La Germania è un Paese che vive da diversi mesi una tormentata situazione politica ed economica, col Pil in calo, il rischio recessione alle porte ed una coalizione di governo tra Cdu e socialdemocratici assediata dall’ascesa dei Verdi e della destra Afd. Angela Merkel è conscia di questi problemi e delle difficoltà del contesto economico globale e intende disinnescare la principale mina su cui il suo Paese rischia, in breve termine, di incappare: una Brexit senza accordo che conduca all’uscita disordinata del Regno Unito e sprofondi l’Unione Europea nella più totale incertezza.

Boris Johnson conosce i timori della “Cancelliera”, sa che la Germania potrebbe perdere miliardi di euro di esportazioni e vedere a rischio oltre 100.000 posti di lavoro da una Hard Brexit ma è anche conscio del fatto che portare a casa un accordo migliorato sull’uscita dall’Unione rispetto a quello firmato da Theresa May lo metterebbe al riparo dai costi politici del “no deal” e gli permetterebbe di gettare le basi politiche per disegnare le strategie politiche del dopo-Brexit e ambire a costruire la Global Britain a lungo immaginata.

Non a caso il primo bilaterale che Johnson, in vista del G7 di Biarritz, ha voluto compiere è stato proprio quello con la Merkel, avvenuto nella giornata di mercoledì 21 agosto a Berlino. I due leader hanno interesse a disinnescare il rischio di una Brexit senza accordo e sono consci che a trasformare la via dei negoziati in un sentiero a ostacoli sono le clausole sul “backstop” al confine irlandese, le quali stabiliscono che, se entro una fase di transizione fino al 31 dicembre 2020 non sarà stata trovata una soluzione tecnologica d’altro genere in grado di mantenere aperto il confine fra Irlanda del Nord e Irlanda, l’intero Regno Unito resterà membro dell’unione doganale europea. Definito “antidemocratico” nella recente missiva inviata a Donald Tusk da Johnson, il backstop è stato indicato anche dalla Merkel come il punto dirimente.

La Merkel ha aperto alla possibilità che nei prossimi trenta giorni le parti possano arrivare a neutralizzare l’entrata in vigore delle clausole sul backstop, chiudendo però all’eventualità di una loro rimozione e di un rinvio della questione a data da destinarsi. “Nella breve conferenza stampa che ha preceduto i colloqui, i due non hanno fatto nulla per nascondere le difficoltà del momento sul backstop”, fa notare Repubblica e se da un lato Johnson ha insistito sull’eliminazione della clausola, “la cancelliera ha promesso di lavorare a una soluzione pratica: un’ opzione di cui si discute in realtà sin dalla firma dell’ accordo”.

Al termine della conclusione, la Merkel ha annunciato che la Germania è pronta a una Brexit senza accordo, ma le tendenze economiche sembrano smentirla. Il Regno Unito è uno dei maggiori mercati per le esportazioni tedesche e Londra la più grande piazza finanziaria d’Europa: vedere i ponti con le isole britanniche recisi, anche solo per un breve periodo, potrebbe avere effetti catastrofici sulla Germania e, a cascata, sul resto d’Europa vincolato dal mercantilismo tedesco a seguire a ruota le mosse di Berlino. L’apertura della Merkel a Johnson è un indizio di timori profondi nella politica tedesca, ma trenta giorni sono pochi: quel che è certo è che, settimana dopo settimana, due leader apparentemente così agli antipodi potrebbero trovarsi alleati sulla questione backstop, lasciando in minoranza chi, come Emmanuel Macron, su questi ambiti si dimostra più rigido.

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