La missione Sophia è ufficialmente terminata, quella volta a sostituirla non è ancora nella sua fase operativa: l’operazione Irini, che dovrebbe prendere il posto della precedente, per il momento non ha preso piede. Si tratta della missione europea che dovrebbe avere il compito di vigilare sul rispetto dell’embargo sulle armi in Libia, uno dei principali punti emersi dal documento firmato al termine della conferenza di Berlino dai vari attori internazionali interessati al dossier libico. La missione Sophia, nata nel 2015, è stata un fallimento e negli ultimi tempi operava senza l’ausilio di mezzi navali. Dopo il vertice tenuto a gennaio nella capitale tedesca, si è deciso di riprovare la strada di una missione europea aeronavale in grado di monitorare il flusso di armi verso la Libia. Archiviata a fine marzo EuNavForMed, conosciuta per l’appunto con l’appellativo di missione Sophia, si aspetta di sapere i tempi e le modalità di attuazione dell’operazione Irini. Il primo elemento importante da questo punto di vista, riguarderà la scelta del Paese che dovrà guidare la nuova missione.

Staffetta tra Italia e Grecia

L’operazione Sophia è stata guidata dal nostro Paese dall’inizio alla fine, mantenendo anche la sede del comando. Nell’ultimo mese, a capo di Eunavfor Med è stato posto il comandante Fabio Agostini e dovrebbe essere proprio lui a riprendere lo scettro, sempre da Roma, della prossima missione. Tuttavia, in sede europea il via libera al lancio di Irini ha lasciato intravedere alcune dispute interne al vecchio continente circa proprio il comando della missione. L’Italia, per via dell’esperienza maturata con Sophia e per la vicinanza geografica e storica alla Libia, ha rivendicato il ruolo di Paese guida della nuova operazione europea. Ma anche altri governi hanno avanzato tale pretesa, a partire dalla Grecia. Atene, in sede di trattative che hanno poi portato all’accordo, ha avuto un ruolo importante e non è un caso che il nome dato alla missione sia greco (Irini vuol dire “pace”).

Inoltre, il governo ellenico ha dato la propria disponibilità ad accogliere le navi dell’operazione all’interno dei propri porti. Circostanza quest’ultima invece negata dall’Italia per via dell’emergenza coronavirus, che ha fatto ulteriormente temere al governo di Roma la prospettiva di vedere sbarcare le navi militari con a bordo migranti salvati nel Mediterraneo centrale. Un elemento che vorrebbe significare per l’Italia un ulteriore appesantimento della macchina dell’accoglienza. Stando alle ultime novità diplomatiche, la via presa in considerazione per il comando di Irini è dunque quella di una possibile staffetta tra Roma ed Atene. A rivelare questa indiscrezione, è stato il quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung, secondo cui l’Italia assumerebbe in un primo momento il comando della missione, per poi cederlo successivamente alla Grecia. Un compromesso quindi tra i due Paesi più interessati a guidare Irini, anche se al momento in tal senso non sono arrivate conferme.

Al Sarraj condanna la missione

E mentre in Europa si continua a discutere sulle varie modalità attuative della nuova operazione, in Libia nessuno sembra fare salti di gioia davanti alla prospettiva del via libera definitivo ad Irini. In primo luogo, nelle scorse ore è stato il premier Fayez Al Sarraj a dichiararsi contro la nuova missione. Da Tripoli vengono contestati principalmente due elementi: da un lato, la mancanza di una precisa condivisione con le autorità libiche dei vari programmi che dovrebbero portare all’operazione, dall’altro l’inefficacia dell’iniziativa europea per frenare il flusso di armi verso la Libia. Il disappunto di Al Sarraj è stato espresso in una missiva indirizzata all’Europa e resa nota giovedì: “Vi informiamo – si legge – dell’obiezione del Governo di Accordo Nazionale circa il piano dell’Unione europea di monitorare l’embargo sulle armi”.

Secondo Al Sarraj, l’operazione navale non farà ottenere alcun risultato in quanto non è previsto alcun monitoraggio dei confini orientali del Paese, con riferimento quindi alle armi che potrebbero giungere nelle zone della Libia controllate dal generale Khalifa Haftar. La presa di posizione di Tripoli, è il sospetto che serpeggia a livello diplomatico, è arrivata anche su indicazione del governo di Ankara, stretto alleato di Al Sarraj. In Turchia, in particolare, non si vedrebbe di buon occhio il via libera ad una missione dove i vicini greci potrebbero assumere una posizione di rilievo.

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