Matteo Salvini è volato oltreoceano per rafforzare l’alleanza tra Italia e Stati Uniti. Il ministro dell’Interno si è dovuto accontentare, si fa per dire, di incontrare il vicepresidente Mike Pence e il Segretario di Stato Mike Pompeo. Porte chiuse, invece, per un faccia a faccia con il Presidentissimo Donald Trump, sia per ragioni di gerarchia che di protocollo: fin qui Salvini resta pur sempre un ministro e non un Presidente del Consiglio. Il viaggio di Stato del Segretario della Lega apre un nuovo capitolo nella politica estera italiana, ma soprattutto potrebbe ridimensionare il rapporto stretto solo pochi mesi fa con la Cina. Gli sforzi fatti da Di Maio per firmare il Memorandum d’intesa con Pechino rischiano di finire in fumo, bruciati da possibili nuovi accordi tra Roma e Washington.

La Cina si allontana, gli Stati Uniti si avvicinano

La trasferta statunitense di Salvini aveva uno scopo ben preciso: dare uno schiaffo all’Unione Europea sposando le idee di Trump, autentico spauracchio di Bruxelles, e allo stesso tempo legittimare il proprio sovranismo, simile a quello americano. Gli Stati Uniti sono stati ben felici di accogliere il ministro dell’Interno italiano ma in cambio hanno chiesto spiegazioni su diversi dossier: dal Venezuela alla Cina passando per la Russia. Salvini, che vuole abbassare le tasse imitando il modello economico trumpiano, è pronto a chiarire punto per punto tutti i dubbi della Casa Bianca, così da riaprire un forte canale comunicativo con Washington. “Sono qui per aprire un canale di comunicazione che può interessare moltissimo entrambi – ha detto Salvini poco dopo essere arrivato negli Usa – Noi a differenza di altri Paesi europei ci siamo”.

Le politiche di Salvini passano da Washington?

Il piano di Salvini è ambizioso ma richiede risorse che l’Italia in questo momento non ha a disposizione. Tuttavia gli Stati Uniti, nella speranza del ministro e come ipotizzato da La Stampa, potrebbero offrire quegli investimenti necessari per attuare la tanto discussa flat tax. In tal caso Roma dovrà abbandonare per sempre ogni tentazione offerta da Mosca e Pechino. Già, la Cina, un altro tema scottante sul quale Washington vuole massima chiarezza. Matteo Salvini ha fatto capire agli interlocutori di essere pronto a limitare l’adesione dell’Italia alla Nuova Via della Seta e, se necessario, a stracciare completamente l’intesa di massima raggiunta dal governo italiano con il Presidente cinese Xi Jinping. Il ministro ha inoltre parlato di Huawei, assicurando di raccogliere informazioni sull’azienda cinese per capire se potranno esserci gli estremi per escluderla dalla corsa allo sviluppo del 5G sul suolo italiano. Le parole usate da Salvini per riferirsi alla Cina non sono state lusinghiere, visto che il segretario della Lega ha parlato di “prepotenza cinese in Europa” e ha aggiunto che “il business viene dopo la sicurezza nazionale”. Se, come ha confermato Salvini, la fedeltà euro-atlantica dell’Italia non è mai stata in discussione neppure dopo la firma del Memorandum con la Cina, perché il governo italiano si è esposto così tanto facendosi vedere al fianco di Xi Jinping? Roma non può più prendere tempo e deve scegliere: Washington o Pechino.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.