L’Italia rischia di rimanere isolata in Europa, Il governo giallo-verde si trova all’opposizione in qualsiasi tipo di coalizione che costituirà la maggioranza del Parlamento europeo. E i governi dell’Unione non sembra affatto intenzionati a coinvolgere Palazzo Chigi nelle trattative per la spartizione delle cariche né a fare asse con l’Italia. Almeno per il momento.

Diciamo almeno per il momento perché se è vero che gli esecutivi europei in questa fase non appaiono particolarmente propensi a trattare con Roma, anche solo per motivi ideologici, è anche vero che il nostro governo può giocare alcune carte utili a capovolgere lo schema. L’Italia non ha alleati forti ma può farsene. E deve puntare sulle divergenze fra Stati e gruppi di Stati per provare a incunearsi in queste faglie, partendo dal presupposto che il nostro non è un esecutivo che piace alla maggior parte delle potenze di riferimento in Europa né tantomeno ai gruppi di interesse.

La prima di queste fratture, forse la più importante per la nostra politica, è quella tra Francia e Germania. Angela Merkel ed Emmanuel Macron non sembrano più così saldamente alleati come nelle procedenti settimane. Il motivo è duplice: da un lato il presidente francese e la cancelliera tedesca escono indeboliti da questa tornata elettorale europea; dall’altro lato, Berlino e Parigi sono in disaccordo sulla spartizione delle cariche nella prossima Commissione europea. E con la fine del mandato di diverse figure di spicco in tutta l’Unione europea, le divergenze possono essere molte. E queste divergenze possono essere sfruttate proprio dall’Italia, che dall’alleanza fra Macron e Merkel riceve solo danni.

Riuscirsi è difficile: ma a questo punto appare quantomeno necessario e indispensabile provarci. Perché altrimenti dall’isolamento non ne usciamo. Come farlo, è un altro paio di maniche. E tutto dipenderà da cosa vogliamo fare in Europa: allearci con la Francia o allearci con la Germania. Scelta che poterebbe non essere così scontata come sembra, visto che gli interessi appaiono totalmente divergenti ma costanti in entrambe le decisioni. Un rinnovato asse con la Francia potrebbe essere utile a livello industriale e a livello strategico. Come spiegato da Gian Micalessin su ilGiornale, la vicinanza di Italia e Francia sui temi del deficit (è in arrivo il richiamo di Bruxelles) e dell’immigrazione e il fatto che entrambe le potenze stiano perdendo la Libia, di fatto potrebbe far sì che Parigi e Roma si ricompattino in Europa per contrastare la superpotenze tedesca. Riavvicinamento che sarebbe essenziale anche per il nostro sistema industriale che è legato a doppio filo con quello francese.

Il problema è che i contro di questa scelta sono molti: a cominciare proprio dal rapporto con la Germania. E l’Italia adesso si trova a dover scegliere fra spezzare l’asse franco-tedesco per far sponda con Macron sui conti pubblici oppure provare a tessere la trama dei rapporti con Berlino per emarginare un presidente francese che non appare più così utili alla cancelliera tedesca. Sia chiaro, Macron e Merkel attualmente non sono in guerra: ma è chiaro che Francia e Germania abbiano agende contrapposte su alcuni punti non di poca importanza. Berlino vuole rigore nei conti, Parigi sfora; una è un Paese industriale che esporta, l’altro un Paese importatore; entrambe vogliono dominare in Europa e porre un proprio nome alla guida della Commissione e Macron e Merkel si trovano su fronti diversi anche per i rapporti con i sovranisti. E del resto si trovano in due partiti opposti con uno (i centristi che hanno riferimento all’Eliseo) che vuole escludere lo Spitzenkandidadt tedesco Manfred Weber. E non è un mistero che la cancelliera sia rimasta molto scottata dall’opposizione di Macron a Weber e alla proposta di Michel Barnier, specialmente perché è un nome del Ppe e che piace anche a Visegrad (alleato più di Berlino che di Parigi). Ma l’Italia, con la Germania, ha alcuni interessi in comune: a cominciare dal fatto che il nostro sistema industriale è connesso a quello tedesco e che la Germania ha una strategia non particolarmente invasiva su alcuni settori chiave per Roma: a cominicare dalla Libia e dal Mediterraneo. Anzi, frenare Macron in Libia potrebbe essere una conseguenza di un asse con Berlino.

A questo punto, l’Italia deve scegliere da che parte stare e provare a colpire. Può decidere di puntare su Parigi per frenare Berlino, o può decidere di puntare su Berlino marginalizzando Parigi. Altrimenti c’è la terza opzione: sostenere questa linea chiedendo il sostegno delle potenze esterne all’Europa, in primis agli Stati Uniti di Donald Trump. Ma è chiaro che questo ci escluderà, a priori, cariche importanti nell’Europa del prossimo futuro.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.