L’obiettivo di Donald Trump, dopo la liberazione di Mosul da parte dell’esercito iracheno e dell’aviazione dei caccia della coalizione a guida americana, è di non commettere gli stessi errori di Barack Obama. Proprio il vuoto politico che si era creato dopo la caduta di Saddam Hussein (provocata tra l’altro dagli stessi Stati Uniti) e dopo il tentativo (fallito) di conquistare la mente e il cuore degli iracheni, in Iraq si era creato un vero e proprio vuoto politico che aveva permesso la nascita dello Stato islamico. Obama, che nel 2011 aveva provveduto a far tornare in patria le truppe statunitensi, sottovalutò l’Isis, tanto da paragonarlo a “una riserva di una squadra giovanile di basket”.

Ora Trump non può permettersi un errore simile. Ha gli occhi puntati addosso e sa che nessun errore verrà perdonato. Soprattutto in politica estera. Ed è per questo che il generale di corpo d’armata Usa, Stephen Townsend, comandante delle truppe della coalizione anti Isis a guida americana, ha annunciato oggi che, su richiesta di Washington e Baghdad, le truppe americane rimarranno insediate nel Paese: “Il nostro governo è interessato (come quello iracheno nel mantenere delle truppe nel Paese, ndr) e ci sono diverse forze della coalizione che hanno espresso la volontà di unirsi allo sforzo” per cui “posso anticiparvi che ci sarà una presenza della coalizione qui anche dopo la sconfitta di Isis”.

Il generale Townsend ha aggiunto: “Tutti noi ricordano quello che è successo alla fine del 2011 quando le forze Usa e della coalizione lasciarono l’Iraq l’ultima volta e abbiamo visto cosa ci è costato intervenire tre anni dopo. Non penso che nessuno voglia assistere ad un replay di quello che abbiamo vissuto all’epoca”.

Attualmente, in Iraq sono insediati 5mila soldati Usa e Townsend ha chiarito che il contingente che resterà in futuro sarà ridotto ma rimarrà nel Paese.

La presenza americana non serve, però, soltanto a mantenere la stabilità nel Paese, ma, soprattutto, a frenare l’influenza dell’Iran. Teheran, infatti, assieme alle truppe sciite che la affiancano, ha avuto un ruolo molto importante nella lotta contro le bandiere nere in Iraq e, ora, potrebbe presentare il conto a Baghdad.

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