Non è un momento facile per il presidente degli Stati Uniti Joe Biden, alle prese con l’aumento dell’inflazione, la gestione della pandemia, la crescita della criminalità nelle grandi città americane, l’incapacità di approvare il Build Back Better, la tensione geopolitica con la Federazione Russa per l’Ucraina. Una serie di nodi irrisolti che stanno facendo precipitare i consensi dell’inquilino della Casa Bianca: secondo l’ultimo sondaggio condotto da Harvard CAPS/Harris per The Hill, infatti, il tasso di approvazione del presidente Biden è sceso al 39%, minimo storico da quando l’ex senatore del Delaware si è insediato alla Casa Bianca. In questo clima, tutt’altro che felice per la sua presidenza, ci mancava solo l’ennesima e imbarazzante gaffe. Una delle tante che hanno segnato il suo primo anno da presidente degli Stati Uniti.

Insulti al giornalista di Fox News

Durante una conferenza stampa svoltasi ieri nella East Room, forse convinto che il microfono fosse spento, il presidente Usa si è lasciato scappare un pesantissimo insulto all’indirizzo del giornalista Pete Doocy definendolo “stupido figlio di put..”, dopo che l’inviato di Fox News aveva posto una domanda sull’inflazione e sulle ripercussioni dell’aumento generale dei prezzi sulle elezioni di medio termine. “Pensa che l’inflazione abbia una responsabilità politica e incida sulle elezioni di medio termine?” ha chiesto il giornalista al presidente mentre i giornalisti stavano lasciando la East Room. Il presidente non ha affatto gradito il quesito e ha risposto con una certa dose di sarcasmo : “No, è una grande risorsa. Che stupido figlio di puttana”. Il microfono era proprio di fronte a Biden.

Il video, condiviso fra gli altri dal giornalista di Politico Alex Thompson, è diventato rapidamente virale sui social media. Successivamente, come ha raccontato lo stesso Doocy a Sean Hannity, il presidente lo ha chiamato per “chiarire” la questione. Vicenda chiusa sì, ma la figuraccia rimane, e purtroppo per Joe Biden non è la prima gaffe della sua vita, anzi. Nell’ultimo anno ne ha collezionate parecchie.

Quello “svarione” che ha fatto arrabbiare Kiev

Non più tardi di mercoledì scorso, Joe Biden è stato protagonista di una conferenza stampa a dir poco disastrosa e sconcertante. Come ha osservato Gian Micalessin su Il Giornale, il presidente prima si è detto certo che Putin “muoverà” verso l’Ucraina, poi inizia a cavillare distinguendo tra “un’incursione minore che ci porterebbe a dividerci sul cosa fare e cosa non fare” e uno scenario in cui “le forze russe attraversano il confine uccidendo i combattenti ucraini”. Un distinguo politicamente e strategicamente disastroso, interpretato dagli avversari repubblicani, e da molti giornalisti, alla stregua di “un semaforo verde che offre a Putin l’occasione di entrare in Ucraina a suo piacere”. Biden ha poi ammesso che alla fine la reazione americana dipenderà da “quello che lui (Putin, ndr) farà” e “dalla misura in cui riusciremo a ottenere l’unità sul fronte della Nato”. Uno svarione ancor più grave, ha sottolineato Micalessin, perché il Comandante in Capo ha ammesso di essere in balia delle mosse avversarie. Gaffe che peraltro Kiev non ha affatto gradito.

Gaffe al G7 e davanti alla Regina Elisabetta

Lo scorso dicembre, durante il discorso di inaugurazione della South Carolina State University, ateneo storicamente afroamericano, ha più volte accidentalmente definito la vicepresidente Kamala Harris “presidente” e storpiato il nome di George Floyd, l’autotrasportatore afroamericano ucciso dalla polizia il 25 maggio del 2020, a Minneapolis. Il 12 gennaio, “Sleepy Joe” – così come lo ha apostrofato Donald Trump in passato – ha nuovamente definito Kamala Harris “presidente” in un altro lapsus, questa volta durante uno speech ad Atlanta sul tema del diritto di voto. Riferendosi all’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2020, Biden ha dichiarato: “La scorsa settimana, il presidente Harris ed io siamo stati al Campidoglio degli Stati Uniti per ricordare uno di quei momenti che segnano la storia americana”. A settembre ha fatto il giro del mondo il video in cui l’inquilino della Casa Bianca, durante un vertice con i primi ministri di Regno Unito e Australia, si è “dimenticato il nome” del capo del governo di Canberra Scott Morrison. Annunciando la nascita dell’alleanza AUSUK nel settore della sicurezza, Biden ha infatti accusato un vuoto di memoria nel rivolgersi al collega per ringraziarlo.

Continue amnesie e mancanza di lucidità: l’inquilino della Casa Bianca, 79 anni compiuti lo scorso novembre, sembra non riuscire proprio a stare lontano dagli scivoloni. Anche quando partecipa ai palcoscenici internazionali più in vista e rappresenta la prima superpotenza mondiale. Lo scorso giugno, durante il G7 in Cornovaglia, ha confuso per ben tre volte la Libia e la Siria mentre stava rispondendo a una domanda di un giornalista sulle possibili azioni che l’amministrazione intendeva intraprendere contro la Russia. E non finisce qui. Come ricorda Il Giorno, il presidente Usa ha rotto il protocollo durante l’incontro con la regina Elisabetta, che aveva invitato Biden e la first lady a prendere un the nel castello di Windsor. Al cospetto della sovrana il presidente non si è tolto gli occhiali da sole mentre veniva eseguito l’inno nazionale degli Stati Uniti. Ma forse la figuraccia più imbarazzante Biden l’ha rimediata durante la Cop26 di Glasgow, quando al presidente Usa è “sfuggito” un peto – “lungo e rumoroso” – in presenza di Camilla Parker Bowles. Una vicenda che ha imbarazzato, e non poco, la Casa Bianca.

Le accuse di violenza sessuale

Alle gaffe si aggiungono le gravissime accuse di violenza sessuale formulate dalla sua ex collaboratrice, Tara Reade, recentemente intervistata dal Giornale. La donna, una delle otto che nel 2019 si sono fatte avanti sostenendo di essere state molestate da Joe Biden, al tempo senatore e oggi presidente degli Stati Uniti d’America, spiega che l’episodio, com’è noto alle cronache, risale al 1993, quando portò all’esponente dem una borsa per la palestra. All’epoca nello staff di Biden, Reade sostiene di essere stata toccata, baciata e infine “penetrata con le dita” dall’allora senatore del Delaware fra le mura di Capitol Hill.

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