L’evoluzione della guerra al Daesh desta preoccupazione in Israele. L’avanzata vittoriosa delle componenti sciite del conflitto, guidate dalla potenza iraniana, è divenuta ormai la costante preoccupazione dell’intelligence israeliana, che teme l’ascesa della cosiddetta mezzaluna sciita. Il timore di Israele è che l’eventuale vittoria contro lo Stato Islamico trasformi l’Iran nella potenza egemone del Medio Oriente, rendendosi guida di tutti gli Stati e le fazioni politiche di matrice sciita.Che questo scenario sia possibile, è chiaro dall’analisi dell’evoluzione dei conflitti in Medio Oriente. In Iraq, l’avanzata della coalizione internazionale e la liberazione di Mosul stanno, di fatto, cedendo il Paese alla comunità sciita. Una comunità che dai tempi di Saddam Hussein vive con la volontà di riscattarsi e che troverebbe in Teheran una facile alleanza. In Siria, la permanenza al potere di Bashar Al Asad e della sua fazione alauita, legata allo sciismo, garantisce all’Iran la stabilità di un’alleanza ormai più che solida, che gli permette di rimanere legato al Mediterraneo. In Yemen, ancora in piena guerra civile, l’appoggio dell’Iran ai ribelli contro i sunniti alleati dell’Arabia Saudita permette a Teheran di controllare una parte dello Stato e di penetrare in pianta stabile nel profondo della penisola arabica. Infine l’Iran ha dalla sua parte Hezbollah, facendo sì che in Libano Teheran possa avere costantemente appoggi politici, militari e rifornimenti nella guerra al Daesh.Se queste guerre dovessero finire come vuole l’Iran, Teheran avrebbe, di fatto, il controllo su una gran parte del Medio Oriente. Questa possibilità è avvertita da Israele come una minaccia. Una minaccia che non è disposta a tollerare. A questo proposito, le parole di Chagai Tzuriel, direttore generale del ministero dell’intelligence di Israele, dimostrano come il problema sia particolarmente sentito dalle parti di Tel Aviv. In una riunione con la stampa internazionale, l’alto funzionario israeliano ha affermato che l’Iran, vincendo queste guerre, stia in realtà cingendo d’assedio Israele. L’idea dell’intelligence israeliana è che l’impegno militare in Iraq e in Siria sia il frutto di un piano iraniano di controllo di una fascia territoriale che gli permetta di arrivare nel Mediterraneo, grazie all’appoggio del Libano e in particolare di Hezbollah.Ed è proprio il Libano a essere ora il pericolo più grande per Israele e Iran. Negli ultimi mesi, infatti, sono stati molteplici i segnali di un inasprimento del conflitto mai sopito fra Libano ed Israele. Il conflitto siriano, infatti, doveva essere per Israele la possibilità della fine del governo di Assad e la fine di un prezioso alleato per l’esercito di Hezbollah, suo storico nemico in Libano. L’intervento iraniano prima e russo poi, hanno invece reso impossibile la caduta di Damasco e il regime-change tanto agognato da parte di Tel Aviv.Israele è stato per molto tempo frenato dall’intervento diretto in Siria grazie alla diplomazia russa. Ma le continue incursioni dell’aviazione israeliana in territorio siriano dimostrano come gli accordi fra Mosca e Tel Aviv non siano così ben accetti dai comandi israeliani. Israele ha più volte bombardato postazioni Hezbollah in territorio siriano, e finora solo l’intervento della comunità internazionale, in particolar modo del Cremlino, ha evitato che si scatenasse una guerra anche fra Libano e Israele.Alle incursioni militari di Israele, si aggiungono anche le ultime scelte politiche del governo di Netanyahu. Tra Israele e Libano vi è, infatti, da anni una forte contesa territoriale riguardante un’area fondamentale per lo sfruttamento energetico dei fondali marini. Il governo israeliano sembra ora intenzionato ad annettere l’area, creando, di fatto, le premesse per un conflitto armato con il vicino libanese. Da parte di Beirut, infatti, non vi è alcuna intenzione di cedere la zona oggetto di disputa, ed è stato proprio il presidente del Parlamento libanese, Nabih Berri, a confermare che l’annessione equivarrebbe a una dichiarazione di guerra.Uno scontro fra Libano e Israele scatenerebbe immediatamente n effetto domino che ha tutta l’aria di avere quale obiettivo l’egemonia iraniana sul Medio Oriente. Se, infatti, per Israele il vero nemico resta il regime degli ayatollah, e lo ha dimostrato anche la recente dichiarazione del capo dell’intelligence, allora è altrettanto evidente che l’obiettivo finale non è tanto il Libano, quanto il suo alleato iraniano. Israele può contare su una fitta rete di alleanze con molti Stati dell’area mediorientale, in special modo sunniti.Ma può contare soprattutto sull’appoggio di Donald Trump, che dall’inizio del suo mandato ha sempre posto l’accento sull’ostilità verso Teheran. Le ultime mosse del tycoon sembrano del resto confermare questa tendenza degli Stati Uniti sotto la nuova presidenza. La solida alleanza con Israele, i recenti incontri con i rappresentanti di Egitto e Giordania, le parole di fuoco contro Assad e il presunto uso di armi chimiche, dimostrano come la presidenza americana sia ormai sempre più indirizzata verso un ripristino delle antiche alleanze in Medio Oriente. Il tutto con un unico obiettivo: colpire l’Iran, il vero vincitore della guerra allo Stato Islamico.

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