Ancora una volta accuse di connivenza tra Stati Uniti e Isis. Questa volta a lanciarle è stato Hamid Karzai, ex Presidente dell’Afghanistan. In un’intervista rilasciata lo scorso venerdì all’emittente qatariota Al Jazeera, Hamid Karzai ha risposto ad alcune domande poste da un giornalista incalzante. Si è analizzata la situazione attuale del Paese, le accuse recenti mosse dalla Corte Penale Internazionale proprio contro il Governo Karzai e appunto la presenza dell’Isis.

Karzai, un personaggio controverso

Emerge da questa breve intervista un personaggio, quello di Karzai, pittoresco, a tratti teatrale, le cui dichiarazioni contrastano talvolta con quanto fatto da lui stesso. Tuttavia è necessario pesare il contenuto dell’intervista, tenendo in considerazione l’esperienza politica del personaggio e il suo stretto rapporto con gli Stati Uniti d’America. Karzai sostiene infatti a gran forza la necessità di un progressivo e totale disimpegno delle forze armate militari americane nel Paese, così da favorire un processo di riconciliazione.

L’ex Presidente afghano è dunque disposto, adesso, a stabilire un dialogo di pace con la controparte talebana. I militanti sunniti controllano infatti ancora il 40% del territorio, questo dopo sedici anni di guerra, e sono anch’essi disposti a intavolare un dialogo con Kabul, ma a patto che qualsiasi esercito straniero esca dal Paese. Certo verrebbe da appuntare a Karzai il fatto che da Presidente non ha mai messo in discussione la presenza americana sul territorio afghano, se non nell’ultimissimo periodo.

Stati Uniti e Karzai un tempo stretti alleati

I rapporti tra Hamid Khan Kharzai e Washington nascono infatti già all’inizio degli anni ‘80, durante l’occupazione sovietica del Paese. Allora Karzai lavorava come raccoglitore di fondi per la resistenza anti russa e pare che abbia trovato nella CIA una ricca fonte di donazioni. Fin dal 2001 è stato poi accanito sostenitore dell’attacco statunitense contro il Governo talebano del Mullah Omar, fino alle elezioni del 2004 che lo videro eletto come Presidente dell’Afghanistan.

Da allora ha sempre (e)seguito la strategia dettata da Washington. Venne anche accusato, come riportato nella pellicola di Fahrenheit 9/11, di essere stato al soldo della compagnia petrolifera americana Unocal. Insomma le recenti dichiarazioni di Karzai stridono molto con quanto fatto da lui stesso durante la sua presidenza. Questo nuovo anti americanismo all’acqua di rose sembra più una ripicca verso Washington, colpevole di aver ormai dimenticato un vecchio alleato. Lette in quest’ottica le accuse precise che Karzai rivolge all’amministrazione americana rispetto ad una connivenza con l’Isis sembrerebbero campate in aria.

Le responsabilità di Washington

Tuttavia, ad una attenta analisi, ciò che il Presidente sostiene potrebbe non essere così lontano dalla realtà. Incalzato dal giornalista, Karzai, infatti, nega che singole persone, come per esempio Donald Trump, abbiano contatti diretti con Daesh, ma afferma che “Isis è emerso sotto la presenza, militare, strategica e dell’intelligence americana”. Un fatto innegabilmente vero, considerato che Isis entra in Afghanistan nel 2015, quando gli Stati Uniti sono ormai presenti nel Paese da quattordici anni. Un evento che diventa ancora più difficile da interpretare se si considera l’immediata ostilità dei talebani contro Isis. “Come hanno fatto a entrare e rimanere nel Paese?” si chiede Karzai.

Un altro interessante interrogativo lanciato dall’ex Presidente riguarda l’episodio della “madre di tutte le bombe”. La MOAB che venne sganciata lo scorso 13 aprile 2017 proprio con l’obiettivo di distruggere una postazione Isis. Tuttavia secondo Karzai contemporaneamente a quest’attacco, le stesse forze di Daesh sono riuscite a conquistare un distretto del Paese.

Karzai non è affidabile, ma l’atteggiamento degli Stati Uniti rimane sempre ambiguo

Queste accuse vanno ovviamente prese con le pinze. Tuttavia non possono non far riflettere le similitudini con quanto successo in Siria e Iraq tra Isis e Stati Uniti. Anche in un diverso contesto Washington è stata più volte accusata di non avere posto la lotta all’Isis come priorità della propria agenda. Un pensiero che era poi stato confermato da alcuni esponenti neocon sulle colonne del New York Times, dove l’Isis veniva descritto come un attore funzionale agli interessi americani nella regione.

Karzai dunque potrebbe aver ragione quasi su tutto. Una cosa però l’ha sbagliata, ovvero non fare pubblicamente un mea culpa. Perché se l’Afghanistan si trova ora nella situazione disastrosa, da lui stesso descritta, è dovuto anche a sue dirette responsabilità. Non a caso la Corte Penale Internazionale ha preso sotto esame il periodo della sua presidenza per possibili “violazioni dei diritti umani”.

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