Accolto come un eroe che torna a casa, come un soldato che rientra tra le mura amiche: è stata questa la sensazione provata all’arrivo, avvenuto nella serata di giovedì, del generale Khalifa Haftar a Bengasi. Presso la base militare di al Rajma, 15 km fuori dalla più grande città della Cirenaica, erano presenti militari schierati e rappresentanti del governo di Tobruck, a cui Haftar fa riferimento, pronto a riceverlo con tutti gli onori del caso e con tanto di tricolore libico. La discesa dall’aereo appena atterrato a Bengasi, costituisce di fatto la prima immagine di Haftar dopo la smentita del suo decesso. Non solo in Cirenaica ma in tutta la Libia si è parlato in quei giorni di probabile “vuoto di potere”, sia per l’eventuale morte del generale che per una sua presunta incapacità a governare per via delle condizioni di salute. Haftar a Bengasi è sceso dall’aereo con le proprie gambe e senza alcun supporto medico, apparendo a tutti in un buono stato di forma.

Il primo discorso in tv senza uniforme

Per la verità un colpo di scena a poche ore dal suo rientro in patria c’è stato: nella base militare dove è atterrato, Haftar ha deciso di tenere un primo breve discorso trasmesso in diretta dalla tv libica “al-Hadath”, presentandosi in giacca e cravatta. Una tenuta civile inconsueta per un generale che si è sempre presentato in pubblico in uniforme e che, con la divisa addosso, ha cercato in ogni momento di legittimare la sua autorità militare nel paese. Una scenografia molto semplice ha fatto da cornice alla sua diretta televisiva : tavolino con piccola bandiera libica appoggiata, alle sue spalle una parete bianca ed altre poltrone anch’esse bianche. Scenografia semplice proporzionata al suo discorso, breve e per vari aspetti annunciato: i passaggi più importanti infatti, riguardano la smentita di ogni notizia riguardante le sue presunte pessime condizioni di salute e la prosecuzione del lavoro del suo esercito.

La non presenza della divisa lascia però aperta più di un’ipotesi: il generale sarebbe davvero pronto a lasciare le redini della propria forza militare, la stessa che ha messo in piedi nel 2014 lanciando la cosiddetta “operazione dignità”, con la quale ha iniziato la sfida militare contro i gruppi islamisti presenti in Cirenaica. La tenuta civile, indica un possibile passaggio di consegne ad un suo fedelissimo nei prossimi giorni, ma non per le proprie condizioni di salute. Secondo diversi media libici, Haftar sarebbe pronto a lasciare l’esercito non per mettersi di lato bensì per ufficializzare la propria candidatura alle elezioni presidenziali previste entro il 2019. Lo aveva del resto detto Aguila Saleh, presidente del parlamento di Tobruck, secondo cui Haftar potrebbe candidarsi a patto di lasciare la carriera militare: un percorso, di fatto, simile a quello del generale Al Sisi in Egitto il quale, spogliatosi della divisa, si è quindi candidato per la rincorsa alla presidenza.

L’annuncio di Haftar: “Via alle operazioni su Derna”

Ma durante il suo discorso, Haftar ha voluto mettere nero su bianco le intenzioni delle sue fazioni e del suo esercito sulla città di Derna: ultimo grosso centro della Cirenaica ancora in mano agli islamisti, da giorni attorno alla città si concentrano diversi uomini e mezzi fedeli al generale. Parlando dall’aeroporto militare di Bengasi, Haftar ha di fatto dato il via libera definitivo alle operazioni: uno dei passaggi più salienti del suo discorso infatti, riguarda proprio l’imminenza di un’azione di forza sia aerea che di terra su Derna. Dovrebbe essere questo l’ultimo atto dell’operazione dignità, dopo la fase clou raggiunta nei mesi scorsi con la riconquista di Bengasi e di gran parte del territorio limitrofo alla “capitale” della Cireanica. Il dubbio adesso riguarda soltanto la guida delle operazioni contro Derna: ci si chiede, in particolare, se a guidarle sarà lo stesso Haftar, oppure se direttamente il futuro possibile successore.

Il ritorno in patria del generale evita comunque un pericoloso vuoto di potere nella Libia orientale, lì dove non si è assistito ad un’ampia frammentazione del quadro politico e militare come in Tripolitania proprio per la convergenza di diversi attori interni ed internazionali sulla figura di Haftar. Le sfide però rimangono importanti: le cellule terroristiche sono attive a Bengasi, come sulla costa ed anche nelle città recentemente liberate dalla presenza dei gruppi jihafisti, la sicurezza e la stabilità dunque sono temi fondamentali in vista dei prossimi mesi e delle future velleità politiche di Haftar.

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