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(Da Beirut) Si avvicina l’ora decisiva per Jacob Zuma. Il 75enne presidente del Sudafrica, al potere da un decennio, dovrebbe lasciare l’incarico entro pochi giorni. È accusato di corruzione e stretto in una morsa dalle inchieste. Cyril Ramaphosa, leader dell’Anc, partito al potere dalla fine del regime dell’apartheid nel 1994, sta cercando di convincerlo a dimettersi. Ramaphosa ha dichiarato di voler concordare una transizione non traumatica “nei prossimi giorni e nell’interesse del Paese”.

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Ma i rapporti tra i due leader sono tesissimi. Secondo l’editorialista Adriaan Basson “Zuma ha giocato tutte le sue carte e ora è in aperta guerra con Ramaphosa e i suoi sostenitori”. Molti analisti hanno avvertito che la previsione di un’uscita anticipata di Zuma potrebbe essere troppo ottimistica, perché il caos dei colloqui potrebbe portare ad un ammutinamento all’interno dell’Anc da parte dei sostenitori del vecchio leader. Ma è anche possibile che a Zuma venga ordinato di dimettersi, come prevede lo statuto del partito.

Ma Zuma, cinque mogli e 20 figli dichiarati, lotta per la sua sopravvivenza. Ramaphosa ha dichiarato che vuole per lui un’uscita dignitosa, ma ha escluso qualsiasi amnistia. A meno che non venga condannato, manterrà i suoi privilegi: lo stipendio, l’assistenza sanitaria, i vantaggi per sé e per la sua famiglia. Dopo questa dichiarazione si sono alzate immediatamente le prime critiche. Il partito di opposizione Alleanza democratica ha espresso indignazione: “E’ incomprensibile che l’immunità sia solo presa in considerazione. Ciò mostra che l’Anc sotto Ramaphosa è lo stesso che è stato sotto Zuma”.

Lo stesso Ramaphosa non naviga in acque tranquille. Secondo gli esperti ha vinto una difficile lotta all’interno per diventare presidente dell’Anc a dicembre, ma ha il sostegno solo di poco più della metà del suo organo decisionale. Zuma invece conserva consenso tra i giovani, le donne e a livello locale in alcune province.

Zuma ha guidato l’Anc dal 2007 ed è stato presidente del Sudafrica dal 2009. E’ ora al suo secondo mandato che scadrà nel 2019. Ramaphosa è stato il suo vice dal 2014 e diventerebbe presidente in caso di sue dimissioni. Già nel 2008 Thabo Mbeki è stato destituito dalla carica di presidente un anno prima della scadenza del suo mandato per accuse di abuso di potere. Il suo vice ha preso il potere fino a quando Zuma ha vinto le elezioni del 2009.

L’Anc è stato il partito più forte del Sudafrica dal trionfo di Nelson Mandela in poi ma si trova ora in grave difficoltà e non è detto che vinca le prossime elezioni. Il partito ha perso il controllo di diverse città nelle consultazioni del 2016 e nel 2019 potrebbe essere costretto a scegliere una coalizione per governare. Il partito ha deluso le aspettative dei suoi elettori. La sua popolarità è stata intaccata perché non è riuscito a mantenere le promesse fatte agli strati più poveri. I sostenitori di Ramaphosa pensano perciò che è importante che Zuma sia messo da parte il prima possibile per consentire al partito di preparasi alle elezioni del 2019 e vincerle. Secondo Jakkie Cilliers, analista dell’Institute for Security Studies di Pretoria, non ci sono dubbi sulla sorte di Zuma: “I suoi giorni sono contati”.

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