Il tempo stringe per Benny Gantz: l’ex generale ha tempo fino alla mezzanotte di lunedì 13 aprile per trovare un accordo con Netanyahu e formare il nuovo governo, a più di un mese di distanza dalle ultime elezioni. Nelle settimane precedenti sembrava che i due leader avessero trovato un compromesso per uscire dall’impasse politica che attanaglia il Paese da più di un anno, ma all’ultimo momento i rapporti tra Gantz e Netanyahu si sono nuovamente incrinati. Ma se all’inizio delle trattative quello in vantaggio era l’ex generale, adesso i ruoli si sono decisamente capovolti e ad avere tutto da perdere dal fallimento dei negoziati è proprio Gantz.

Il nodo giudiziario

Nei giorni scorsi Netanyahu e Gantz avevano stabilito di unire le proprie forze per creare un governo d’emergenza in grado di affrontare la diffusione del coronavirus in Israele, ricoprendo alternativamente la carica di premier. Il primo sarebbe stato Netanyahu, che passati 18 mesi avrebbe dovuto cedere il posto al suo alleato. Il compromesso, che risolveva uno dei punti su cui i due leader si erano scontrati fin da principio, aveva sollevato diversi dubbi in Israele: molti giornalisti si sono espressi con scetticismo circa la reale intenzione di Bibi di cedere il potere all’ex generale, ma i loro avvertimenti non hanno turbato Gantz. Almeno all’apparenza.

Sciolto questo nodo, rimanevano altre due questioni di risolvere: l’annessione della Cisgiordania e la nomina dei giudici. Gantz è sempre stato favorevole all’espansione territoriale israeliana, ma preferiva prendere altro tempo per ottenere il sostegno di altri Stati e non solo degli Usa; Netanyahu invece, ansioso di guadagnarsi ancora una volta il favore dei coloni, spingeva per un’annessione immediata. Alla fine, ad aver avuto la meglio è stato proprio il leader del Likud. A questo punto le trattative tra i due politici sembravano giunte al termine, ma all’ultimo Netanyahu ha avanzato una nuova richiesta: il potere di veto sulla nomina dei giudici. Gantz ha bollato il comportamento di Bibi come antidemocratico e interrotto le trattative, rifiutando di piegarsi ancora una volta al volere del premier uscente.

La carriera di Gantz appesa a un filo

Secondo diversi analisti, Netanyahu starebbe decidendo se giungere a un compromesso con Gantz o se trascinare il Paese a nuove elezioni: gli ultimi sondaggi danno il leader del Likud come vincente, mentre Gantz ne uscirebbe sonoramente sconfitto. L’ex generale si trova infatti in una posizione di grosso svantaggio rispetto alle precedenti tornate elettorali. L’alleanza Blu&Bianco non esiste più, molti elettori sono rimasti scontenti dalla decisione di allearsi con Netanyahu dopo un’intera campagna elettorale contro il leader del Likud, e anche la Lista Araba Unita – e relativi sostenitori – non ha più fiducia nell’ex generale. Gantz ha più volte ripetuto di aver aperto alle trattative con Netanyahu per il bene del Paese, ma così facendo ha messo in pericolo il suo stesso futuro politico: se a mezzanotte non ci sarà alcun governo, difficilmente l’ex generale potrà ancora sperare di guidare il Paese.

In questo scenario, va però considerato anche un terzo attore: il presidente Rivlin. Il capo di Stato non ha concesso a Gantz altro tempo per raggiungere un accordo con Netanyahu, ma allo stesso tempo ha deciso di non affidare un nuovo incarico al leader del Likud nel caso in cui le trattative dovessero fallire. La palla passerebbe alla Knesset, che avrebbe a quel punto altri 30 giorni di tempo per presentare un nuovo nome. Un tempo abbastanza lungo per permettere ai due leader di trovare nuovi appoggi, ma che danno a Gantz un vantaggio in più. L’ex generale ricopre infatti la carica di portavoce del Parlamento, per cui potrebbe far passare una legge che impone un limite ai mandati che si possono ricoprire e vieta a chi è sotto accusa di diventare premier d’Israele. Una simile mossa sarebbe un duro colpo per Netanyahu, che dovrebbe quindi rinunciare all’idea di governare ancora una volta il Paese.

Le prossime ore saranno cruciali per il futuro politico non solo di Netanyahu e Gantz, ma dell’interno Paese.

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