Il ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio conferma la presenza di Roma nel gruppo di nazioni che farà da garanti al possibile futuro accordo sull’Ucraina. Intervenendo al congresso di Articolo 1, Di Maio ha detto che “l’Italia, per consenso di tutte e due le parti, sarà uno dei Paesi garanti dell’accordo di sicurezza e neutralità dell’Ucraina” ribadendo che “lavoreremo in questa direzione, cercando un cessate il fuoco, con un negoziato sullo status dell’Ucraina, sulla definizione di una nuova prospettiva di sicurezza”. “Noi vogliamo lavorare in questa direzione: con la definizione dell’obiettivo di un cessate il fuoco; l’avvio del negoziato multilaterale sul futuro status internazionale dell’Ucraina; la conclusione di un accordo tra Ucraina e Federazione Russa facilitato da attori internazionali; la definizione di una nuova prospettiva di sicurezza europea”, ha detto Di Maio.

La partecipazione dell’Italia a un possibile accordo di pace e sul futuro dell’Ucraina era nell’aria da tempo. Già a fine marzo, dopo i colloqui di Istanbul, si era parlato dell’ipotesi di un “gruppo di garanzia” che avrebbe rassicurato Kiev escludendo future aggressioni da parte di Mosca. Del gruppo, a detta di alcune fonti successive al round di negoziati in Turchia, parteciperebbero i cinque Stati membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu, tra cui quindi la stessa Russia (seppure con tutti gli interrogativi del caso) e altri Paesi come Germania, Turchia, Polonia, Canada, Israele e appunto l’Italia. Lo stesso ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha recentemente detto in conferenza stampa con l’omologo kazakho, Mukhtar Tleuberdi, che Mosca non sarebbe stata contraria alla presenza di altri Stati quali garanti di un accordo tra Russia e Ucraina. Tuttavia, c’è da dire che il capo della diplomazia russa, stando alle agenzie di stampa, non ha menzionato in quell’occasione l’Italia né Israele, citando solo i membri permanenti del Consiglio di sicurezza Onu, più la Germania e la Turchia. Segnali che potrebbero essere frutto di una semplice sintesi, ma che potrebbero anche essere degli avvertimenti sul fatto che alcuni Paesi non sarebbero particolarmente graditi al Cremlino in questa particolare fase.

Resta tuttavia da comprendere le reali prospettive di questo accordo citato da Di Maio. In questa nuova fase della guerra, la cosiddetta “fase due” in cui Vladimir Putin concentra gli sforzi su Mariupol e Donbass, non sono ancora giunte conferme né sui contenuti né sulla fattibilità del trattato. E in ogni caso, c’è bisogno che le due parti siano realmente intenzionate a portare avanti una trattativa in cui Mosca e Kiev non sembrano particolarmente coinvolte. Il presidente ucraino, Volodymy Zelensky, in una intervista rilasciata la scorsa settimana a Ukrainska Pravda ha parlato di problemi anche sulla stessa forma dell’accordo, perché l’Ucraina punta a due documenti separati, “uno dovrebbe riguardare le garanzie di sicurezza per l’Ucraina, l’altro direttamente le relazioni con la Federazione russa”. Da parte di Mosca, invece, ci sarebbe l’interesse ad avere “tutto in un unico documento“. Cosa che renderebbe in questo momento complesso il raggiungimento di un’intesa. Su questo negoziato più o meno sotterraneo tra le due parti, è arrivata poi un’ulteriore doccia gelata da parte del Cremlino, dal momento che Lavrov ha recentemente affermato che “ci sono stati negoziati, ma adesso sono in stallo perché cinque giorni fa la nostra proposta consegnata ai negoziatori ucraini non ha ricevuto risposta”. Cosa che però Zelensky ha smentito dicendo di non avere ricevuto un testo da parte russa. A Mosca, sempre per bocca del ministro degli Esteri, filtra l’ipotesi che “l’Ucraina ha accettato di impegnarsi a diventare un paese neutrale, non allineato, non nucleare, a condizione di ricevere garanzie di sicurezza di natura internazionale”. Anche la neutralità di Kiev non sarebbe affatto un passaggio scontato visto che bisognerebbe modificare la Costituzione del Paese che parla di irreversibilità del percorso europeo ed euro-atlantico dell’Ucraina.

Sul ruolo però dei Paesi garanti rimane il punto interrogativo. Secondo fonti qualificate citate da Il Sole 24 Ore, tra le clausole di questa piattaforma internazionale vi sarebbe anche quella per cui un attacco non comporterebbe uno stato di guerra tra aggressore e gli Stati garanti. Cosa che è stata fatta anche per limitare il pericolo di un conflitto tra Russia e Occidente che era stato invece proprio in radice negato dall’Alleanza Atlantica. Il quotidiano economico-finanziario cita a tal proposito dei passaggi dell’eventuale intesa che dovrebbero prevedere “l’obbligo di consultazione immediata fra i Paesi garanti, a seguire una valutazione dei fatti in corso, quindi l’informativa al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che si occuperebbe di prendere misure appropriate per far rientrare la minaccia”. Quindi il contesto sarebbe quello delle Nazioni Unite in cui, inevitabilmente, il ruolo principale lo avrebbero le potenze del Consiglio di Sicurezza. A questo proposito, non va sottovalutato che per la prima volta dall’inizio del conflitto il segretario generale Antonio Guterres incontrerà martedì prossimo Putin a Mosca e il giovedì successivo Zelensky a Kiev.

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