Questa volta niente basco rosso in testa, niente divisa addosso: Binyamin Gantz si mostra agli israeliani senza l’uniforme dei paracadutisti che l’ha sempre contraddistinto nelle immagini pubbliche, parlando in un video di 17 secondi in cui annuncia la sua candidatura. È tempo di elezioni in Israele, il 9 aprile si vota e dunque ad un Benjamin Netanyahu che corre per una riconferma fanno da contraltare i suoi sfidanti. Tra questi, per l’appunto, dalle scorse ore c’è Binyamin Gantz.

Chi è Binyamin Gantz 

Il suo è un nome noto in Israele in quanto per anni è stato capo delle forze armate. Dal 2011 al 2015 è lui il ventesimo capo di stato maggiore dell’esercito israeliano, apice di una carriera militare iniziata nel 1977 tra i paracadutisti. Ed è lì che si forma, partecipando a tutte le varie più importanti operazioni militari che il paese ebraico affronta negli ultimi trent’anni. Classe 1959, tra gli incarichi più delicati a lui affidati, figura quello di comandante della divisione Giudea e Samaria tra il 2000 ed il 2002 e dunque nel pieno della seconda intifada. Diverse anche le mansioni nel delicato confine settentrionale, infine per l’appunto la direzione dell’esercito israeliano. Un incarico quello affidatogli da Ehud Barak, all’epoca ministro della difesa e leader dei laburisti. 

E Gantz avrebbe, anche se dal passato non emergono conferme del diretto interessato in merito, delle preferenze per il partito laburista negli anni della sua carriera militare. Adesso la svolta in politica, ma a capo di un partito di recente formazione. Il suo obiettivo è puntare molto sul proprio livello di popolarità: la fama tra gli israeliani infatti è quella di un militare integerrimo, un baluardo contro la dilagante corruzione. 

La corsa con Hosen L’Yisrael

Israele prima di ogni cosa” è il motto che pronuncia Binyamin Gantz nel suo video e che scorre nelle immagini al termine dei suoi diciassette secondi di discorso. Uno slogan che potrebbe sembrare trumpiano e che proietterebbe a prima vista il suo partito verso destra. In realtà la formazione politica, novità di queste elezioni, si proclama centrista: Hosen L’Yisrael, Resistenza per Israele, vuole raccogliere i voti moderati di chi appare sfiduciato dai dieci anni di Netanyahu al potere. Quest’ultimo però non sembra preoccupato. Il sistema elettorale israeliano al momento gli permette di dormire sonni tranquilli: il suo Likud è accreditato secondo i sondaggi della maggioranza relativa, almeno 31 seggi su 120 alla Knesset. Raschiando tra i vari partiti di centro destra e della destra religiosa, non dovrebbe avere difficoltà a mettere in piedi una coalizione di almeno 61 membri per avere la maggioranza e quindi il nuovo incarico. Lo stesso premier ha affermato che, in caso di maggioranza relativa del Likud, la coalizione nella prossima legislatura sarà una fotocopia dell’uscente. 

Ma Gantz non si dà per vinto. È bene ricordare che in Israele non esiste l’elezione diretta del primo ministro, ma la popolarità di cui gode l’ex militare potrebbe essergli ugualmente d’aiuto. Il suo obiettivo infatti è fa guadagnare più seggi possibili ad Hosen L’Yisrael, per poi formare un vasto cartello centrista con il partito Yesh Atid, guidato dall’ex star televisiva Yair Lapid. Se quello di Gantz attualmente è accreditato di 13 seggi, il partito di Lapid invece dovrebbe ottenerne 10. Con il lancio della sua candidatura, l’ex capo di stato maggiore mira a far ottenere alla sua formazione più dei 13 seggi previsti e sperare, in tandem con Yesh Atid, di insidiare i 31 seggi attualmente dati al Likud. Sono solo sondaggi, ma di certo il quadro israeliano, con i laburisti molto in basso che non dovrebbero andare oltre i dieci seggi, sembra parlare chiaro: nonostante le indagini per presunta corruzione e qualche altra ombra, le alternative a Netanyahu appaiono molto limitate. Tra queste, a spiccare è senza dubbio Gantz. La campagna elettorale è comunque solo all’inizio. 

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