In un momento di crisi nel quale Washington ha necessità di rinfocolare la cooperazione con il sud del continente americano, proprio mentre la sfida elettorale Lula-Bolsonaro in Brasile promette scintille, il presidente Joe Biden ha scelto di inviare il Segretario di Stato Antony Blinken in America latina, in un tour tra Colombia, Cile e Perù.

Il tour di Blinken in America latina

L’amministrazione Biden sembra seriamente intenzionata a premere sulle tre nuove amministrazioni socialiste: tutto nasce dalla necessità di mostrare ai vicini meridionali che rimangono una priorità politica nonostante l’attenzione su grandi questioni geopolitiche come la guerra in Ucraina e la minaccia della Cina a Taiwan. Biden ha profondi legami con la regione, avendo servito come delegato de facto dell’amministrazione Obama in loco mentre era vicepresidente. All’epoca, si era anche reso protagonista di un suo personalissimo goodwill tour in centro America al fine di costruire relazioni con i leader locali, contribuendo a far pressione sul Congresso nel 2015 per un pacchetto di aiuti da 750 milioni di dollari per la regione.

L’idea di base del nuovo approccio è che, abbandonata la preferenza ideologica, ora ci si concentri sui tre Paesi che sono stati partner commerciali vitali di lunga data degli Stati Uniti, e che con questi possiedono accordi di libero scambio. Il messaggio è chiaro: rinsaldare questi rapporti commerciali è fondamentale nel momento in cui la Cina allarga sempre di più la sua impronta economica nel subcontinente.

La prima tappa di Blinken, in Colombia, potrebbe essere stata la prova chiave: il neo presidente, l’ex ribelle Gustavo Petro, è stato uno dei detrattori della guerra alla droga guidata dagli Stati Uniti essendo il suo uno dei principali produttori di cocaina. Al momento della sua ascesa alla Casa Bianca, due anni fa, il presidente Biden sembrava intenzionato a rilanciare, a questo proposito, il concetto di “responsabilità condivisa”: ovvero frenare la vendita da parte dei cartelli, all’estero, ma combattere anche il consumo e la domanda, in patria.

La seconda tappa di Blinken è stato il Cile, dove Gabriel Boric, ex leader delle proteste, è stato eletto come il più giovane presidente del Paese all’inizio di quest’anno, promettendo ambiziose riforme sociali in mezzo a un’ondata di disordini politici. Sebbene Boric abbia apertamente criticato leader come Maduro e Ortega, è stato molto critico nei confronti di Biden per aver escluso Cuba, Venezuela e Nicaragua dal Vertice delle Americhe di giugno.

A Lima, in Perù, Blinken ha partecipato a una riunione ministeriale dell’Assemblea generale dell’Organizzazione degli Stati americani (Oas), dove Washington spinge per approvare una nuova risoluzione contro l’invasione russa dell’Ucraina dopo che il gruppo ha condannato Mosca nel marzo scorso. Qui Blinken ha sottolineato l’impegno degli Stati Uniti nei confronti dell’Oas, presiedendo, inoltre, il Summit dell’Implementation Review Group, una riunione a livello ministeriale, per discutere l’attuazione degli impegni del Nono Vertice delle Americhe e riaffermare l’importante ruolo dell’Oas nel promuovere la democrazia, i diritti umani, lo sviluppo sostenibile, la cooperazione in materia di sicurezza in tutta la regione.

Il segretario di Stato Usa Antony Blinken in Perù

Il complesso rapporto Stati Uniti-America Latina

Il mutamento della politica estera americana verso l’America Latina è retrodatabile almeno alla fine degli anni Cinquanta, quando una serie di recessioni e un peggioramento della bilancia dei pagamenti suggerirono che il nord America necessitasse di una promozione della crescita economica nella parte meridionale del continente. Causa diretta di questa sterzata fu il disastroso goodwill tour del vicepresidente Nixon in American Latina nel 1958: l’emblema del fallimento di quel tentativo fu la visita a Caracas, ove il futuro presidente venne accolto a sassate e sputi dalla folla. Da allora, un rapporto già complesso tra le due estremità d’America si è trasformato in un sempiterno incontro di boxe, dove non sono stati risparmiati cambi di regime, finanziamento alle guerille locali, ingerenza dei servizi segreti.

