La scorsa settimana, gli Stati Uniti hanno radunato Paesi da tutto il mondo, specialmente dall’Europa e dal Medio Oriente, in un vertice a Varsavia nel tentativo di formare un fronte unito contro l’Iran. Iniziativa fortemente caldeggiata dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu che prima del vertice sui social ha dichiarato: “Da qui andrò ad un incontro con 60 ministri degli esteri e inviati di Paesi di tutto il mondo riuniti contro l’Iran”, ha osservato Netanyahu. “Ciò che è importante di questo incontro – è che non è in segreto, perché ce ne sono molti – è che questo è un summit aperto con i rappresentanti dei principali Paesi arabi, che si stanno sedendo insieme a Israele per far avanzare il comune interesse della guerra con l’Iran.”

Dichiarazioni bellicose espresse su twitter che, come osserva Newsweek, sono state immediatamente riformulate. I tweet in inglese sono stati eliminati e caricati di nuovo con l’espressione “combattere l’Iran” in sostituzione di “guerra con l’Iran”. Il video con sottotitoli in inglese è stato rimosso.

Israele spinge per la guerra all’Iran: i tweet di Netanyahu

Poco prima di recarsi alla conferenza di Varsavia, Netanyahu ha rivelato che le forze israeliane erano responsabili del bombardamento di un posto di osservazione nella provincia sud-occidentale di Al-Quneitra, in Siria. L’attacco è stato l’ultimo di una lunga campagna, un tempo segreta, di attacco di obiettivi iraniani – o presunti tali – in terra siriana.

Come osserva The American Conservative, Netanyahu “sembra stia cercando di creare l’illusione di avere un ampio sostegno regionale in eventuale escalation contro l’Iran in Siria e in Libano”. Tuttavia, afferma Daniel Larison, “la maggior parte degli stati arabi non hanno alcun interesse a fare la guerra con l’Iran se sono loro a doverla combattere”. L’Oman, per esempio, che ha incontrato Netanyahu alla conferenza di Varsavia attraverso il suo ministro degli esteri “non ha certo il desiderio di fare una guerra del genere”.

L’approccio aggressivo del premier verso la Repubblica Islamica e i suoi intenti bellicosi, tuttavia, piacciono anche all’opposizione interna. Alla Conferenza di Monaco, Benny Gantz, presidente di Hosen L’Yisrael e candidato a primo ministro, ha dichiarato di appoggiare l’iniziativa di Netanyahu verso Teheran. Come riporta Haaretz, l’ex capo dell’esercito ha osservato che se su molte questioni lui e Netanyahu sono in disaccordo, ma “quando la sicurezza di Israele è minacciata non c’è distanza fra noi. Non c’è destra o sinistra, maggioranza e opposizione”. Gantz ha detto di essere vicino a Netanyahu nella lotta contro l’Iran ed che è sicuro che quest’ultimo “farà lo stesso quando sarò il primo ministro di Israele”.

Una “fake news” per scatenare un nuovo conflitto?

Secondo il giornalista ed esperto di Medio Oriente Alberto Negri, gli Stati Uniti insieme a Israele e alle monarchie del Golfo stanno fabbricando una nuova devastante “fake news”, come quella che nel 2003 portò all’attacco contro l’Iraq di Saddam Hussein. Adesso l’idea, osserva Negri, “è quella di stringere d’assedio e muovere guerra all’Iran” affermando, come è stato fatto giovedì scorso alla riunione di Varsavia, “che si tratta della peggiore minaccia alla pace nel Medio Oriente”.

“L’Iran viene denunciato come un regime oscurantista – prosegue Negri – cos’è allora la monarchia saudita rappresentata dal principe Mohammed bin Salman, mandante, secondo la stessa Cia, dell’assassinio del giornalista Jamal Khashoggi?”.

Che Israele cerchi lo scontro con Teheran ne è convinto anche il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif, che ha accusato Israele di “cercare la guerra”. Zarif ha avvertito che il comportamento di Tel Aviv e quello di Washington “aumentano le possibilità di uno scontro in Medio Oriente”. “Il rischio di una guerra è grande e sarà ancora maggiore se si continuerà a chiudere un occhio contro le gravi violazioni del diritto internazionale”, ha detto Zarif alla conferenza sula sicurezza di Monaco. 

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