Ha evidentemente lasciato il segno l’abbattimento dell’aereo israeliano in Siria, avvenuto lo scorso 10 febbraio quando un caccia dell’aviazione di Tel Aviv era di rientro da una missione di bombardamento della base militare di Tyas, nel cuore del deserto siriano e non lontana da Palmyra; proprio nelle ultime settimane, è stato accelerato il progetto di nuovi sistemi di difesa anti aerea e, in particolare, dei velivoli in missione durante delicate operazioni. Nelle scorse ore è stato infatti presentato l’Ell – 8270, definito non solo dagli israeliani ma anche da diversi esperti del settore come una modalità innovativa e moderna di approccio ai mezzi anti missile; si tratta, in poche parole, di una vera e propria esca che non viene sganciata dall’aereo bensì ad esso collegata tramite un filo: quando il missile nemico è in avvicinamento, l’esca attira l’elemento nemico su di sé evitando quindi l’impatto con il velivolo.

La nuova “esca” iper tecnologica e low cost

L’esca in questione, che deve solamente essere attivava dal pilota in caso di pericolo, rimane a distanza di sicurezza dall’aereo e, come detto, ad essa collegata tramite un filo; al suo interno, vi è un trasponder ed è proprio questo elemento che salva la vita al pilota e l’integrità del mezzo in quel momento minacciato: infatti, il trasponder riesce a deviare il corso del missile o del proiettile lanciato contro l’aereo, attirandolo su di sé ed evitando quindi la deflagrazione in prossimità del mezzo. L’esca è dotata di un’autonoma batteria, anche per questo motivo quindi essa risulta vantaggiosa in quanto può essere attivata dal pilota per diversi chilometri e l’aereo può essere protetto da questa vera e propria schermatura per molto tempo; il sistema, come detto, è stato battezzato con il nome di Ell – 8270 ed è stato concepito dall’Iai (Israel Aerospace Industry), attiva in questi giorni specie dopo lo shock derivato dall’abbattimento di un aereo militare da parte della contraerea siriana.

L’altra importante novità che presenta l’Ell – 8270 riguarda invece i costi: mantenere questa esca permette di risparmiare numerose somme rispetto agli attuali sistemi difensivi anti missile, l’obiettivo è rendere questo oggetto dotato di autonoma batteria tra i più economici di sempre, anche perché il costo della sicurezza in Israele sembra aumentare anno dopo anno ed il governo di Netanyahu vuol respingere le accuse di non badare a spese sul fronte della difesa, a discapito di altri settori attualmente più in difficoltà. L’altro vantaggio dell’Ell – 8270, è inerente alla sua capacità di gestione delle minacce: questo sistema, una volta entrato a regime, può gestire contemporaneamente più attacchi rivolti verso l’aereo oggetto dei missili o dei proiettili nemici.

Il settore sicurezza in Israele sempre più attivo

Non è certo un mistero il fatto che il governo di Tel Aviv punti molto sulla difesa e sulla sicurezza; non solo Netanyahu e non solo i governo del Likud infatti, nel corso della storia dello Stato ebraico, hanno investito molto nelle armi e nel rafforzamento dei sistemi di sicurezza del paese. Pur tuttavia, mai come in questo periodo l’indotto della difesa israeliano registra ragguardevoli investimenti, accompagnati dalla produzione di nuovi sistemi sia offensivi che difensivi; l’Ell – 8270 è soltanto l’ultimo di una lunga serie di evoluzioni dei mezzi di sicurezza che negli ultimi anni hanno portato alla proliferazione di numerose nuove armi. L’indotto che riguarda la sicurezza e la difesa, è tra i più importanti settori dell’intera economia israeliana, muovendo ogni anno miliardi di Dollari in investimenti ed impiegando migliaia di lavoratori nelle varie industrie di armi e di sistemi difensivi.

Una necessità sia economica che politica, anche l’opinione pubblica israeliana non è completamente d’accordo con questa strategia: in un recente sondaggio pubblicato dai principali quotidiani del paese, è emerso infatti come la minaccia maggiormente percepita dagli abitanti non è quella relativa alla guerra con i palestinesi od alle tensioni con Gaza ed Hezbollah, bensì lo spauracchio delle tensioni sociali interne dovute ad un’economia che negli ultimi anni ha allargato il divario tra ricchi e poveri. In poche parole, ad oggi la gente in Israele vorrebbe vedere più investimenti nell’economia e nel lavoro, a discapito invece dei tanti fondi dirottati in armi e sistemi difensivi.

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