La Casa Bianca, dal canto suo, ha sempre cercato di trovare un filo diretto con le amministrazioni compiacenti o almeno con quelle in linea con le presidenze che si sono succedute. I risultati, tuttavia, sono sempre risultati fallimentari a proposito di un rapporto fatto di bastone e carota, inquinato da interessi economici, regimi politici instabili e scarsa rule of law.

Il fallimento del Summit delle Americhe

Da quasi trentanni, un buon termometro del rapporto tra Washington e America latina è il Summit of the Americas, che si è tenuto a Los Angeles all’inizio di giugno e che avrebbe dovuto porre rimedio ai disastri dell’era Trump. Da quel primo vertice del 1994 a Miami, nel quale nacque il progetto dell’Area di libero scambio delle Americhe, le aspettative dell’organizzazione sono state per lo più disattese: l’ottavo vertice (tenutosi nel 2018 a Lima), poi, sembrò rappresentare il canto del cigno dell’organizzazione a causa dell’assenza di Donald Trump – primo presidente USA a non prender parte all’evento.

A detta di tutti, il vertice è stato mal organizzato e i leader presenti sono rimasti colpiti dalla mancanza di consultazioni prima dell’evento e dalle iniziative stabilite dagli Stati Uniti durante la conferenza. I capi di stato di diversi Paesi, tra cui Messico e Guatemala, si sono rifiutati di partecipare in solidarietà a Cuba, Venezuela e Nicaragua, che non sono stati invitati perché guidati da regimi autocratici. Oltre alle assenze di Venezuela, Cuba, Nicaragua e Messico, ci sono state altre importanti defezioni come quella del presidente boliviano Luis Arce, quella della neoeletta presidente dell’Honduras Xiomara Castro, del presidente guatemalteco Alejandro Giammattei e di quello salvadoregno Nayib Bukele. Una grave battuta d’arresto per la Casa Bianca, anche in virtù del fatto che la vicepresidente Kamala Harris si era proclamata sponsor del programma Central American Service Corps (CASC), per un valore di circa 50 milioni di dollari, e di una Call to action per contrastare l’immigrazione illegale.

La “dottrina Biden” in America Latina

Negli ultimi mesi, il viaggio del Consigliere per la sicurezza nazionale in Brasile e Argentina, le proteste di luglio a Cuba e l’assassinio presidenziale e il terremoto ad Haiti avevano portato nuova attenzione alla politica sudamericana dell’amministrazione Biden. Tuttavia, i complessi rapporti tra Washington e l’America latina, al momento, sono perfettamente fotografati da un dato gravissimo: a due anni dall’insediamento, quasi una dozzina di ambasciatori nei Paesi chiave dell’emisfero occidentale non sono ancora al loro posto, con otto candidati a cui le udienze di conferma sono sospese in Senato, il tutto durante un periodo cruciale nella regione.

Il tour di Blinken, in questi giorni, ha escluso volontariamente il Brasile, alle prese con il primo turno delle presidenziali: una scelta ben precisa volta ad evitare qualsiasi turbativa: nonostante questo, appare evidente per chi “tifa” la Casa Bianca. Più complesso il rapporto con il Venezuela, al momento il più grande tallone d’Achille per il subcontinente: l’amministrazione Biden ha recentemente inviato negoziatori in loco per riaprire il dialogo con Caracas: un cambio di passo innescato dall’invasione dell’Ucraina e dalla determinazione degli Stati Uniti a ridurre la dipendenza dal petrolio russo. Proprio nelle ultime ore, tra l’altro, fra i due Paesi è avvenuto un importante scambio di detenuti, che testimonia la riapertura dei canali diplomatici.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.