“Voglio ritornare a casa mia”. Yassine ha 30 anni ed è originario di Lunel, una cittadina situata nella regione dell’Occitania, in Francia. Lui, come tanti altri, è uno di quei francesi partiti per la Siria per arruolarsi all’Isis.

Dopo la sconfitta dello Stato islamico, Yassine è stato catturato dalle forze armate curde e ora ha un unico desiderio: tornare in Francia. Ma non è il solo a trovarsi in questa condizione, tanto che Oltralpe si è aperto un vero e proprio dibattito sul destino dei foreign fighter.

L’emittente televisiva France 2 è riuscita a intervistarlo. “Non sono venuto qui per combattere. Sono partito senza ideali e senza conoscere alcun versetto del Corano. Sono venuto esclusivamente per ritrovare mio fratello minore”. Ma la sua versione dei fatti, naturalmente, non convince e non commuove. I due fratelli, infatti, hanno posato in diverse foto l’uno accanto altro, sì, ma con i kalashnikov in mano. Yassine non è l’unico ad essere partito per la Siria. Con lui c’è anche sua moglie, Saida, e i suoi due figli, di cui uno nato a Damasco. Anche lei spera di fare presto ritorno a casa.

Dalla caduta di Daesh in Siria e Iraq, sono circa 40 i jihadisti francesi che sono stati catturati, in gran parte dai combattenti curdi. Alcuni, tra cui due donne, hanno chiesto di essere rimpatriati per avere la possibilità di essere processati in Francia. Yassine sembra convinto che ne avrà la possibilità: “Mi hanno detto che una volta finiti gli interrogatori potrò tornare a casa”, afferma ai due giornalisti di France 2.

Durante l’intervista interviene anche un francese che si è arruolato volontariamente nelle forze curde. “Pensi che noi dimenticheremo?”, afferma il soldato guardandolo dritto negli occhi. “Pensi che sarà facile tornare in Francia dopo esserti arruolato con lo Stato islamico? Dopo aver visto persone essere decapitate e non aver fatto nulla?”. E poi il soldato rincara la dose: “Pensi che potremo mai dimenticare? Che dimenticheremo tutte le persone che sono morte in questa guerra? Tutti i nostri compagni che sono morti a causa di persone come te?”.

La situazione di questi jihadisti sta dividendo il popolo francese, ancora scosso dagli attentati terroristici degli ultimi anni.  A novembre, il presidente francese Emmanuel Macron ha riassunto la politica da adottare, affermando che, per quanto riguarda le donne e i bambini, bisogna analizzare “caso per caso” il da farsi e solo così si potrà decidere, mentre gli ex combattenti francesi è giusto che vengano giudicati in Iraq, stato sovrano la cui autorità giudiziaria è riconosciuta dalla Francia. 

Intanto i curdi, alleati di Parigi, hanno detto di essere disposti a trovare un accordo ma a patto che i “terroristi” paghino “per i crimini commessi”, ha detto Khaled Issa, rappresentante in Francia del Kurdistan siriano.

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