Il Regno Unito cerca una via d’uscita all’emergenza scatenata dal Covid-19 e nel corso della settimana l’esecutivo di Boris Johnson dovrebbe presentare un piano per cercare di realizzare questo obiettivo. Il premier aveva già descritto, dopo le sue dimissioni dall’ospedale, i cinque traguardi da raggiungere per poter allentare il lock-down: dall’assenza di sovraccarichi e criticità nel Sistema Sanitario Nazionale alla netta e consistente decrescita del numero di decessi dovuti al coronavirus, dalla diminuzione del tasso di nuove infezioni all’ampia disponibilità di materiale protettivo e test per scongiurare una seconda ondata epidemica. La gestione dell’emergenza si prospetta difficile: ci vorrà del tempo prima che l’epidemia possa essere sotto controllo.

Un quadro allarmante

Le ricadute della pandemia e del lockdown sul sistema produttivo inglese potrebbero essere catastrofiche: secondo alcune stime diffuse alla metà di aprile, infatti, il Prodotto Interno Lordo di Londra potrebbe contrarsi fino al 13 per cento nel 2020 qualora le misure di contenimento durino almeno tre mesi. La recessione avrebbe una proporzione maggiore di quelle sperimentate nel corso delle due guerre mondiali o di quella dovuta alla  crisi finanziaria del 2008. Il tasso di disoccupazione sarebbe invece destinato a crescere di due milioni e potrebbe raggiungere il 10 per cento nel secondo quadrimestre del 2020 per poi ridursi entro la fine dell’anno. Il ministro delle Finanze Rishi Sunak aveva espresso preoccupazione per questi dati macroeconomici ma aveva comunque rassicurato sul fatto che l’economia del Paese avrebbe potuto beneficiare di un veloce e robusto rebound. Il primo ministro Johnson dovrà agire in fretta: il suo governo è stato criticato per non aver svolto un alto numero di test nelle prime fasi della pandemia e per non aver fornito sufficiente materiale protettivo agli addetti del sistema sanitario. Il Partito Laburista, guidato dal nuovo segretario Keir Starmer, si è poi espresso in favore di un’inchiesta pubblica sulle possibili responsabilità dell’esecutivo nella gestione politica degli ultimi mesi.

Le prospettive

Londra ha diverse sfide strategiche di fronte a sé: le trattative con Bruxelles per la stipula di un accordo commerciale post-Brexit sono ancora in alto mare e non è ancora chiaro che tipo di relazioni si stabiliranno tra le parti nel prossimo futuro ed anche l’intesa con Washington potrebbe essere messa a dura prova dalle trattative necessarie per finalizzare un accordo bilaterale con l’amministrazione di Donald Trump. Il superamento della crisi in corso è dunque fondamentale per sbrogliare una serie di matasse ingarbugliate che gravano su Westminster. Il leader dell’opposizione  Keir Starmer ha affermato che la narrativa di Johnson non è credibile e che il premier deve essere più diretto nel relazionarsi con la popolazione, che dovrà mostrare la propria adesione  ai futuri piani d’azione del governo. Le priorità del primo ministro, come da lui stesso affermato, saranno quelle di “restituire la salute” al popolo britannico e di allontanare “altre sofferenze” nel prossimo futuro.

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