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I rapporti fra Israele e Arabia Saudita sono da molto tempo al centro delle analisi sul Medio Oriente. Qual è il rapporto che lega questi due Paesi? Molto spesso si ritiene che questi due Stati siano profondamente alleati, ma è un ragionamento che rischia di essere fuorviante. Riad e Tel Aviv in questi anni hanno avuto molto motivi per essere in rapporti di collaborazione strettissima, ma sarebbe superficiale credere che vi sia una grande alleanza che li lega. Quello che è in atto è, molto più semplicemente, un perfetto matrimonio d’interesse che riesce a coniugare perfettamente i desideri di entrambi i Paesi. Sauditi e israeliani hanno soprattutto due fattori che li legano. Hanno alleato comune, gli Stati Uniti d’America, guidato da un presidente amico dei rispettivi governi. Ed hanno un nemico comune, l’Iran, così come tutti i suoi alleati regionali. 

Questi due fattori uniscono la geopolitica di entrambi gli Stati, ma non bisogna sottovalutare che i loro interessi, in molti campi, siano ancora divergenti. Uno di questi, in particolare, è stato analizzato da Haaretz in una recente inchiesta sulle relazioni israelo-saudite. Ed è il nucleare saudita. Secondo il quotidiano israeliano, il governo di Tel Aviv si trova attualmente nel pieno di una battaglia politica a Washington per impedire che gli Stati Uniti permettano che Riad sviluppi il proprio programma di energia nucleare che gli consentirebbe di arricchire l’uranio e dunque, eventualmente, di avere un proprio arsenale nucleare nazionale e indipendente da ogni alleanza militare. 

Secondo i rapporti dell’intelligence israeliana, l’amministrazione Trump, legata a doppio filo con Casa Saud, potrebbe essere disposta ad abbassare alcune misure di sicurezza che impediscono alle società statunitensi di condividere tecnologie nucleari sensibili con l’Arabia Saudita. In questo senso, l’attuale amministrazione Usa, che ha siglato con i sauditi enormi contratti in ambito militare, potrebbe non insistere sulle stesse precauzioni che, ad esempio, Obama impose nell’accordo di cooperazione nucleare siglato con Abu Dhabi, quando impose il fatto che si vietasse l’arricchimento dell’uranio e di riprocessare il plutonio.

Nei suoi negoziati con gli Stati Uniti, l’Arabia Saudita non sembra disposta a rinunciare ad arricchire l’uranio nell’ambito del suo presunto programma nucleare civile. Una volontà che,per ironia della sorte, viene imposta basandosi sulle stesse condizioni contenute nell’accordo sul nucleare iraniano. Se però l’amministrazione Trump non sembra particolarmente contraria all’ipotesi di un semaforo verde a Riad, l’ostacolo per l’Arabia Saudita è il Congresso degli Stati Uniti, perché è qui che Israele ha molti più “amici” dei sauditi e può unire la sua vicinanza a Trump con un forte blocco congressuale. Il Congresso potrebbe infatti bloccare l’accordo  eventualmente siglato dal governo Usa o aggiungere clausole che impediscano agli Stati Uniti di vendere tecnologie sensibili all’Arabia Saudita.

Ma è possibile ritenere che Israele e Arabia Saudita siano così divise su questo fronte? È più che probabile, in realtà, che Israele stia mandando un segnale ai sauditi affinché comprendano che c’è un prezzo da pagare se vogliono un via libera al Congresso. Israele vuole qualcosa in cambio, perché Tel Aviv ritiene di avere ottenuto ancora poco da Riad e vuole certezze sul fatto che quest’ultima sia fedele alla linea voluta da Usa e Israele sul fronte mediorientale. Un do ut des che per Israele si tradurrebbe in: Gerusalemme capitale riconosciuta, diritto di sorvolo per gli aerei israeliani nei cieli sauditi (l’Arabia ha smentito le recenti voci su un accordo), cooperazione militare e d’intelligence diretta, investimenti cospicui per le imprese israeliane in Arabia Saudita e una serie di accordi commerciali. 

Un accordo tra Stati Uniti e Arabia Saudita potrebbe aiutare l’industria nucleare americana, che naviga in cattive acque anche grazie alle grandi capacità d’investimento dei russi. E potrebbe essere un mezzo per Washington proprio per evitare che la Russia imponga la sua linea sul nucleare saudita. Il principe ereditario Mohammed Bin Salman ha già visitato Mosca e firmato accordi con la Russia per costruire 16 reattori nucleari entro il 2030. E l’Arabia Saudita ha già accordo sul nucleare con Cina, Francia, Corea del Sud, Pakistan e Argentina. Insomma, gli Usa non sono gli unici a poter consegnare tecnologie nucleari. Ma è chiaro che i sauditi, per ora, preferiscano passare per Washington. Anche solo per evitare contraccolpi alla propria geopolitica. Tuttavia devono passare per Israele, che ha imposto, a quanto pare, un prezzo molto alto. Un prezzo che però reggerà finché durerà l’accordo sul nucleare iraniano. Qualora gli Usa dovessero dire addio all’accordo del 5+1, bisognerebbe sperare soltanto nella lucidità di Teheran e nella diplomazia europea. Altrimenti, il rischio che Riad decida da sé di sviluppare un proprio arsenale nucleare potrebbe essere molto alto.

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