Dall’oro nero all’oro vero e proprio: scatta un inedito asse tra il Venezuela e la Turchia che pone al centro proprio il metallo più prezioso, rifugio per quei paesi sotto pressione internazionale. E certamente, chi per un verso e chi per l’altro, Caracas ed Ankara sono entrambe ben dentro importanti ed imponenti pressioni che provengono in questi mesi soprattutto da Washington. Trump nei giorni scorsi si è detto pronto a riconoscere come presidente l’avversario di Maduro alle scorse elezioni, così come, in riferimento alla Turchia, ha affermato di essere in grado di annientarla economicamente se il presidente Erdogan dovesse decidere di attaccare i curdi in Siria. E così, in vista di queste tempeste, Venezuela e Turchia siglano dunque l’intesa sull’oro. 

Il patto sul metallo più prezioso 

Erdogan va in visita a Caracas lo scorso 4 dicembre. Una visita certamente non passata inosservata negli Usa. Il capo di Stato di un paese della Nato, quale la Turchia, a casa del principale avversario sudamericano degli Stati Uniti. Ma anche agli occhi di molti osservatori esterni il viaggio di Erdogan appare inusuale: da un lato Maduro, che proviene dalla scuola socialista di Chavez e che prova (con i risultato però sotto gli occhi di tutti) a portare avanti la via sudamericana al socialismo, dall’altro Erdogan che invece è il più importante sostenitore della fratellanza musulmana. Eppure i due paesi siglano importanti accordi, soprattutto di natura economica. E gli occhi sono puntati sull’oro: il Venezuela è un importante produttore di oro, risorsa a questo punto vitale per mantenere in piedi quel poco che rimane dell’economia. Con un’inflazione che oramai raggiunge cifre percentuali esorbitanti (si parla di un tasso che vola verso il 1.000%) e con le sanzioni internazionali sempre più stringenti, l’oro è per davvero l’ultimo rifugio. Trovare però paesi che lo vogliano acquistare, con il settore aurifero sottoposto anch’esso a sanzioni, è difficile.

A farsi avanti è la Turchia. Con gli accordi firmati a dicembre, il Venezuela può iniziare ad esportare il suo oro verso il paese anatolico. Ma non solo: come si legge su La Stampa, ad Ankara nei giorni scorsi si ha un nuovo bilaterale tra i due paesi, che questa volta però interessa i rispettivi ministri dell’industria. Sul tavolo un accordo che prevede, oltre la semplice esportazione, anche la raffinazione. Ossigeno per il Venezuela, la cui industria di raffinazione è al collasso e che dunque non può al momento andare oltre la sola esportazione del materiale estratto dalle sue miniere. In cambio dell’arrivo dell’oro dal paese sudamericano e della sua raffinazione, la Turchia si impegna a fornire al Venezuela beni e servizi essenziali per un’economia sempre più disastrata. Questo potrebbe anche costituire un precedente importante per Caracas: in futuro potrebbe esserci spazio infatti per questo genere di accordi con altri paesi, dove l’oro viene esportato aggirando le sanzioni in cambio non di Dollari ma di beni e servizi. 

A cosa serve l’oro venezuelano alla Turchia

Ma come mai, vien da chiedersi, Erdogan si muove in maniera così diretta verso l’oro del Venezuela? La risposta è da rintracciare nell’uso che Ankara fa del metallo più prezioso. In particolare, la Turchia usa l’oro per salvare i propri scambi commerciali con paesi sotto sanzioni. Nel 2012 ad esempio, inizia ad acquistare petrolio iraniano in cambio di oro. Nel 2018 le importazioni di oro da parte della Turchia hanno visto un vertiginoso aumento in concomitanza con la crisi della Lira turca e la guerra commerciale innescata dagli Usa. In poche parole, Erdogan vuole garantire la sua sicurezza e l’economia della sua Turchia dalle turbolenze internazionali. Da qui l’inedita convergenza con il Venezuela: da un lato il paese sudamericano può aggirare le sanzioni ed esportare il suo oro, dall’altro Ankara può vantare sempre più riserve auree in grado a loro volta di scavalcare gli steccati economici derivanti da turbolenze tanto finanziarie quanto politiche. Un asse, quello tra Venezuela e Turchia, che le recenti minacce americane ad entrambi i paesi sembra paradossalmente rinsaldare. 

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