Lo scontro fra Emmanuel Macron e il governo giallo-verde non deve diventare una guerra fra Italia e Francia. È questo il mantra che vanno ripetendo in queste ore al Quirinale e alla Farnesina, che si stanno impegnando a ricucire una guerra diplomatica che ha raggiunto toni estremamente gravi. Non ultimo, il richiamo dell’ambascitore francese a Roma da parte del governo di Parigi. Una decisione che non veniva presa dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. Tempi oscuri che nessuno vorrebbe mai ripetere.

La battaglia scatenata in queste ore fra Italia e Francia ha spiazzato soprattutto Enzo Moavero Milanesi, che da sempre ha optato per una logica molto meno combattiva nei confronti del governo francese. Il titolare degli Esteri rappresenta da sempre la componente moderata del governo composto da Lega e Movimento Cinque Stelle. E non è un caso che sia stato designato su indicazione di Sergio Mattarella, che voleva un uomo a lui vicino in uno dei ministeri più importanti.

Mattarella e Moavero rappresentano oggi le colombe che hanno spiccato il volo per riportare la pace fra Italia e Francia. Lavoro difficile, anzi, difficilissimo, per il quale fanno affidamento sul sistema industriale e i grandi capitali italiani e francesi. È su loro che Quirinale e Farnesina puntano per ricucire i rapporti con l’Eliseo. Perché da Palazzo Chigi l’ordine è molto diverso. E lo hanno confermato le ultime mosse di Luigi Di Maio, che ha intrapreso una strada assolutamente diversa da quella voluta dalla Presidenza della Repubblica. Ma anche di Matteo Salvini, che sa di avere dalla sua parte molte carte da giocare per giungere alle Europee con un crescendo rossiniano di consenso. E la guerra di Macron all’Italia è certamente una di queste, dagli sgarbi su Alitalia e Fincantieri ai respingimenti dei migranti, fino alle incursioni dei gendarmi in territorio italiano.

La battaglia per ora è durissima e non sembra destinata a interrompersi. Moavero e Mattarella sperano nel tornare in gioco, ma sanno di essere stati completamente sostituiti da un’altra diplomazia, che è quella dei due leader della maggioranza: Di Maio e Salvini. Sono loro a condurre il gioco. E gli Esteri sono stati del tutto messi da parte, tanto che, come spiega Il Corriere della Sera, dagli uffici del dicastero filtra malcontento e anche una certa dose di frustrazione.

Moavero era stato messo in quel ruolo proprio per evitare che Lega e Movimento Cinque Stelle prendessero il sopravvento nei delicati gangli della diplomazia italiana. Il ministro doveva essere la garanzia imposta dal Quirinale per evitare escalation con l’Unione europea e con i partner. Preoccupato da una certa linea sovranista è fortemente ancorata all’opposizione all’élite europea, il Presidente si era attivato per cercare in tutti i modi di evitare quello che invece sta avvenendo. Uno scontro che era inevitabile, se si pensa alle parole durissime (veri e propri insulti) rivolti in questi mesi da Parigi verso il governo italiano. Ma che si sperava di procrastinare giungendo a una sorta di pace armata.

Così non è stato. E Farnesina, Quirinale, Partito democratico, Unione Europea e industriali (ieri la lettera di Confindustria) stanno facendo la parte delle colombe. È su loro che Macron può fare affidamento per trovare sponde in Italia. Ma i partiti della maggioranza di governo sono su un’altra lunghezza d’onda.

 

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