Il governo spagnolo ha chiesto, subito dopo l’inizio del processo indipendentista catalano, che i partner occidentali e internazionali esprimessero il loro sostegno a Madrid nella difesa dell’integrità territoriale del regno di Spagna. Poco a poco, tutti gli Stati e le organizzazioni internazionali alleati della Spagna hanno dato il loro sostegno alla causa costituzionale. Gli Stati membri dell’Unione europea, l’Ue come organizzazione, gli Stati Uniti (che hanno parlato di Catalogna come parte integrante della Spagna), la Cina e anche la stessa Russia, accusata da più parti di essere mandante oscura di un piano di smantellamento dell’Ue attraverso partiti euroscettici e movimenti secessionisti. C’è uno Stato però cui la Spagna ha chiesto appoggio formale e pubblico nella questione catalana e che invece ha dato una risposta non esattamente in linea con quanto Madrid si aspettasse: Israele. Lo Stato israeliano è uno dei pochi Stati a non aver preso una posizione ufficiale di netta distanza dal movimento separatista che vorrebbe la Catalogna un Paese indipendente. O meglio, non ha dato la sua approvazione alla secessione, ma, in modo abbastanza criptico, ha detto, tramite l’ambasciatore a Madrid, che non fosse necessario parlarne perché Israele non si intromette in questioni interne di altri Paesi.

Le autorità spagnole, soprattutto attraverso l’ambasciatore a Tel Aviv, Manuel Gómez-Acebo, avevano chiesto al governo Netanyahu una presa di posizione più netta. Ma questa non è arrivata. Anzi, il governo israeliano ha voluto ricordare che mantiene ottime relazioni con la Spagna e con la Generalitat di Catalogna, quasi a voler comunque implicitamente dire che considera Barcellona un interlocutore internazionale, pur nella cornice dell’appartenenza alla Spagna. Una mancata presa di posizione che in molti hanno visto come una risposta di Israele alle politiche europee, considerate dall’esecutivo israeliano come eccessivamente filopalestinesi. L’Unione europea ha, infatti, spesso condannato lo Stato ebraico per le politiche nei confronti della popolazione palestinese, condannando in particolare la costruzione di nuovi insediamenti nei territori occupati. A questo, si aggiunge la politica europea di partenariato con l’Iran, nemico storico di Israele: una partnership tra Stati membri dell’Ue e Teheran che Netanyahu ha più volte chiesto di tagliare. La Spagna, in questo senso, è stata per anni vicina alla causa palestinese, tanto che ha più volte chiesto al governo israeliano di rimodulare la propria azione incanalandola nel pieno rispetto dei diritti umani. In questo senso, non vanno sottovalutate le parole di Eli Ben-Dahan, deputato della Knesset e viceministro della Difesa, il quale ha descritto la Spagna come “ipocrita” per aver rifiutato di consentire alla Catalogna di tenere un referendum sulla sua indipendenza. “La Spagna ha chiesto nel corso dell’anno di dare piena libertà ai palestinesi – ha detto il funzionario israeliano – ma non è disposta a consentire ai cittadini catalani di indire un referendum”. Parole interessanti che dimostrano come la titubanza israeliana verso la Spagna e la questione catalana sia evidente.

A questa motivazione che si può ricondurre ai rapporti non troppo idilliache di Israele con l’Unione europea e la Spagna, si aggiunge poi lo stretto legame che intercorre fra i movimenti indipendentisti della Catalogna e Israele. Fughiamo subito ogni dubbio: non c’è un complotto. Ci sono però relazioni pubbliche e molto positive fra Barcellona e Tel Aviv sin dai tempi in cui la riforma della Costituzione spagnola ha dato ampia autonomia alle comunità autonome. Il leader indipendentista Artur Mas ha mantenuto sin dagli anni Ottanta rapporti di stima e di collaborazione con il governo israeliano e ha sempre messo al centro dell’internazionalizzazione della questione catalana i rapporti positivi con Israele, tanto che i suoi governi organizzavano viaggi e interscambi con il Paese mediorientale. In particolare, Mas aveva costruito nel tempo un ottimo rapporto con Shimon Peres, il quale aveva avuto sempre un occhio di riguardo, a detta dei catalani, per la causa secessionista. Proprio per questo motivo, assume particolare rilevanza la visita ufficiale del presidente israeliano Rivlin in Spagna, che si terrà il 6 e il 7 novembre prossimi. Una visita che certamente non potrà non toccare anche il tema della Catalogna indipendente.

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