Kim Jong-un, il dittatore, il megalomane, il pazzo che vuole muovere guerra contro gli Stati Uniti, ha un’ideologia di fondo. Anzi tutte le azioni e le scelte da lui prese sono in perfetta linea con questa “filosofia”. Il Juche. Capire cos’è il Juche, cos’ha significato per la storia della nord Corea, significa comprendere nel profondo le azioni, ma sopratutto le intenzioni future di questo bizzarro personaggio qual è Kim Jong-un.

Che cosa significa il “Juche”

Si può affermare con una certo grado di certezza che il Juche è l’ideologia su cui si basa l’intero sistema politico della Corea del Nord sin dalla sua creazione. Il Juche è un concetto molto complesso. Già la sua traduzione porta delle difficoltà. Può essere infatti tradotto come “corrente principale” o “corrente tradizionale”, ma anche “soggetto principale” o addirittura “spirito di auto-realizzazione”.

Queste infinite sfumature semantiche furono rese realtà durante uno storico discorso tenuto da Kim Il-Sung, nonno dell’attuale Kim Jong-un e “Presidente Eterno” della Corea del Nord. Il 28 dicembre 1955 il Primo Presidente nordcoreano introduceva il Juche durante una dissertazione dal titolo “Eliminazione del dogmatismo e del formalismo e il costituirsi dello Juché nel lavoro ideologico”. Da allora è rimasta ideologia ufficiale di Pyongyang, finanche ad assumere i contorni di vera e propria religione.

Secondo il suo fondatore il Juche è “il centro della rivoluzione e della ricostruzione del proprio Paese. Ciò significa portarsi rapidamente verso una posizione di indipendenza, rifiutando la dipendenza da altri, usando il proprio cervello, credendo nelle proprie forze, sviluppando lo spirito rivoluzionario della fiducia in sé, così risolvendo qualsiasi problema con la propria responsabilità in tutte le circostanze”.

Stalinismo mescolato a Confucio e buddhismo

L’uomo è dunque al centro della visione filosofica del Juche. Un uomo che però deve essere indipendente e sviluppare in maniera autonoma le proprie capacità per arrivare alla rivoluzione. É evidente in questo passaggio il riferimento implicito al “popolo” inteso come un’unica entità, un uomo solo, che deve attuare la propria rivoluzione, emancipandosi dalle classi dominanti. É inoltre manifesto il riferimento al “proprio Paese”. Una visione che rigetta dunque l’internazionalismo marxista e abbraccia il “socialismo in un solo Paese di stampo stalinista.

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Kim Il-Sung ha così voluto sintetizzare l’ideologia marxista-stalinista con alcune delle principali correnti filosofico-religiose sviluppate nella regione, come spiega Grace Lee in un breve saggio sul tema. Se infatti il concetto di rivoluzione come emancipazione per le classi subalterne è una chiara eredità di Marx, allo stesso tempo il concetto di auto realizzazione e Uomo come unico artefice del proprio destino è invece derivazione delle dottrine buddhiste e confuciane, prevalenti in Corea del Nord prima della nascita del regime.

Uomini superiori alla guida della massa

Queste stesse dottrine sono infatti permeate di un materialismo umanistico, dove l’uomo attraverso lo sviluppo di alcune capacità, quali la saggezza, è l’assoluto protagonista della realtà. Del confucianesimo, lo Juche riprende in particolare il concetto di “Junzi”, ovvero “gli uomini nobili”, superiori alla massa. É questo il caso di Kim Il-Sung e dei suoi successori.

Personaggi che si sarebbero dimostrati essere superiori all’uomo comune e avrebbero ottenuto la legittimità di guidarlo attraverso il suo percorso di “rivoluzione”. Tanto da arrivare a diventare delle vere e proprie divinità. Lo stesso Kim Il-Sung, secondo la propaganda nordcoreana, sarebbe asceso al cielo l’8 luglio del 1994, giorno, in realtà, della sua morte. In questo caso si può ravvisare anche l’influenza dello shintoismo giapponese, secondo cui alcuni uomini valorosi dopo la morte diventano “kami”, ovvero divinità.

Il Juche come strumento di politica internazionale

Oltre ad aver sintetizzato con il marxismo le principali correnti religiose della regione, “il Presidente Eterno” ha utilizzato il Juche come strumento di politica internazionale. Il 1955 è infatti un anno particolare. La Corea del Nord ha da poco concluso il conflitto con gli Stati Uniti e in seguito alla morte di Stalin, suo principale alleato, è entrata in un periodo di isolamento internazionale. Queste circostanze politiche sono state dunque colte al volo da Kim Il-Sung per dare una legittimazione ideologica accettabile alla popolazione di fronte a una crisi economica di notevoli dimensioni.

Un’ideologia per far accettare la miseria al popolo

Una piccola e proletaria Corea del Nord, isolata e resistente contro gli Stati occidentali capitalisti e contro gli eretici del marxismo (URSS e Cina), ormai divenuti ex alleati. Per sopravvivere in questo ambiente ostile è necessario quindi il sacrificio del popolo per raggiungere l’auto-sufficienza. Il Juche, oltre la filosofia, è stato anche un escamotage per far accettare una condizione di miseria.

Inoltre, come è possibile oggi notare, da semplice auto-sufficienza alimentare ed economica, Kim Jong-il prima e Kim Jong-un ora hanno trasformato il Juche in auto-sufficienza militare e nucleare. E se oggi Kim intraprende una politica così intransigente e aggressiva verso il resto del mondo è soprattutto per tenere fede a questo principio ideologico. L’unico collante che ad oggi tiene in piedi una società, che altrimenti con buona probabilità, imploderebbe su sé stessa. 

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