Boris Johnson sarà il convitato di pietra nella corsa-lampo alla successione di Liz Truss e tornerà alla guida del partito a poco più di quarantacinque giorni dall’addio all’esecutivo? Dopo le dimissioni della premier dal mandato più breve della storia britannica a lanciare la bomba è il Times per mezzo del direttore della sezione politica Steven Swinford, che poco più di un’ora dopo le dimissioni di Truss ha scritto sul suo profilo Twitter di essere a conoscenza delle manovre di BoJo per tornare in campo.

Johnson, nota Swinford, starebbe considerando la corsa come una questione di “sicurezza nazionale”. L’ex premier, dato oggi in Repubblica Dominicana, potrebbe entrare a gamba tesa nella contesa per la leadership che vede attivi come papabili candidati molti esponenti del Partito Conservatore, primo fra tutti l’ex Cancelliere dello Scacchiere Rishi Sunak. Johnson ha già vinto una volta nel 2019 la contesa tra i Tory per la leadership e potrebbe riprovarci se si presentassero le dovute condizioni.

Del resto, nel suo discorso di commiato Johnson aveva, il 6 settembre scorso, lasciato la porta aperta a un suo rientro in campo. Johnson si è paragonato al comandante romano Cincinnato pronto a tornare al suo aratro dopo aver vinto le sue battaglie: la Brexit, la campagna vaccinale contro il Covid, da ultimo l’impostazione del sostegno di Londra all’Ucraina. Ma ha omesso di ricordare che Cincinnato non restò, a vita, a godersi il lavoro domestico, nel caso di Johnson un’attesa seconda vita da conferenziere, scrittore, editorialista e ospite televisivo da decine di migliaia di sterline d’ingaggio. Cincinnato dopo aver guidato i Romani nella Battaglia del Monte Algido (458 a.C.) contro gli Equi e aver riportato una vittoria schiacciante da dittatore pro-tempore Cincinnato meno di vent’anni dopo fu riportato al potere dai cittadini Romani. Nel 439 a.C. fu nominato dittatore con l’obiettivo di contrastare il tentativo del plebeo Spurio Melio di farsi nominare “re”.

Da diciannove anni a poco meno di due mesi passa un bel solco, eppure la soffiata di Swinford lascia pensare che dalle parti dell’ex sindaco di Londra ci sia chi sta preparando la rivincita per riportare BoJo alla guida di una maggioranza che lui stesso, del resto, ha costruito trionfando alle elezioni del 2019 assemblando un elettorato composito e rilanciando un partito la cui base lo adora. Secondo un recente sondaggio, per il 63% degli iscritti, che voteranno nelle primarie, l’ex premier è un buon sostituto della Truss, mentre il 23 per cento sceglierebbe Sunak.

Del resto, lo stesso Sunak, più vicino come proposta politica a Johnson, ha perso alle recenti primarie contro l’iperliberista Truss proprio perché ritenuto “traditore” del leader della Brexit, che ha abbandonato a luglio al contrario di quanto fatto dalla premier dimissionaria. La base voterebbe a mani basse Johnson, che ha la possibilità di giocarsi a poche settimane dalla fine del governo un clamoroso ritorno. Le prospettive per i Conservatori sono ad ora nere: fallita la manovra economica radicale della Truss, i Laburisti conducono i sondaggi con vantaggi tra i 30 e i 35 punti e in caso di ritorno alle urne stravincerebbero. Non si sa chi tra i Tory può traghettare al 2024, termine della legislatura, il governo Conservatore. Ma guardando il clima di emergenza nazionale appare difficile trovare un uomo col physique du role migliore di quello di Johnson. Il cui ritorno da novello Cincinnato non è utopia.

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