Nello scontro tra Iran e Israele, entra in gioco anche l’Italia. La notizia la riporta il quotidiano Jerusalem Post, che cita Channel 10, un’emittente israeliana.

Secondo quanto affermato da alcuni funzionari governativi di Tel Aviv, nelle ultime settimane Israele ha fatto pressioni sull’Italia perché la smettesse di fermare le nuove sanzioni dell’Unione europea contro l’Iran. All’inizio di aprile, il direttore generale del ministero degli Esteri Yuval Rotem ha invitato l’ambasciatore italiano in Israele, Gianluigi Benedetti, per un incontro in cui ha espresso “la sua insoddisfazione per la posizione italiana che impedisce l’attuazione di ulteriori sanzioni sul regime iraniano”.

Secondo le fonti della televisione israeliana, per l’approvazione delle nuove sanzioni contro l’Iran, è necessario il consenso di tutti gli Stati membri dell’Unione Europea. L’Italia è l’unico Paese che si sta battendo per non approvarlo. Questo nuovo pacchetto di sanzioni, introdotto da Regno Unito, Francia e Germania, ha come obiettivo quello di fermare il programma missilistico iraniano e le attività iraniane in Siria, Libano, Iraq e Yemen.

L’ambasciatore italiano, nell’incontro con il direttore generale del ministero degli Esteri, ha chiarito che il suo Paese stava bloccando le sanzioni contro l’Iran perché ritenevano che i tempi non fossero adeguati. A detta del governo israeliano, tutto nascerebbe dai contratti commerciali siglati da Roma con Teheran. Accordi di miliardi di euro, ossigeno per le nostre imprese e un’arma importante dal punto di vista geopolitico.

Tutto finito? Non proprio. A detta dei media israeliani, il governo israeliano avrebbe predisposto un viaggio a Roma proprio per discutere con l’Italia di questa scelta di bloccare le sanzioni all’Iran. Un viaggio che Tel Aviv spera possa persuadere il governo italiano a fare marcia indietro.

Il nuovo pacchetto di sanzioni europee nasce da un’esigenza molto più profonda. Berlino, Parigi e Londra ritengono che aumentare la pressione su Teheran per ciò che riguarda il programma missilistico, aiuterà a convincere Donald Trump a rivedere la sua decisione di far crollare l’accordo sul nucleare iraniano. Emmanuel Macron ,in queste ore a Washington, ha già fatto capire che la Francia è disposta a fare delle concessioni per arrivare al salvataggio del cosiddetto 5+1. Idea che ha anche Angela Merkel, attesa venerdì negli Stati Uniti.

L’Italia, in posizione assolutamente secondaria nell’ambito dell’accordo sul nucleare iraniano, rischia ora di giocare un ruolo fondamentale. I suoi storici rapporti con l’Iran fanno sì che Roma abbia assunto una posizione defilata, ma centrale nei rapporti fra Iran ed Europa. E infatti, l’Italia, a differenza di altri Paesi europei, non si è mai pronunciata in maniera feroce contro il governo iraniano e le sue azioni in Medio Oriente. Una politica che a molti è sembrata segno di poca forza, ma che in realtà ha dimostrato lucidità e senso diplomatico. Motivo per cui Paolo Gentiloni, pur ribadendo la sua alleanza con gli Usa e la Nato, non ha inviato forze a sostengo dell’attacco in Siria della scorsa settimana. 

Ora si dovrà attendere il 12 maggio, data in cui Trump scioglierà le riserve. E chissà che il viaggio dei funzionari israeliani a Roma possa portare novità importanti. Se l’Italia accetterà le nuove sanzioni, potrebbe essere anche il preludio di un accordo dell’amministrazione americana per salvare l’accordo sul nucleare iraniano. Ma sarebbe anche un segno che l’Italia ha ceduto. Per un bene maggiore, probabilmente. Simbolo del fatto che Roma, nonostante tutto, mantenga ancora un ruolo di assoluto livello nelle relazioni internazionali.

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