, conceda a Israele e Stati Uniti la fine dell’asse con l’Iran in territorio siriano.La Russia difficilmente abbandona un alleato. Ma la guerra si sta dimostrando dura e ora i russi vogliono capire quanto hanno guadagnato da questo conflitto che ha spremuto le casse del Paese e mietuto vittime anche tra le forze armate di Mosca. Vincerà l’interesse nel controllare il futuro della Siria o vincerà l’interesse a mantenere l’alleanza fra Iran e Russia per contrastare l’assedio posto in essere dagli Stati Unit e da Israele?

La questione è destinata a essere più che spinosa. La Russia non ha interesse a contrastare Israele, ma le sanzioni Usa stanno colpendo nel profondo gli interessi russi. Mentre l’Iran ha interesse a contrastare l’assalto congiunto di Israele, Stati Uni e monarchie del Golfo, ma non può fare a meno dell’alleato russo. A meno che, per garantirsi la ricostruzione siriana, non ceda alle lusinghe cinesi. Pechino ha già detto di voler essere coinvolta nella ricostruzione della Siria. E l’Iran, da solo, non può farcela. E Mosca potrebbe non essere contenta d questo rafforzamento dell’alleanza fra Cina e Iran.

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